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Tradizione rispettata a Boissano: domenica di condivisione e convivialità per la festa di San Pietrino

Decine di persone sono “salite” al santuario per la celebrazione religiosa e trascorrere una giornata all’aria aperta all’insegna dei picnic, dei giochi campestri e dello spirito di comunità

Boissano San Pietrino

Boissano. Ha visto, come di consueto, una grande partecipazione la tradizionale “festa di san Pietrino” celebrata ieri presso l’omonima chiesetta alle spalle di Boissano.

Come ogni ultima domenica di maggio, ieri decine di persone sono “salite” al santuario per la celebrazione religiosa e trascorrere una giornata all’aria aperta all’insegna dei picnic, dei giochi campestri e dello spirito di comunità.

Tradizione, convivialità, condivisione sono state i tre “ingredienti” della festa, resa possibile come sempre dall’impegno di tanti volontari. Il consigliere comunale Davide Mattiauda, che ha sempre “San Pietrino nel cuore”, e tutti i suoi colleghi della minoranza Massimo Zarrillo e Simone Mantelli rivolgono un “grazie alla parrocchia e a tutti coloro che si sono adoperati a regalarci una bellissima giornata”.

La storia di San Pietrino

Nella parlata boissanese “Peru” significa “Pietro”; “Perin” ne è il diminutivo, quindi “piccolo Pietro” o “Pietrino”. E San Perin è il nome dato al santuario dedicato a San Pietro che i boissanesi hanno costruito nei primi anni del 1800 ed ultimato pare nel 1828 sul monte alla spalle del loro paese. La costruzione è abbastanza recente, ma “l’antefatto” ha radici lontane.

Si racconta che il monastero benedettino di San Pietro in Vinculis sul monte sopra Toirano sia stato “fatto” da Carlo Magno (742-814). Poi il monastero, nei primi decenni del 1300, passa dai Frati Benedettini ai Frati Certosini e in questo secolo pare anche che abbia avuto origine a Boissano la Confraternita dell’Oratorio detta dei Disciplinanti posta sotto la protezione di San Pietro in Vinculis. Nell’ultimo decennio del 1400 i monaci si trasferiscono dal vecchio monastero sopra il monte di Toirano ad un nuovo monastero sito ai piedi del monte nel luogo che poi sarà detta Ciartussa (Certosa) e li rimarranno fino all’Epopea Napoleonica.

La chiusura del convento sopra il monte comporta la rovina del complesso; rimane in piedi la chiesa/santuario dove si venera l’Apostolo San Pietro. Forse da questa devozione è nata l’usanza di salire ogni anno sul monte (San Pietro ai Monti) per festeggiare e pregare il Principe degli Apostoli. Si ha notizia che da Toirano e Boissano, il giorno della festa, i fedeli salissero in processione fino all’antico santuario assieme ai fradelli (confratelli) delle rispettive confraternite che portavano i Cristi su per gli impervi sentieri.

Sembra che tutto “sia filato liscio” fino a che, agli inizi del 1600, Boissano ottiene, dalla Serenissima Repubblica di Genova, l’autonomia da Toirano di cui era stato fino al allora una villa (frazione). Da quel momento sorgono ulteriori contestazioni tra i due paesi: tra l’altro i toiranesi contestano ai boissanesi il diritto di processionare al santuario sul monte. Ma come possono i boissanesi, dopo secoli di ostentata venerazione, interrompere la tradizionale processione al Sacro Santuario del Principe degli Apostoli? Così per i boissanesi si fa strada la decisione di “farsi un San Pietro tutto per loro” ed il progetto si concretizza nei primi decenni del 1800.

Boissano San Pietrino

Il terreno prescelto per erigere il santuario dedicato a San Pietro è quello situato in località Prato (au Prau) sul monte alle spalle del paese, in posizione tale che da lì si vede tutto l’abitato di Boissano, come a voler mettere tutto il paese sotto la protezione del Principe degli Apostoli. Viene redatto un atto notarile con il quale Giovanni Molle fu Tommaso dona alla comunità di Boissano, rappresentata dall’allora sindaco Giovanni Battista Polla fu Nicola, “il terreno in cui intendesi formare la Capella”. Purtroppo di detto atto si conoscono soltanto quattro facciate; la ricerca dell’originale non ha dato esito positivo in quanto pare incenerito da un incendio.

E così iniziano i lavori di costruzione del Santuario Boissanese dedicato a San Pietro. I vecchi raccontavano che mentre gli uomini provvedevano alla fabbrica le loro donne andavano a raccogliere il pietrame necessario tutt’attorno portandolo a piè d’opera, sulla testa, dentro a delle ceste. Hanno contribuito alla realizzazione del santuario anche i boissanesi residenti in Buenos Aires e quelli residenti a Gibilterra.

Boissano San Pietrino

I lavori terminano forse nel 1828 (c’è la data incisa nell’intonaco dietro all’altare) e il santuario risulta con l’altare a orientato (verso est) come da antica tradizione.

Si può dire che finché Boissano è rimasto un paese di 250 abitanti, il giorno della festa di San Perin, tutti gli abitanti del paese salivano au Prau che ben presto cambierà nome e verrà detto San Perin. La confraternita dell’Oratorio San Pietro in Vincoli fino a prima dell’ultima guerra soleva processionare al santuario con lo Stendardo e i Cristi ed offrire ai devoti di San Pietro, all’uscita del Santuario dopo la Santa Messa, un pane con sopra incisa una croce.

Una caratteristica della festa de San Perin erano il “farò” (falò) e lo sparo dei “murtaretti” (mortaretti) per dare solennità alla ricorrenza. I mortaretti erano dei robustissimi cilindri cavi di ferro che si riempivano per circa un terzo di povere pirica e poi sigillati con terra compressa. Si “sparavano” dando fuoco, da debita distanza, all’apposita miccia. Durante la messa solenne celebrata nel Santuario, al momento dell’Elevazione, per rendere solenne il momento, venivano sparate tre terne di mortaretti. Gli “storici mortaretti” oggigiorno sono usati nel Santuario come porta candele.

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