Affondo

Il consigliere Carrara: “Pietra Ligure maglia nera per le imposte comunali, ai massimi livelli”

L'analisi finanziaria sui tributi locali dell'esponente di minoranza

mario carrara

Pietra Ligure. “Il Comune di Pietra Ligure del Sindaco Luigi De Vincenzi si accinge a concludere il mandato amministrativo durante il quale ha stabilito e mantenuto i tributi comunali tutti rigorosamente al massimo possibile consentito dalla Legge. Come l’Imu per le abitazioni private al 10,60; a questa aliquota si è aggiunta e sommata quella che era attribuita alla Tasi, anch’essa, quand’era in vigore come tale, stabilita allo 0,80, cioè il massimo possibile; quest’ultimo tributo, quando poi è stata abolito, è stato assorbito ed integrato nell’importo complessivo dell’Imu facendo così “balzare” quest’ultima dal suo massimo che, come scritto, era già pesante, alla “vetta” della quota strabiliante dell’11,40 x 1000″.

Così il consigliere comunale di minoranza a Pietra Ligure Mario Carrara torna all’attacco sulla questione dei tributi locali, “tutti al massimo, i quali conseguono attivi di bilancio multimilionari per il Comune ma da questo inutilizzabili, se non in minima parte”.

“C’è da dire che la Tasi, quando era in vigore come tassa distinta, era facoltativo per ogni Comune, sia imporla come tale, che, una volta deciso di imporla, stabilire l’ammontare dell’aliquota che andava, appunto, da “0” a “0,80”. Ma stesso discorso per quanto riguarda l’sddizionale comunale sull’Irpef, che è un’imposta comunale “subdola”, perché “subdola”? Perché pur essendo in vigore e pesando per bene circa il suo importo, la gran parte dei contribuenti pietresi la paga pur “quasi” non accorgendosene, in quanto essa viene corrisposta nella circostanza del pagamento andandosi a sommare all’importo “netto” che deve essere pagato per quest’ultima con il suo ulteriore “0,80”. Anche qui c’è da dire che, essendo un tributo comunale “facoltativo”, l’amministrazione comunale avrebbe potuto imporlo come no. E, nel caso avesse deciso per la sua imposizione, era libera di stabilirne un’aliquota da “0” a “0,80”, come massima consentita dalla legge”.

“Inutile dire che, anche in questo caso, è stato deciso sia di “imporlo”, che di imporlo nella misura dell’aliquota massima. L’unica benevola concessione è stata fatta quest’anno con l’aumento della soglia di esenzione da 7.500 portata a 15.000 euro, cioè una concessione che ha più l’aspetto di “elemosina”, quando, invece, sarebbe stata ben più giusta una consistente riduzione dell’imposta per tutti i contribuenti a livello generale o una sua abolizione, vista la situazione di forte “attivo” del bilancio, che rende questa imposta non indispensabile” aggiunge ancora l’esponente di opposizione consiliare.

“Discorso diverso, ma in parte simile, per la Tari, l’imposta sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. Essa, per legge, deve “coprire” l’importo del servizio, quindi se al Comune quel servizio costa, ad esempio, un numero a caso, “135”, la “raccolta” tributaria deve essere di “135”, conveniente o esosa che sia. Tuttavia, di quell’importo il Comune può assumersene in parte il carico, specie se ha conseguito un bilancio “in attivo”, avendo a disposizione altre risorse finanziarie, cosicché ai cittadini non sarà più chiesto, secondo la cifra presa ad esempio, “135” ma, in ipotesi, solo “100”. È quello che altri Comuni hanno deliberato di fare per venire incontro ai cittadini e sgravarli in parte dal peso fiscale eccessivo. Vicino a noi, riportiamo gli esempi di Ceriale e di Finale Ligure che hanno ridotto la Tari in modo significativo”.

E il consigliere comunale entra nel merito dei conti: “Nel 2019, il bilancio finanziario di Pietra Ligure è stato in attivo di €.3.616.854; nel 2020, “l’attivo” è salito a €.4.774.987; nel 2021, “l’attivo” ha raggiunto gli €.6.042.387! E sono gli anni di punta del Covid…Nel 2022 il bilancio “attivo” è stato di €.5.532.194 ! Attestandosi e consolidandosi ben oltre i 5 milioni e mezzo di euro! Cifre stratosferiche di attivi di bilancio per una cittadina come Pietra Ligure, che non arriva più nemmeno a 8.500 residenti! (8.397! per l’esattezza). Ciò nonostante, il sindaco, in tutti questi anni del suo mandato, ha sempre rifiutato ogni proposta, anche presentata con formali Mozioni consiliari, di riduzione dei tributi comunali, cioè di quei tributi che è facoltà del Comune e solo di esso, non dello Stato che qui non c’entra, di imporre e di stabilire il carico del loro peso fiscale”.

“Non sarebbe meglio, più ragionevole, più saggio, più giusto, più equo che il Comune puntasse ad ottenere solo il pareggio di bilancio e non gli attivi multimilionari, riducendo tutta la pressione fiscale comunale esistente che pesa sui propri cittadini contribuenti, che devono privarsi di loro risorse finanziarie per pagare il Comune, essendo “spremuti” come limoni?” conclude Carrara.

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