Interrogazione

Antenna di Boissano, minoranza: “Tutelati gli interessi privati e non il bene pubblico”

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato i consiglieri di opposizione "chiedono conto" dell'operato di sindaco e giunta comunale

Antenna Boissano

Boissano. Interrogazione dei consiglieri di minoranza a Boissano, con richiesta di risposta scritta al sindaco e alla giunta comunale, sul caso “Ripetitore Iliad” istallato nell’agosto 2022 a Boissano, alla luce della sentenza del Consiglio di Stato.

Il Consiglio di Stato ha infatti accolto il ricorsopresentato da un gruppo di cittadini di Boissano (contro il Comune e nei confronti di Iliad) per chiedere la riforma della sentenza del Tar rispetto alla ben nota antenna di telefonia mobile installata nella zona di via Zurmagli.

“Quando stabilito dalla giustizia amministrativa riprende e accoglie tutte le richieste della minoranza e dei cittadini a cui il sindaco non ha mai voluto rispondere in maniera esaustiva” affermano i consiglieri Massimo Zarrillo, Simone Mantelli e Davide Giacomo Mattiauda.

Nel documento depositato dall’opposizione consiliare si fa riferimento: all’eccesso di potere nell’uso del “Silenzio Assenzo” che ha facilitato l’Operatore all’installazione; mancata pubblicità di una pratica “non comune” come l’nstallazione di un ripetitore telefonico; mancata applicazione del Piano Antenne, prima perso poi ritrovato attraverso continui accessi agli atti; mancato utilizzo di possibile “sospensione in autotutela” mai applicata dall’amministrazione.

Tra le critiche sollevate: accessi agli atti difficoltosi e ostacolati fino ad arrivare a diffide di dipendenti; possibile maturarsi di “conflitto di interesse” di organo eletto (Vicesindaco) mai preso in considerazione; mancata Trasparenza di atti amministrativi con richiesta nella mia mozione di applicazione del D.Lgs 33 (ovviamente non votata); nessun tipo di coinvolgimento della cittadinanza che pur lo ha richiesto in più riprese fino alla mia seconda Mozione sulla richiesta di “Consulta popolare sul caso” (ovviamente non votata); commissione d’inchiesta da me ottenuta, “boicottata continuamente e salvata in extremis dal sottoscritto, dopo un duplice tentativo da parte dei membri di maggioranza di farla partire senza i necessari documenti, sostituendosi al presidente sulle scelte dei relatori e delle tempistiche, in contrasto con il Regolamento Comunale e soprattutto prima della sentenza del Consiglio, su cui invece oggi la Commissione potrà contare per un quadro più chiaro dell’aspetto amministrativo legato all’Iter della procedimento” si legge nell’interrogazione.

Nel mirino il comportamento politico della maggioranza, della giunta e del sindaco sulla base del “riesame della pratica” richiesta dal Consiglio di Stato: “Sul ruolo dei professionisti eletti, vedi sindaco e vicesindaco e non solo, all’interno di un amministrazione che ha tutelato l’interesse privato rispetto a quello comune”.

“Sui motivi che hanno portato la maggioranza a tutelare una posizione scomoda e secondo il modesto parere della minoranza e dei cittadini a fare quadrato attorno ad un “segreto professionale” che ha fatto sì (secondo quanto afferma il sindaco) che la notizia della pratica di installazione non potesse essere resa pubblica” concludono gli esponenti di opposizione.

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