Conti in rosso

Sanità, Toti: “Un mese per evitare il piano di rientro”. Minoranze: “Altro che restart, siamo al default”

Le indiscrezioni parlano di un buco da 143 milioni e ultimatum ai direttori. Il governatore: "Tenderei a dire che non accadrà". Le opposizioni: "È colpa sua"

toti sanità mascherina ospedale

Liguria. La sanità ligure finirà in piano di rientro? “Tenderei a dire che questo non accadrà. In assoluto è sempre possibile che vi sia la necessità di rientrare. Noi crediamo che questo non debba accadere e siamo sicuri che vi siano margini perché questo non avvenga. Per fortuna abbiamo un ente solido, un bilancio solido e abbiamo tempo ancora un mese per mettere in ordine conti che hanno ancora grande margine di sistemazione al loro interno”.

Così il presidente ligure Giovanni Toti risponde a margine di una conferenza stampa commentando le indiscrezioni su un buco da 143 milioni per le aziende sanitarie regionali e una riunione andata in scena ieri con un ultimatum lanciato ai direttori generali. Il rischio è quello di dover presentare un piano di rientro d’intesa con lo Stato per coprire il disavanzo della sanità, azione che prelude spesso al commissariamento ad acta che in genere vede la nomina del presidente della Regione.

“Il bilancio delle aziende sanitarie non è in sé in difficoltà – precisa Toti -. Abbiamo investito moltissimo: il personale lo scorso anno è aumentato di 1.500 unità, abbiamo cercato di dare il più possibile ai cittadini e l’aumento di produzione lo dimostra. Questo ha un costo che va assorbito con efficienze di sistema, riorganizzazione, gestione oculata dei costi. Abbiamo fatto un percorso per razionalizzarli il più possibile”.

E poi la risposta a Pastorino e Tosi: “Ricordo alle opposizioni che per loro due volte siamo andati due volte in piano di rientro nei dieci anni dell’ultima amministrazione di sinistra, la terza volta è stata evitata per la finta cartolarizzazione degli immobili Arte, quindi tre – replica Toti -. Se accadesse saremmo 3-1, ma penso che continueremo a difendere la porta e ad essere 3-0. Le opposizioni fanno polemica su tutto senza riuscire a tirar fuori dal fuoco delle polemiche una buona idea neanche pagandola. Il bilancio delle opposizioni è certamente in pareggio: solo polemiche, zero buone idee”.

Nonostante le rassicurazioni del governatore ligure le minoranze in Regione rincarano, come il gruppo PD: “Il buco di bilancio della sanità non c’è, non ci sarà e non c’è mai stato”, così dichiarava Toti meno di 3 mesi fa. Poi a dicembre invece staccava un assegno da 35 milioni di euro per coprire il buco 2022. E ora sui giornali appaiono ricostruzioni non smentite di riunioni d’emergenza con tanto di scaricabarile sui direttori generali da lui appena riconfermati in merito alle responsabilità di un nuovo buco di oltre 140 milioni di euro nel 2023; con l’annuncio di tagli ai servizi per 70 milioni e l’arrivo di una nuova società di consulenza esterna per “razionalizzare” il tutto ed evitare il commissariamento. Dal “restart Liguria” Toti sta portando la sanità pubblica al “default Liguria”, dichiara il capogruppo del Partito Democratico Luca Garibaldi.

“Prendiamo atto che la Giunta e la maggioranza ora discutano di quel disavanzo che fino a poco fa negavano esistesse e annunciano “piani di rientro” e nuove soluzioni emergenziali, per evitare il disastro. Il vero disastro però è alla fonte, cioè le politiche sanitarie di Toti, che non sono state in grado di garantire i servizi nella sanità pubblica: ha investito 60milioni di euro per abbattere le liste d’attesa, ma nel 2023 sono 850mila le prestazioni in più da affrontare. La mobilità passiva costa alla Regione 70milioni di euro quando nel 2016 era di 60 milioni (altro che miglioramento). Aumentano le liste d’attesa, manca il personale, aumenta la mobilità. E nel futuro il quadro è ancora più critico: che fine faranno i 50 milioni annunciati per le liste d’attesa, se si annunciano tagli per oltre 70 milioni? In otto anni nessun ospedale promesso da Toti è stato realizzato, con interi reparti ormai, mantenuti con il ricorso con personale a gettone. Senza risorse le ASL come li realizzeranno gli investimenti? Ora si annunciano tagli: quali altri servizi saranno colpiti? Si colpirà la medicina territoriale? La salute mentale? La neuropsichiatria infantile? O dovremo assistere a un blocco delle assunzioni per dover ripianare un bilancio mandato in ‘dissesto’ dalla Giunta Toti?”, si domanda il capogruppo PD.

“Per carità di patria, si dovrebbe chiudere per manifesta indegnità Alisa, un carrozzone con un bilancio di 400 milioni di euro che doveva “coordinare” le aziende e razionalizzare la spesa sanitaria, e che ha pienamente fallito nel suo ruolo. Tant’è che ora si annunciano le ennesime consulenze esterne, con i tagli lineari ai bilanci delle aziende. È chiaro ormai che siamo di fronte a una situazione gravissima, sulla quale occorre chiarezza in tutte le sedi e non stucchevoli scarichi di responsabilità, ma che rappresenta la prova del fallimento completo di Toti e della sua gestione della sanità, sia per i conti fuori controllo sia per i servizi sempre più carenti, nonostante l’aumento del debito”, conclude Garibaldi.

“Dal presunto buco di bilancio di circa 150 milioni di euro all’abbattimento delle liste d’attesa che si otterrebbe – secondo la Regione Liguria – minacciando di tagliare i premi legati agli stipendi dei direttori generali. È come dire che la lunghezza delle liste d’attesa c’è perché c’è una volontà esclusiva dei direttori generali: se fosse così, la Regione dovrebbe rimuoverli tutti e subito. In realtà la sanità ligure ha noti problemi strutturali e questo accade nonostante l’arrivo puntale dei dati di Alisa che cercano di alleggerire una situazione disastrosa che è sotto gli occhi di tutti, soprattutto di chi è costretto a curarsi fuori dal territorio ligure” aggiunge ancora la Cgil.

“Le cause delle liste d’attesa vanno ricercate nel Piano socio sanitario della Regione e nella sua attuazione concreta a partire dalla strutturale carenza di personale nelle strutture pubbliche, alla mancanza di una necessaria riorganizzazione della medicina territoriale che va potenziata e senza la quale i pazienti sono costretti a rivolgersi ai pronto soccorso o, appunto, alla sanità di altre regioni”.

“Le cabine di regia possono essere uno strumento utile se è chiaro su quali direttrici si orientano. Qualche mese fa il presidente Toti ha annunciato ai sindacati confederali che sarebbero disponibili 50 milioni di euro da destinare al taglio delle liste d’attesa. Ci chiediamo, visto anche il presunto buco di bilancio, quanti ne siano veramente disponibili e soprattutto se queste risorse verranno indirizzate per rispondere alla necessità di rafforzare il sistema pubblico anche per i prossimi anni, o saranno solo disponibili per il mercato privato che ha obiettivi diversi rispetto a quelli del servizio sanitario pubblico il cui obiettivo è il diritto universale alla salute che non lascia solo o indietro nessuno”.

“I problemi della sanità ligure possono essere risolti solo con una visione complessiva che abbia l’obiettivo di incentivare il servizio pubblico e, a fronte di questa situazione che mette a rischio il sistema socio sanitario ligure, la Cgil chiede alla Regione chiarezza e un confronto urgente nelle sedi istituzionali” conclude il sindacato ligure.

Questo l’intervento in merito di Grande Liguria: “Pochi ricorderanno le nostre parole e programma in occasione delle campagna elettore delle scorse regionali ove esprimevano le nostre preoccupazioni sulla Gestione della Sanità in Liguria, perché la scena era tutta per la compagine di centro destra che fece una campagna elettorale, fatta di lustrini, comparsate, passerelle illustri senza un minimo di contenuti ma solo stile loro, tante promesse puntualmente non mantenute. Avevamo messo al primo punto del capitolo sanità la chiusura di Alisa definendolo un carrozzone inutile in quanto il compito di coordinare le Asl Liguri da tempo,si rivelò un fallimento annunciato con costi enormi. Le nostre preoccupazioni sono state confermate da un buco di 144 milioni di euro che tra l’altro dello stesso sarebbe bene avere un spiegazione,in quanto lo stato dell’arte vede una sanità Ligure a pezzi come non mai in precedenza.

“Ricordiamo solo tre mesi fa quanto dichiarava il presidente Toti ‘Il buco di bilancio della sanità non c’è, non ci sarà e non c’è mai stato’. Dovrebbe spiegare allora ai Liguri cosa è successo in questi tre mesi per causare un tracollo tale. Le parole di questi giorni ci fanno tremare i polsi,in quanto preannunciano una nuova serie di tagli,che risulteranno per i Liguri nuove lacrime e sangue. Perché è ormai chiaro che qualsiasi piano di rientro sarà progettato sulla pelle di noi Liguri,cosa taglieranno perché ciò faranno, è chiaro a questo giro interi ospedali. Se la prende con i direttori generali da lui nominati scaricando su loro responsabilità politiche evidenti. Presidente le diamo un consiglio non commissari le Asl sia ancora più incisivo, commissari se stesso, liberando alfine la Liguria da un incubo senza fine. Non aspetti la scadenza naturale si dimetta dimostrando con questo unico atto ,dopo quasi 10 anni che almeno ci rispetta”.

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