Il caso

“Io licenziata a causa della mia maternità”, ma l’azienda smentisce la neo mamma: la vicenda finisce in tribunale

È successo in un’agenzia immobiliare del ponente savonese. L’accusa: “Alla richiesta di congedo l’ultimatum, dimettermi o essere licenziata”. La replica: “Falso, decisione dovuta a calo del lavoro”

Generico febbraio 2024

Savona. “Io licenziata a causa della mia maternità”. È questa la denuncia di una giovane mamma del savonese: una vicenda che rischia di trasformarsi, vista la delicatezza del tema e la sensibilità sull’argomento, in un vero e proprio caso, anche perché l’azienda smentisce categoricamente, attribuendo il licenziamento ad un “calo del lavoro”. 

Prima di raccontare la storia, sono doverose alcune premesse. La ragazza, infatti, tramite il suo avvocato, ha già presentato denuncia contro l’azienda autrice del licenziamento ed il procedimento legale è tutt’ora in corso. 

Se questo, da una parte, conferma le convinzioni della mamma in relazione alle motivazioni della denuncia, allo stesso tempo, non essendo ancora state emesse sentenze in merito, non esistono (almeno per ora) colpevolezze accertate. Per questo motivo, per correttezza e per tutelare le parti coinvolte, non scriveremo i nomi dei protagonisti né dell’azienda accusata. 

Si tratta di un’agenzia immobiliare del ponente savonese che, contattata dalla redazione di IVG, ha fornito a sua volta la propria versione dell’accaduto. 

Per ricostruire la vicenda, dunque, partiamo della versione della mamma, una ragazza che lavorava come impiegata presso l’agenzia dal febbraio 2018: “Ero una sorta di ‘tuttofare’ – racconta – dai classici compiti di segreteria alla gestione degli appuntamenti, fino alle commissioni per conto della titolare”.

E’ rimasta incinta a febbraio 2022: proprio lo stesso anno, ha terminato il periodo di apprendistato ed è stata assunta a tempo indeterminato. 

Per fortuna, la gravidanza è filata liscia, senza problemi, al punto da permettere alla giovane di lavorare in agenzia fino ad un mese prima del parto, “in modo da poter dare un mano il più a lungo possibile e di poter godere anche di un più lungo periodo di maternità dopo il lieto evento”, specifica lei. 

Il piccolo è nato a fine settembre 2022 e la maternità si sarebbe dovuta concludere dopo 4 mesi, a fine gennaio 2023. E così è stato, senza alcun problema o rimostranza da parte dell’azienda. Se non fosse che la giovane ed il suo compagno, come succede a tante coppie, sono “da soli”, ovvero non possono contare su parenti o altri aiuti esterni. 

“In questa situazione, – ha spiegato la ragazza ai microfoni di IVG, – non me la sono sentita di mandare il bimbo al nido, benché possibile, a soli 3 mesi. E così ho richiesto, come mio diritto, il congedo parentale di ulteriori 6 mesi, ma senza comunque intenzione di utilizzarli tutti: ingenuamente volevo rientrare apposta prima della stagione estiva per non mettere in difficoltà la titolare”.

Ma è a quel punto che qualcosa si sarebbe rotto, suscitando una reazione che per la giovane sarebbe stata “più che inaspettata”. 

La titolare – spiega la neo mamma – non l’ha presa bene ed ha provato a convincermi ad un rientro anticipato, chiedendomi poi di lasciarle qualche giorno di tempo per pensare ad una soluzione”. E a nulla sarebbero valsi i tentativi dell’ex dipendente di ipotizzare temporaneamente un rientro in azienda “ma con il bimbo al seguito” oppure di “lavorare da casa, in smart working”. 

A marzo 2023, quindi, stando sempre alla versione della ragazza, le sarebbero state prospettate due “soluzioni”: “Licenziarsi in autonomia o venir licenziata al termine del congedo parentale, seguito dai giorni di ferie e dalle ore di permesso non goduti ed arretrati”.

La giovane ha respinto l’ipotesi delle dimissioni (“anche nella speranza che la mia titolare ci ripensasse e cambiasse idea”, spiega) utilizzando prima il congedo parentale,fino a luglio 2023, seguito da ferie e permessi non goduti (si parla “di oltre 40 giorni”). Alla fine, il licenziamento è arrivato lo stesso.

Ma per legge, in Italia, “le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza (300 giorni prima della data presunta del parto) fino al termine del congedo di maternità e fino ad un anno di età del bambino”.

“E infatti mio figlio ha compiuto un anno di età il 26 settembre e la lettera di licenziamento mi è stata inviata il giorno successivo, il 27. Sono rimasta senza parole”, la risposta laconica della ragazza, che non ha accettato le motivazioni, da lei considerate “fittizie”, fornite dalla sua ex titolare. Da qui la decisione di rivolgersi ad un avvocato, con il quale ha già impugnato il licenziamento. La causa, come detto, è tutt’ora in corso. 

E non sarebbe finita qui: “Nel corso del procedimento, –  ha spiegato ancora la mamma savonese, – ci siamo anche accorti di errati conteggi nelle buste paga di ben 5 anni e stiamo lavorando anche su questo aspetto”.

Di tutt’altro avviso, invece, l’agenzia che ha ovviamente confermato la notizia del licenziamento, ma fornendo una motivazione totalmente differente: “Quanto riferito dalla ex dipendente è totalmente destituito di fondamento e gravemente diffamatorio, ragione per cui mi riservo ogni azione a tutela della mia onorabilità – fa sapere la titolare a IVG. – La dipendente è stata licenziata per giustificato motivo oggettivo in ragione del rilevante calo di lavoro, ampiamente documentabile, che ha reso necessaria la soppressione del posto”. 

Una vicenda molto delicata, con un procedimento in corso, sulla quale sono attesi nuovi sviluppi a breve.

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