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Piano sociale integrato, minoranze in Regione: “In ritardo di 10 anni, molte criticità e poche risorse ai Comuni”

"Dimostrazione che in questi anni le politiche di welfare non sono state una priorità della giunta Toti, né nel primo mandato né nel secondo"

Regione Liguria palazzo regione

Liguria. “Il Piano sociale integrato, che dovrebbe programmare le politiche sociali della Regione Liguria arriva a più di dieci anni dall’ultimo piano sociale, risalente al 2015 e alle giunte di centrosinistra. La dimostrazione che in questi dieci anni le politiche di welfare non sono state una priorità della Giunta Toti, né nel primo mandato, né nel secondo”.

Così Luca Garibaldi, capogruppo del partito Democratico e relatore di minoranza per il PD sul Psir, dopo la presentazione in aula del Piano.

“Dopo 10 anni, si è anche persa l’occasione di ripensare i servizi alla persona in maniera integrata, tenendo insieme le risposte sociali e quelle sanitarie. Nelle altre regioni si lavora a una programmazione sanitaria/sociale unica, in Liguria il Piano Sociale viene approvato 100 giorni dopo il Piano socio sanitario, senza che i due documenti si siano mai incontrati. 10 anni e 100 giorni che certificano due fallimenti: il primo è il ritardo della programmazione regionale rispetto al sociale e il secondo è invece l’aver voluto tenere separati due documenti che avrebbero dovuto far parte di un’unica strategia regionale, per rispondere alle mutate e sempre più complesse esigenze dei cittadini, dove bisogni sanitari e sociali sempre più spesso sono legati a doppio filo”, hanno proseguito dal PD.

“Entrando nel dettaglio – ha aggiunto il capogruppo Luca Garibaldi – quello che emerge da questo Piano è la mancanza di iniziativa e di un’analisi dei reali bisogni: da parte della Regione nessun guizzo di originalità né straordinarie carenze, ma solo un ‘copia-incolla’. I contenuti descritti dal Piano rappresentano in gran parte un’attuazione delle politiche nazionali sulla non autosufficienza; sulle politiche di investimenti sociali e su strumenti già consolidati. Un Piano che si inserisce in un momento storico in cui il governo ha tagliato 1 miliardo e mezzo al reddito di cittadinanza, diventato reddito di inclusione, lasciando gran parte di soggetti in difficoltà senza alcun tipo di tutela; con poche risorse sul tema della disabilità o sulla casa, con il rischio che a dover colmare le lacune a carattere nazionale e regionali e a sostenere gli oneri su povertà, casa e welfare, siano poi i Comuni”.

“Il principale aspetto negativo – elenca il capogruppo PD –  riguarda infatti le risorse: questo Piano chiede di riorganizzare la rete sociale, ma non accompagna minimamente questa organizzazione dei servizi a uno sforzo economico di finanziamento per renderlo effettivo, efficace e omogeneo su tutto il territorio regionale. Nel giro di poco più di un anno i Comuni saranno chiamati a realizzare le strutture per gli Ats; a individuare il personale; a redigere i piani di zona, senza che siano destinate risorse per l’attivazione da parte della Regione. Risorse che invece sarebbero necessarie per l’assunzione del personale, la redazione dei piani di zona e la progettazione. Proprio sul tema delle risorse abbiamo presentato un emendamento per chiedere di costruire un fondo straordinario per l’attuazione dello Psir, che garantisca assunzioni, perequazioni, contributi a supporto dei Comuni. Il Piano, poi, come rilevato dai Comuni, non tiene conto del quadro di profonda emergenza abitativa, da quella degli studenti all’edilizia popolare al caro affitti”.

“Siamo di fronte – ha concluso Garibaldi – a un documento che rischia di risultare insufficiente rispetto alle  ambizioni che si pone, perché rischiano di mancare gli strumenti economici, organizzativi e politici per darne piena attuazione, in una fase in cui da un lato la Regione annuncia tagli al bilancio e il Governo taglia sul welfare”.

Davide Natale (Pd-Articolo Uno) ha rilevato che il Piano ha una responsabilità tecnica, ma che deve essere, soprattutto, un atto politico indicando gli orientamenti della giunta e ha rilevato, in questo senso, poca chiarezza rispetto alle risorse che dovrebbero essere impegnate per realizzare quanto previsto. Secondo il consigliere, inoltre, mancano indicazioni specifiche relativamente al coinvolgimento dei Comuni e mancherebbe un coordinamento far le diverse funzioni.

“Dopo un decennio senza un simile strumento, l’attuale Piano è il risultato di un lungo processo di elaborazione che ha coinvolto attivamente la comunità e le istituzioni locali – commenta ancora Gianni Pastorino, capogruppo di Linea Condivisa in Consiglio regionale e vice presidente della Commissione II Salute – Non possiamo fare a meno di notare la mancanza di una connessione robusta con la parte sanitaria, e in particolare con il Piano Socio Sanitario, un aspetto cruciale per garantire una visione olistica e integrata delle necessità della popolazione”.

“Come Linea Condivisa, insieme ad altri gruppi di opposizione, avevamo già sottolineato la necessità di sincronizzare l’approvazione del Piano Socio Sanitario, avvenuta a novembre 2023, con il Piano Sociale Integrato. Questi due strumenti sono strettamente interconnessi e la loro coesistenza è fondamentale per garantire una risposta completa e adeguata alle esigenze della comunità”.

“Il percorso di definizione del Piano Sociale Integrato è stato arricchito da numerose audizioni della Commissione II Salute che hanno coinvolto attivamente rappresentanti del mondo sociale, ordini professionali e corpi intermedi. Questa partecipazione attiva ha contribuito a delineare le linee guida del Piano, dimostrando un impegno condiviso nella sua creazione. Riteniamo quindi che all’interno del Piano siano presenti elementi positivi di definizione concettuale ma mancano completamente le questioni legate ai finanziamenti e soprattutto dei fondi propri della Regione su cui è possibile operare una programmazione dei propri atti”.

Da una parte sono diminuiti i fondi a livello nazionale per la casa, la disabilità e l’inclusione e questo, senza fondi della Regione, inciderà drammaticamente sulla realizzazione del Piano Sociale 2024-2026 rendendo un percorso, anche con elementi positivi, del tutto insufficiente” conclude Pastorino.

Roberto Centi (Lista Ferruccio Sansa presidente) ha presentato la relazione di minoranza. Centi ha definito un “errore avere tenuto separati il Piano socio sanitario e il Piano sociale integrato, che potevano trovare nel loro interfacciarsi un valore aggiunto decisivo per gli obiettivi e le finalità del testo, e che, di fatto, ha reso impossibile un’analisi puntuale del documento”. Il consigliere ha aggiunto: “I primi aspetti critici si ritrovano rispetto alla governance del Piano: le amministrazioni comunali dovrebbero adeguarsi e implementare le disposizioni dettate dal Piano entro il 31 dicembre 2024 e nel documento di fatto si rimanda a un tavolo tecnico permanente” ma, secondo il consigliere, “il Piano non dettaglia le modalità con cui dovrebbero svolgersi le azioni di governance, demandando ad un tavolo permanente, la cui concreta operatività è tutta da dimostrare e verificare”.

“E non si riscontrano fondi aggiuntivi – ha aggiunto – rispetto a quelli già previsti per l’attuazione del Piano stesso, nonostante esso preveda l’implementazione in organico di ulteriori e nuove figure professionali”. Centi ha poi criticato l’assenza di una mappatura delle Case di Comunità, di una disponibilità certa di personale e di un cronoprogramma certo di realizzazione delle stesse Case di comunità, Per quanto riguarda le figure professionali dal Piano «non si desume se verranno aumentati i posti per gli assistenti sociali e molte aree d’ombra rimangono anche a proposito del “mediatore di rete di comunità”.

“Nel capitolo Pari opportunità e conciliazione vita e lavoro – ha evidenziato – si fa riferimento a misure di sostegno nella diminuzione del carico di cura, ma nell’analisi non si reperisce alcuno studio sullo stato dell’arte relativo alle disuguaglianze di genere in questo ambito, per cui diventa difficile anche valutare le misure in merito proposte”.

Perplessità sono state espresse, infine, anche rispetto alle prospettive di lavoro per le persone disabili.

Ferruccio Sansa (Lista Ferruccio Sansa presidente) ha rilevato che il piano dimostra competenza, anche grazie al contributo dei tecnici degli uffici regionali, è organico ed è stato il frutto di ampie consultazioni. Sansa ha espresso, invece, perplessità soprattutto per la parte relativa al settore dei detenuti, sulla partecipazione dei privati nella gestione dei servizi, tuttavia manca la parte più politica e, dunque, rischia di essere un Piano incompiuto.

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