Allarme

Siccità, l’esperto: “Ultime piogge non scongiurano il rischio, necessario ridurre i consumi di acqua”

Il presidente di Fondazione Cima Ferraris: "Bisogna tenere alta l'attenzione. Ci si preoccupava del gas ma le riserve d'acqua sono molto inferiori"

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Savona. “Le piogge delle ultime settimane non scongiurano il rischio siccità per i prossimi mesi. Veniamo da un inverno e un estate molto aridi, non conosciamo il livello delle falde acquifere”. Il presidente di Fondazione Cima, Luca Ferraris, chiarisce che bisogna continuare ad adottare comportamenti per risparmiare acqua. Durante la scorsa estate l’ordinanza anti-spreco erano state adottate dalla quasi totalità dei Comuni della Provincia, nel 2023, ad oggi, solo Osiglia.

A preoccupare sono anche le ormai inesistenti riserve di neve in Liguria. Negli ultimi anni il picco più alto è stato raggiunto a 40 milioni di metri cubi sotto forma di acqua. Inoltre – secondo i dati elaborati da Cima Foundation -, bisognerà abituarsi a fare i conti con riserve di acqua sempre meno estese: i giorni all’anno con temperatura minima inferiore a 0° C diminuiranno maggiormente ad alte quote e saranno sempre di più i giorni consecutivi di siccità (pioggia inferiore a 1 millimetro al giorno). Si assisterà a un calo delle precipitazioni estive (in particolare nel ponente ligure) e, al contrario, un aumento di quelle invernali nel levante della regione.

Per Ferraris una delle strade da percorrere è la riduzione del consumo: “Per le attività agricole si potrebbe riusare l’acqua di depurazione, puntare su prodotti che abbiano un fabbisogno di acqua minore, ridurre le dispersioni lungo la rete idrica iniziando da interventi localizzati in punti più critici. Ovviamente riduzioni vanno fatte su larga scala, accompagnate da misure di adattamento al cambiamento e di sostegno alle attività produttive che più ne stanno risentendo”.

Per Ferraris il dissalatore non è una soluzione sostenibile: “Ha altissimi costi di gestione, oltre a produrre materiale di scarto difficilmente smaltibile”. Le vasche di accumulo, di cui si è parlato in occasione dell’alluvione in Emilia Romagna, per il presidente di Fondazione Cima, non risponderebbero alle esigenze, oltre alla difficoltà di trovare uno spazio adeguato: “Il 70% di approvigionamento dell’acqua arriva dal sottosuolo, di cui il 60% da falda acquifera. Piuttosto, è meglio monitorare il riempimento di questi serbatoi naturali e favorire una loro ricarica. Ad esempio, nell’imperiese a causa dell’alluvione si è formato uno strato di limo che impedisce il corretto afflusso”.

In condizione di risorse scarse, il rischio, anche se estremo, è il conflitto: “Si lascia ai residenti o ai turisti? Ci si preoccupava del gas, ma le riserve di acqua sono di molto inferiori“, ha concluso Ferraris.

Neve
Grafico riserve di neve in Liguria

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