Al via

Le parole di Enrico Rembado aprono la 57esima edizione del Festival Teatrale

Sono state ripercorse le tappe con le parole dell'ex sindaco e fondatore del Festival

Borgio Verezzi. Sono le parole di Enrico Rembado, primo cittadino di Borgio Verezzi per 26 anni e fondatore del Festival (di cui è stato anche direttore artistico per ben 36 edizioni) recentemente scomparso, ad aprire la 57esima edizione del Festival a lui dedicata. Parole tratte da un suo lungo scritto autografo, lasciato in custodia alla figlia Marcella, in cui Enrico raccontava in prima persona la genesi e la storia del Festival Teatrale fino al 2003. Parole che questa sera riecheggiano nella piazzetta illuminata dalle stelle attraverso la voce emozionata di un giovane attore, Iacopo Ferro, 22enne, borgese, allievo della Compagnia del Barone Rampante e attualmente del Teatro Stabile di Torino.

Mattia Rolando, consigliere e delegato al Festival Teatrale, chiama così sul palco il giovane attore. “Non poteva esserci regalo più bello e senso più grande per me che un giovane attore, come Iacopo, nato dal Barone Rampante, leggesse le parole di mio padre. E’ come un cerchio che si chiude, nel nome dell’amore e della passione per il teatro che mio papà mi ha trasmesso e che così continua attraverso le nuove generazioni”, dice la figlia Marcella, fondatrice e presidente della Compagnia del Barone Rampante.

“Mi recai in un lontano 1965 in Piazza Sant’Agostino, per un sopralluogo a seguito di un intervento legato al terremoto di mesi prima, insieme all’ allora prefetto Dottor Moscato e quasi per scherzo iniziammo a lanciarci la voce da un lato all’altro della piazza: fu una prova di acustica dagli esiti fantastici. Il gioco era fatto. L’inizio era artigianale ma fu chiaro sin dalle prime battute che il festival aveva la potenzialità per diventare quello che e’ oggi. Il 17 e il 18 agosto 1967 andò in scena “I due volti del Medioevo”, un viaggio tra sacro e profano con le Laudi di Jacopone da Todi e i sonetti di Folgore da San Gimignano. La chiusa dello spettacolo venne affidata al Cantico delle creature di Francesco d’Assisi; grandissima suggestione : tutti i terrazzi della borgata Piazza illuminati da fiaccole grazie all’ insostituibile collaborazione dell’allora parroco di Verezzi Don Bruno Oddone e del Piccolo Teatro Citta’ di Savona diretto da Luciana Costantino. La stagione, per molti anni, venne scandita dalla partecipazione di tutta Verezzi. Ogni famiglia era coinvolta: sarte, trovarobe, falegnami, tutti contribuivano; si finiva le lumache e il vino bianco di Verezzi sottile ed un poco aspro. I tempi eroici di allora vennero in seguito inevitabilmente uccisi dalle sempre più grandi dimensioni del Festival, senza poter cancellare, tuttavia, quel legame forte ed insostituibile con quelle “vecchie case di pietra riarsa” cantate dal poeta Camillo Sbarbaro e riprodotte da Catherine de Martens nei suoi acquarelli. E’ stato scelto il teatro e non la musica, altra forma d’arte, per sottolineare la possibile vocazione turistica del mio paese, in quanto Borgio Verezzi, per la natura del suo territorio, l’incanto e la magia del suo paesaggio con la ritrosia dei luoghi degli abitanti e’ un naturale immobile scenario adatto alle più mutevoli rappresentazioni, anche se critico Carlo Marcello Rietman scrive : “Qui bastano le luci”. Il Festival teatrale si consolidava negli anni ampliando la sua durata e il numero di rappresentazioni. Pensando al Festival di 40 anni fa, io dico “grande passione”. Nacque in una località che contava allora poco più di 2500 abitanti ed è per giunta stretto tra luoghi turistici più forti e con connotazioni completamente diverse, ma proprio i punti di debolezza divennero punti di forza; la gente si arrampica fin lassù se sa che avviene una magia o un’ apparizione e qui il teatro ha qualcosa di magico e di ineguagliabile. Enrico Rembado”

Vuoi leggere IVG.it senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.