Amarezza

Savona, ottico chiude in corso Italia: “Dopo Covid e guerra, la pedonalizzazione mi ha dato la mazzata finale”

Aveva aperto 5 anni fa, con la chiusura della via sostiene di aver perso il 20% delle vendite: "Non posso continuare così, non ne vale più la pena"

Savona. “Ho aperto il 1 marzo 2019. Un anno dopo è arrivato il Covid, poi la crisi energetica legata alla guerra in Ucraina, infine la pedonalizzazione della strada. Non ne vale più la pena: chiudo“. Con queste amarissime parole Emilio, il titolare dell’ottico Vediamoci di corso Italia a Savona, annuncia la propria decisione: domani sarà l’ultimo giorno di attività per il suo negozio, che chiuderà proprio il giorno prima di poter festeggiare i 5 anni di attività.

Una decisione presa al termine di un lustro particolarmente complicato. Dopo un anno di comprensibili difficoltà legate all’avvio di una nuova attività, proprio quando le cose iniziavano a girare è arrivato il lockdown. Dopo la “ripartenza” un periodo buono, pieno di speranze, fino a quando la guerra tra Russia e Ucraina ha portato ai famigerati rincari che hanno messo in ginocchio tanti italiani. Emilio, 38 anni, ottico da sempre, non si è arreso e si è ingegnato come poteva: “Ho stretto una partnership con una realtà tedesca che mi ha permesso di avere prodotti a prezzi molto bassi – racconta – e così ho continuato ad avere un buon afflusso di clienti anche in un periodo di crisi”.

Tredici mesi fa, però, è arrivata la pedonalizzazione. E lì è cambiato tutto: perché se prima la gente spendeva meno e cercava prodotti più economici, ma almeno veniva nel suo negozio, dopo la pedonalizzazione il giro si è drasticamente ridotto. “La quantità di occhiali venduti è calata almeno del 20% – rivela amaro l’ottico – e dopo 5 anni di sacrifici sono ancora molto lontano dal target. In queste condizioni non posso continuare a lavorare: molto semplicemente, non ne vale più la pena“.

Un ruolo nel calo delle vendite lo ha giocato anche lo spostamento del mercato: “Prima al lunedì, complice anche il fatto che il mio era tra i pochi negozi aperti della via, facevo sempre un buon incasso. Da quando c’è il mercato le persone passano tra le bancarelle e da me non entra più nessuno“.

Emilio, peraltro, sostiene di non essere la prima “vittima” della pedonalizzazione: “Qualche mese fa ha deciso di chiudere anche un altro ottico, Boschis, in via dei Vegerio (il locale è stato rilevato da Stile in Scena, un negozio dedicato al mondo della danza, ndr). Sembra assurdo, ma anche lui ha risentito della chiusura di corso Italia: sebbene lì i veicoli continuino a transitare, tanti savonesi evitano quella zona per non essere costretti poi a tornare fino a piazza Saffi”. Senza contare che la modifica alla viabilità ha comportato anche una riduzione del numero di parcheggi nell’area: ragione, questa, che ha contribuito ad esempio allo spostamento degli uffici Siae – prima collocati proprio nel tratto “incriminato” di corso Italia – fuori dal centro, nella zona di Nostra Signora degli Angeli.

Emilio non nasconde dispiacere e delusione: “Quando c’è bel tempo qualcuno ancora passa, ma nelle giornate più brutte qui è davvero il deserto. Per mesi, al sabato pomeriggio, sono stato l’unico a tenere il negozio aperto nella via: e così le persone che passavano davanti alla vetrina si contavano sulle dita di una mano. Oltretutto un ulteriore ‘effetto collaterale’ è si stanno spostando qui diversi senzatetto della zona di piazza del Popolo”. Si chiude, quindi. Ma il rimpianto è forte: “Ci sarebbe tanto da fare a Savona – conclude l’ottico – ma chi amministra il Comune si perde in queste cose…”.

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