Veti

Ex Savam di Altare, Scotti:” Continuiamo ad essere ostaggi della Soprintendenza”

Critiche anche al Comune per "la sua condotta troppo morbida e poco incisiva"

ex savam Altare

Altare. “La Soprintendenza ha preso una posizione assurda e sta tenendo in ostaggio il nostro Comune che, purtroppo, è debole sia oggettivamente (non può competere con un Ministero), ma ancor più soggettivamente (al di là delle simpatie politiche il sindaco è un pavido convinto di essere in gamba)”. Il consigliere indipendente Rita Scotti interviene sulla questione dell’ex Savam, per la quale da oltre un anno il paese è ostaggio di un cantiere quasi immobile e di due strade chiuse.

“La posizione integralista della Soprintendenza – prosegue Scotti – impedisce di demolire le parti rimaste del forno Oscar, così come non vuole lasciar toccare niente altro. Pretende che tutto venga conservato con assurde e costosissime opere di messa in sicurezza il cui valore supera di molto il costo di una demolizione. Il Comune avrebbe dovuto impegnarsi sino a concorrere con la somma che ci vorrebbe per la demolizione, come avrebbe fatto per un qualunque edificio non vincolato, mentre il costo aggiuntivo per tenere in piedi, secondo le voluttà della Soprintendenza, avrebbe dovuto essere messo a carico di questa. La quale ha per legge il potere di intervenire in sostituzione del privato inadempiente, facendo poi rivalsa sul medesimo. È la stessa possibilità che ha il Comune, ma con finalità di legge diverse (il Comune per la salvaguardia della pubblica incolumità, la Soprintendenza per tutelare il bene culturale). La Soprintendenza non ha fatto altro che dire che il Ministero non gli dà i soldi e quindi che ci deve pensare integralmente il Comune. Il sindaco Briano ha accettato con deferenza, sostenendo pubblicamente che poi qualcuno lo avrebbe aiutato a uscirne. Invece soltanto passi indietro mettendo solo veti”.

E prosegue il consigliere indipendente: “I pochi soldi che aveva il Comune (200 mila euro) sono andati per demolire quel poco che gli è stato consentito, ma ora bisogna progettare ed eseguire le costose opere ciclopiche di consolidamento, senza le quali le strade restano chiuse. Nel frattempo Città del Vetro ha aperto la procedura di fallimento ed è stato nominato un curatore dal Tribunale di Alessandria per la liquidazione giudiziaria. Dal Comune sono convinti che gli imprenditori delle acque minerali Nuova Terme Vallechiara acquistino tutto, ma è probabile sia una cosa che fanno credere per fare ciò che vogliono (hanno chiuso una strada che portava alla sorgente da sempre usata dalla collettività per prendere acqua e lui non ha battuto ciglio, già in passato alcuni vecchi proprietari ci avevano provato, ma l’amministrazione dell’epoca gli aveva imposto di riaprirla). L’assurdo è che la Soprintendenza si è sempre disinteressata se gli edifici cadevano a pezzi per colpa del tempo e della della mancata manutenzione, nonostante le segnalazioni scritte del comitato cittadino, ma se si tratta di demolire apriti cielo. Questa cosa è paradossale e vergognosa! Forse aveva ragione Sandro Chiaramonti, quando nel suo articolo sosteneva che questo ed altri beni che si ostinano a non lasciar demolire sono degni solo di una carica di tritolo”.

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