Commento

Cittadino, Città di Savona, Savona 1907 Fbc: ma senza sintetico difficile pensare al Bacigalupo casa biancoblù

Chiusa la parentesi dell'avvocato romano, di fatto chiusa anche la denominazione "forzata" e legittimata la volontà di rappresentare la città, adesso ci si aspetta un'accelerata da parte del Comune sul manto del Bacigalupo

Città di Savona: primo allenamento per Roberto Biffi

Da qualche settimana si vociferava di un possibile “blitz” romano del Città di Savona per il marchio del Savona 1907 Fbc. La società del presidente Enrico Santucci ha lavorato bene sottotraccia, ha sottolineato che il progetto “sarebbe andato avanti comunque” ma ha poi calato l’asso – e soprattutto il denaro – per legittimare anche formalmente lo spirito con cui è nata la società.

Era importante farlo anche per poter stimolare una città che in questi mesi ha seguito con interesse le vicissitudini del Città di Savona, ma talvolta con quell’alone di snobismo (a microfoni spenti) sostenendo, anche legittimamente fino a giovedì, che “non è il Savona, è una società come le altre”. Ma soprattutto bisognava dare un segnale forte alla parte consistente della tifoseria che si aspettava questo sforzo per poter dedicare energie e tifo in favore del nuovo club. Domani ci si attende un ritorno importante di pubblico al Picasso contro lo Speranza.

Potrebbe apparire il logo sulle divise, mentre per la denominazione bisogna aspettare gli step burocratici. Di sicuro, sarà meno oggetto di scelta abbreviare  titoli e menzioni in cronaca con “Savona”.

L’assessore Rossello aveva già investito del ruolo di “squadra che rappresenta la città” il club in occasione della premiazione di mister Ermanno Frumento. Il fatto che ci sia un club che ha investito per il marchio toglie ora qualsiasi remora nel considerare gli ormai ex “Citizens” come punto di riferimento cittadino.

L’appoggio istituzionale deve essere fondamentalmente uno: fare qualcosa per il Bacigalupo. E quel qualcosa deve essere il campo in erba sintetica. Solo con la prospettiva di un terreno di gioco utilizzabile h24, per tutte le squadre, e affittabile ad altri si può sperare nella voglia di qualche imprenditore di avvicinarsi alla società per investire sull’impianto e sulla squadra. Potrebbe non essere facile, vero, ma è quasi obbligatorio per qualsiasi amministrazione evitare che a Legino giaccia un grosso impianto cadaverico.

Prima della Serie D  ne deve passare di acqua sotto ai ponti, la squadra al momento lotta per un posto playoff in Prima Categoria e la promozione non è scontata. Il club, dotato anche di giovanili, ha l’obiettivo di scalare le categorie. “Noblesse oblige” ora più che mai come aveva in un certo senso detto Santucci. Ecco quindi che il nodo campo di allenamento e da gioco rimane.

Gli impianti sono pochi e tutti abbastanza saturi. In territorio comunale, dovrebbe essere l’anno della riassegnazione della gestione del “Levratto” di Zinola, concesso alla Priamar Liguria per il triennio 2018-2021 e prorogato fino al 2024. Chiaramente, nel caso in cui il club pensassse a questa opzione, si prospetterebbe una corsa a tre con i rossoblù e la Veloce “storico inquilino di Zinola”. A meno di possibili, e forse auspicabili, gestioni condivise.

Sostegno istituzionale al club che dovrà andare di pari passo con quello alle altre società che operano in territorio comunale e che da anni ormai mantengono impianti e settori giovanili. Il ritorno di Savona in campionati consoni a un capoluogo di provincia potrà avvenire solo con una crescita complessiva del sistema.

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