Pensiamoci

Testimonianza

Fine delle edicole? Mauro Sguerso di piazza Diaz a Savona: “Non tramonteranno mai, sono una finestra sul mondo”

“Hanno anche una funzione sociale, ma non devono essere trasformate in un bazar”

edicole savona Sguerso

Savona. Le edicole stanno sparendo ovunque, non fanno eccezione Savona e la sua provincia. La città capoluogo ha perso quelle di via Piave, piazza Saffi, due in piazza Giulio II, via Calamaro, via Pietro Giuria, l’ultima a Legino. Ma, andando indietro nel tempo, si aggiungono quelle di via Saredo e altre ancora.

La diagnosi sembra facile: i quotidiani perdono quote di mercato a velocità allarmante perché in rete si trovano notizie e informazioni in tempo reale, con un semplice clic. Il sito sul quale stiamo scrivendo ne è un esempio eclatante.

Non è però tutto e quindi per parlarne abbiamo scelto Mauro Sguerso, un maestro del settore, titolare dell’edicola di piazza Diaz che abbiamo imparato a conoscere per lo spostamento da una parte all’altra della piazza, che non è argomento di questo servizio.

Un’altra città ligure che ha perso molte edicole è Sanremo, che ha visto chiudere quelle di piazza Colombo (è rimasto il punto vendita sul “sollettone”), quella di fronte al casinò, via Palazzo, corso Garibaldi, via Matteotti e altre stanno per seguire la stessa sorte.

Torniamo a Mauro Sguerso. Una crisi irreversibile? Ci sono soluzioni?
Risponde l’edicolante di piazza Diaz: “Ci sono problemi che ci condizionano ma pochi conoscono. Per esempio tutto il materiale che dobbiamo tenere in conto deposito, cioè conto vendita, che ci arriva non da editori ma da distributori: ogni genere di oggetti che nulla hanno a che fare con il nostro lavoro, ma che trasformano l’edicola in un baraccone che ci sottrae tempo e spazio. Il 70 per cento di questo materiale non interessa nessuno e resta invenduto. Credo che l’edicola debba essere appunto un’edicola e non un bazar”.

È comunque la crisi dei quotidiani a provocare tante chiusure?
“Indubbiamente sì, ma non è una ragione sufficiente per decretare la fine di questa nostra attività in cui io ad esempio credo fermamente. Cominciamo dai quotidiani. Non è il mio lavoro però mi sembra chiaro che dovrebbero puntare più sugli approfondimenti, visto che le notizie le conoscono già tutti. Sarà una banalità ma è così. Vale la pena tentare. Anche la radio sembrava un mezzo tramontato per colpa della tv, ma ha saputo reinventarsi e tornare di moda. Poi ci sono i mensili, i settimanali, tante pubblicazioni che hanno ancora un mercato”.

Giovani però alle edicole non se ne vedono più…
“In linea di massima no, ma alcuni continuano a venire ad esempio per i quotidiani sportivi o i giornali politici di area, appunto chi offre argomenti ben definiti”

Mentre stiamo conversando con Sguerso per quest’intervista si avvicinano persone per fare acquisti e non rinunciano a impostare conversazioni sui problemi della città (soprattutto è inevitabilmente i lavori della piazza), sulle notizie di attualità e persino sui loro fatti personali. Solitudine, bisogno di avere conforto, desiderio di confrontarsi? L’edicolante diventa una sorta di confessore?
“Un po’ tutto questo. Da me certamente è così da sempre e io accetto di buon grado questa sorta di funzione sociale. Io do’ qualcosa ai miei clienti, per quanto sono capace, ma da loro ricevo anche molto. Credo che sia così anche per molti miei colleghi”.

Le edicole da qualche tempo possono anche vendere più prodotti rispetto a un tempo, persino le bibite. Lei che ne pensa?
“Ripeto, io penso che l’edicola debba essere un’edicola, ma comprendo che in certe realtà, come le periferie o i piccoli centri, possa essere un’opportunità”.

Concludendo, crede che le edicole abbiano ancora un futuro?
“Non posso che rispondere di sì, anche se certamente saranno meno numerose di un tempo. Io sono innamorato di questo mestiere, anche per l’opportunità di avere contatti con la gente in una specie di finestra sul mondo. Ho cominciato più di 50 anni fa quando mi occupava di distribuzione dei giornali e sono ancora qui…”.

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