Sentenza

Antenna di Boissano, il Consiglio di Stato accoglie il ricorso degli abitanti di Berruti: autorizzazione annullata

Ora l'amministrazione comunale potrà valutare lo spostamento dell'antenna in una zona che rispetti le prescrizioni indicate nella sentenza del Consiglio di Stato

Antenna Boissano

Boissano. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato da un gruppo di cittadini di Boissano (contro il Comune e nei confronti di Iliad) per chiedere la riforma della sentenza del Tar rispetto alla ben nota antenna di telefonia mobile installata nella zona di via Zurmagli.

Il Tribunale Amministrativo Regionale, infatti, aveva ritenuto “infondato” il primo ricorso con cui alcuni abitanti della zona di Berruti avevano impugnato il provvedimento autorizzativo all’installazione dell’antenna, provvedimento che era stato emanato sulla base del “silenzio assenso” dell’amministrazione comunale, che non si era pronunciata in maniera esplicita rispetto alla richiesta presentata dalla società. Il Tar aveva ha dichiarato “inammissibile il ricorso per carenza di interesse ad agire” e perciò i ricorrenti si erano rivolti al Consiglio di Stato, che ora ha dato loro ragione.

Secondo il Consiglio di Stato, infatti, l’antenna è stata installata a ridosso del centro abitato, ad una distanza tra i 40 e i 70 metri dalle abitazioni, e al limite del sub ambito 1 e cioè del “centro abitato storico”. Inoltre, il ripetitore si trova in una zona vincolata, in un’area “coperta da detriti potenzialmente instabili” e, in ultimo, inserita nel Puc del Comune di Boissano come “valorizzata” e quindi soggetta a specifiche prescrizioni.

Il Consiglio di Stato sottolinea poi come sia mancata una certa “trasparenza” nella pubblicazione dell’istanza presentata dalla società. Il Comune di Boissano, infatti, non ha pubblicato l’istanza: cosa che avrebbe dovuto fare anche alla luce del fatto che il Suap di Boissano è unificato con quello di Pietra Ligure. E anche l’informativa pubblicata dal Comune di Pietra è “sostanzialmente e formalmente priva di utilità”. Inoltre, i ricorrenti hanno dimostrato che “gli elementi essenziali, gli estremi della domanda e il sito di installazione non erano conformi all’installazione che hanno scoperto dal cartello apposto al cantiere”.

Nella sentenza viene specificato anche che “i documenti dimostrerebbero che Iliad ha fornito indicazioni errate, sostenendo l’assenza di vincoli paesaggistici ed ambientali, quando poi gli stessi progetti forniti collocano l’antenna in zona Assetto Insediativo ANI-MA IS-MA ammettendo l’esistenza dei vincoli, prima negati”. Inoltre “né il Comune di Pietra Ligure, né tantomeno il Comune di Boissano avrebbero indicato il nome del responsabile del procedimento, per cui Iliad sarebbe stata perfettamente consapevole che il procedimento non è mai stato avviato; né sarebbe stata convocata la conferenza di servizi. La stazione radio base, in sostanza, sarebbe stata assimilata ad un’opera liberalizzata, ma così non è, dovendosi comunque svolgere un procedimento. L’istanza presentata da Iliad dichiarerebbe informazioni false rispetto alla realtà (mai controllate da nessuno e che quindi sono passate indenni a fronte della negligenza comunale nell’avviare il procedimento), in quanto affermano che le installazioni non riguardano aree soggette a vincolo per scopi idrogeologici. Iliad, in particolare, avrebbe proposto un’istanza per introdurre una mera modifica, mentre poi, di fatto, avrebbe installato una stazione radio base totalmente nuova”.

Secondo il Consiglio di Stato “i procedimenti volti all’installazione di stazioni radio base sarebbero caratterizzati da una probabile alea di rischio per la salute data dalle onde elettromagnetiche. Poiché la localizzazione dell’impianto radio base in via Zurmagli a Boissano avviene a pochi metri dalle case dei ricorrenti, ma ciò nonostante il Comune non si sarebbe neanche preoccupato di avviare un procedimento o di fare un’istruttoria, l’autorizzazione formatasi per silentium contrasterebbe con il principio di precauzione. L’Arpal valuterebbe un disegno ed un’idea di opera solamente sulla base di quanto dichiarato dalla compagnia telefonica interessata all’installazione, mentre, poi, non esisterebbe alcun controllo effettivo una volta che l’opera viene realizzata e l’operatore potrebbe porre in essere un impianto in modo diverso e più potente rispetto a quanto rappresentato ad Arpal e, di queste difformità, i cittadini non potrebbero ottenere tutela se non una volta che l’opera è già completa. Il fatto che il Comune, per sua negligenza, si sia disinteressato totalmente della pratica autorizzatoria e non si sia reso conto che il luogo in cui è avvenuta l’installazione dell’antenna non sia legittimo dal punto di vista ambientale, geologico, edilizio e della salute, dimostrerebbe un palese eccesso di potere e sviamento nel procedimento amministrativo posto in essere, in cui, necessariamente, il difetto di istruttoria ha portato ad individuare un luogo di installazione in maniera irragionevole, illogica e sproporzionata”.

Insomma, secondo i giudici anziché limitarsi al “silenzio” il Comune avrebbe dovuto dare corso ad un iter autorizzativo “completo” e, in ogni caso, avrebbe dovuto verificare la correttezza della procedura al termine dell’installazione, cosa che invece non sarebbe avvenuta. Ciò specialmente per garantire la salvaguardia della salute degli abitanti della zona e che la zona in cui è stata installata l’antezza fosse adeguata. “Nessun silenzio assenso si sarebbe potuto formare, in quanto se è vero che la normativa in materia prevede la formazione del silenzio assenso decorsi novanta giorni dalla presentazione dell’istanza, è altrettanto vero che la stessa presuppone che l’istanza sia completa e sufficientemente dettagliata onde consentire all’amministrazione competente di svolgere il procedimento, che, nella fattispecie, invece, non ha avuto luogo”, si legge nella sentenza

Per tutti questi motivi, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso e ha annullato il provvedimento di tacito assenso del Comune di Boissano. Inoltre ha condannato Comune e Iliad al pagamento delle spese del doppio grado di giudizio, Tar e Cds, per un totale di 6 mila euro a favore dei ricorrenti. A questo punto l’amministrazione comunale potrà valutare lo spostamento dell’antenna in una zona che rispetti le prescrizioni indicate nella sentenza del Consiglio di Stato.

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