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Grandi opere e turismo trascinano l’economia della Liguria: il porto di Savona-Vado salva i traffici marittimi

I dati dell'aggiornamento congiunturale della Banca d'Italia: "Basse stime di crescita, Liguria allineata allo scenario nazionale"

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Liguria. Sono il turismo e le costruzioni, e in particolare le grandi opere infrastrutturali, a trainare l’economia della Liguria in un momento di rallentamento complessivo a livello nazionale in cui la nostra regione non fa eccezione complici l’inflazione (in diminuzione) e lo scenario internazionale ancora molto incerto. È quanto rileva la Banca d’Italia nell’aggiornamento congiunturale presentato oggi nella sede di Genova.

“L’economia della Liguria in questi primi nove mesi del 2023 ha continuato a crescere ma in misura contenuta e con andamenti differenziati tra i vari settori – spiega la direttrice Daniela Palumbo -. Analogamente a quanto abbiamo osservato a livello nazionale, a partire dal secondo trimestre si è registrato un rallentamento che poi è proseguito anche nei mesi successivi”.

I settori che forniscono il contributo più importante alla dinamica positiva sono le costruzioni -anche grazie ai finanziamenti del Pnrr e fondi collegati – e il turismo. In particolare, osserva Palumbo, “le costruzioni continuano a beneficiare delle agevolazioni fiscali ma anche della realizzazione delle grandi opere infrastrutturali. A questo territorio, per questi lavori, alla data del 10 ottobre sono stati assegnati ben 5,3 miliardi di euro, una somma rilevante corrispondente a circa 3.500 euro pro capite a fronte di un dato medio nazionale di 2.100 euro“. Secondo i dati segnalati dalle casse edili, nel primo semestre le ore lavorate sono cresciute quasi dell’8%. Il Superbonus, nonostante le modifiche apportate dal Governo, ha contato 1.700 nuove richieste da gennaio a settembre per un valore di 700 milioni di euro.

Il turismo continua a crescere, “ovviamente in maniera meno vistosa di quella registrata in precedenza”, attestandosi al 4,1%, dato trainato dalla componente straniera che è cresciuta in maniera più significativa, circa il 12%. Sale il numero di passeggeri in transito nei porti liguri, oltre il 69% in più alla fine di giugno, tornando a superare i livelli pre-Covid.

L’industria in senso stretto è tornata a crescere marginalmente, grazie soprattutto al contributo fornito da aziende che operano su commessa. In base al sondaggio della Banca d’Italia su un campione di 113 aziende con almeno 20 addetti, tra gennaio e settembre gli operatori che hanno segnalato un incremento delle ore lavorate rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente sono stati leggermente più numerosi di quelli che ne hanno riscontrato un decremento. Il fatturato, ancora sostenuto dalla dinamica dei prezzi, è stato dichiarato in aumento da quasi la metà delle imprese, mentre circa un terzo ne ha registrato una riduzione.

Male invece il trasporto marittimo, uno dei core business della Liguria, che “in questa fase registra una flessione legata a un andamento piuttosto fiacco dei commerci internazionali“, anticipa Palumbo. Pur aumentando lievemente nel confronto con il secondo semestre del 2022, nella prima metà del 2023 il traffico mercantile si è contratto del 5% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. Le rinfuse solide sono diminuite per i minori consumi di materie prime, mentre quelle liquide sono rimaste stabili nonostante una più bassa domanda di petrolio greggio, compensata dai maggiori afflussi di gas naturale liquido. I traffici containerizzati hanno continuato a diminuire (-7,1%), riflettendo soprattutto la debolezza delle importazioni: gli sfavorevoli risultati conseguiti dai porti di Genova e, soprattutto, della Spezia sono stati solo parzialmente compensati dal buon andamento dello scalo di Savona-Vado.

Le prospettive per il futuro non sono particolarmente rosee: “La Liguria non potrà discostarsi molto dalle stime nazionali, che prevedono una crescita dello 0,7% quest’anno, dello 0,8% nel 2024 e dell’1% nel 2025 – prosegue la direttrice della sede genovese di Bankitalia -. Stime basse non solo se confrontate con la crescita degli anni precedenti, legata al rimbalzo post pandemia, ma perché incorporano già gli effetti del Pnrr e stime al ribasso acuite dal conflitto in Medio Oriente e dall’irrigidimento dell’offerta dei finanziamenti alle imprese. L’evoluzione di questi aspetti potrebbe determinare addirittura una crescita minore di quella prevista. La Liguria fin qui ha dimostrato un andamento allineato a quello del Paese“.

Il forte rialzo dei tassi di interesse ha frenato la domanda dei nuovi mutui (meno 0,9%) e ha influito pesantemente sul mercato immobiliare (compravendite calate del 12%). Le richieste di credito al consumo (salito del 5,6%) sono invece aumentate. Sono diminuiti i depositi bancari delle famiglie (meno 5,9%), ma questo è avvenuto per una “differente scelta di allocazione”, precisa Palumbo: molti hanno scelto ad esempio di investire in titoli di Stato e bond grazie ai maggiori rendimenti offerti.

Tuttavia non mancano i segnali distensivi. Il primo riguarda l’inflazione, che ha generato una contrazione dei consumi: “Ora però sta scendendo e, in base alle nostre previsioni, l’inflazione il prossimo anno dovrebbe portarsi al 2,4%, nel 2025 al di sotto del 2%. Questo ridimensionamento, insieme a una prima accelerazione dei salari, dovrebbe portare a un recupero progressivo del potere di acquisto delle famiglie“.

E poi l’occupazione che continua a crescere (3,7% in Liguria), in particolare nella componente femminile (8,2%) e nella forma del lavoro indipendente (6,5%), e continuerà su questa tendenza anche nei prossimi mesi. Il tasso di disoccupazione è diminuito portandosi al 6,5% e la cassa integrazione si è ulteriormente ridotta. Le assunzioni nette nel settore privato, esclusa l’agricoltura, sono state di poco superiori a quelle del 2022: sono aumentate nel comparto turistico e nel commercio, lievemente diminuite nell’industria in senso stretto.

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