Lettera al direttore

Lettera

Giardino dei Giusti a Savona, l’architetto responsabile del progetto: “Vuole colpire nel profondo”

Una memoria sulle simbologie che hanno formato il progetto

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Savona. Di seguito riportiamo una lettera di Ugo Destefanis, responsabile del progetto del giardino dei giusti di Savona: una memoria sulle simbologie che hanno formato il progetto.

Tengo a precisare che la responsabilità del progetto è mia anche se l’iniziativa è stata promossa e proposta dall’Associazione Libera di Savona. Unica condizione progettuale era non piantare nuovi alberi nell’aiuola da parte del Comune. Il progetto è forse un pò duro ma vuole colpire nel profondo il senso di giustizia e di bene contro il male.

Il Giardino dei Giusti di Savona. C’è un grande albero in mezzo al giardino. E’ una Catalpa. D’inverno sembra morta e in primavera ‘rinasce’ più rigogliosa di prima. E’ il
simbolo della vita che continua nonostante tutto. Intorno all’albero, la vita dei Giusti si incontra attraverso un percorso, un cammino lungo il quale i giusti sembrano simboleggiare il cammino dell’umanità.

Un cammino di vita nonostante tutto. Grazie ai Giusti tra le Nazioni, che l’hanno difesa e onorata, la vita ritorna e continua a regalarci la bellezza dell’esistenza. Il cammino dei Giusti è rappresentato da una sequela di steli in ferro corten. Materiale che ricorda la via ferrata delle deportazioni che sono tra i momenti più terribili e ‘bui’ dell’umanità, il nostro inverno; ma il cammino nonostante tutto non si è fermato e il ferro è un ricordo, un monito affinché l’umanità non ricada nel buio del male assoluto.

Per questo, nella notte, i Giusti sono illuminati da faretti con i colori dell’arcobaleno, i colori della pace. Il patto di pace tra il mondo , la vita e l’uomo. O forse sono loro che illuminano nella notte il
cammino tracciato? Possiamo nel giardino sentire la voce dei giusti attraverso la voce della terra che loro ci hanno preservato e consegnato. E’ la voce che ci giunge nel soffio e nell’urlo del vento, nel frangersi delle onde, nelle grida dei bambini. Per questo nel giardino, un po’ defilata, fuori dal cammino, c’è una tromba. La ‘tromba cattura voci’ per ascoltare il vento e il mare e per affidare al vento la propria voce, il proprio canto.

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