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Pesca al Bianchetto, se ne è parlato ad Andora: “Se gestita in maniera corretta, è sostenibile”

I risultati dello studio realizzato da Unige sono già stati portati a Bruxelles all'attenzione dell'Ambasciatore Verrecchia e di altri rappresentanti del Parlamento Europeo

Bianchetto Convegno Andora

Andora. “La pesca al bianchetto (novellame di sardina), se gestita in maniera corretta, è sostenibile”. Lo dicono i dati scientifici, elaborati dai biologi dell’Università di Genova, presentati durante l’incontro “Tra le maglie della sciabica, ieri, oggi…e domani?” organizzato dal FLAG Gruppo di Azione Costiera nell’ambito di “Azzurro pesce d’autore” svoltosi al porto turistico di Andora con la partecipazione di Mauro Demichelis (sindaco di Andora), Paolo Ripamonti (presidente del FLAG GAC Savonese), Marco Campomenosi (membro del Parlamento Europeo), Luca Lanteri (dell’Università degli Studi di Genova), Augusto Comes (Confcooperative FedAgriPesca Liguria), Lorenzo Viviani (Biologo e Pescatore) e Martina Angelini (Policy Advisor gruppo ID Commissione pesca).

Dopo i saluti del sindaco Demichelis, che ha anticipato il progetto di ristrutturare e rimodernare il molo dei pescatori del Porto di Andora, il presidente Paolo Ripamonti e l’europarlamentare Marco Campomenosi hanno ripercorso le vicende che, esattamente 10 anni fa, hanno portato la Commissione Europea a vietare la pesca del bianchetto (e la pesca con la sciabica, considerata erroneamente una rete a strascico), decisione che ha portato “un enorme danno economico ai pescatori liguri, costringendo molti di loro a cambiare tecnica di pesca”. “Da sottolineare come, in questi dieci anni, non ci sia stata nessuna multa fatta ai pescatori liguri per non aver rispettato il divieto, un segnale di grande serietà e responsabilità dei pescatori liguri”, ha sottolineato Ripamonti.

Lorenzo Viviani, nella veste di pescatore, ha reso pubblico uno degli aspetti più inquietanti che il blocco alla pesca dei bianchetti ha creato: “Sul mercato è arrivato il pesce ghiaccio, non novellame, ma un pesce di dimensioni minuscole, simile per aspetto al novellame. Il problema è che viene pescato in Estremo Oriente, in acque tra le più inquinate al mondo, surgelato e trasportato in Italia dove, spesso, è spacciato per bianchetto: i divieti senza senso creano pericoli”.

Il risultato dello studio scientifico, condotto dai ricercatori del DISTAV dell’Università di Genova, è stato illustrato dal Biologo Luca Lanteri. Dopo aver ottenuto le necessarie autorizzazioni europee per poter pescare il “novellame di sardina” per scopi scientifici (tutto il pescato non è stato venduto, ma donato a case di riposo ed enti no profit), i ricercatori, ed i pescatori che sono stati coinvolti nella ricerca, sono arrivati a risultati sorprendenti.

“Le reti per la pesca ai bianchetti sono molto selettive, la cattura di altre specie, tollerata sino al 10 per cento, è sempre rimasta ben al di sotto dei limiti. I banchi di novellame di sardina, poi, in Liguria sono situati in zone abbastanza lontane dalle Aree Protette e dalle praterie di Posidonia, quindi non ci sono problemi di salvaguardia all’ecosistema. L’elemento più importante della ricerca, però, è lo ‘stato di salute’ delle sardine: ebbene, la popolazione di questo pesce è in costante crescita, quindi la pesca del suo novellame, ovviamente sotto stretto controllo scientifico, non provocherebbe un calo di sardine nel Mar Ligure”.

Se, il condizionale è d’obbligo, la Commissione Europea accetterà le conclusioni dello studio e autorizzerà il Piano di Gestione ad-hoc per la pesca al bianchetto (tra le altre cose si prevede l’autorizzazione a solo 59 barche in tutta la Liguria e, soprattutto, la realizzazione di una APP che, in tempo reale, registri il pescato) i “gianchetti”, vanto della storia e del gusto ligure, potranno ritornare sulle tavole regionali. I risultati dello studio sono già stati portati a Bruxelles all’attenzione dell’Ambasciatore Verrecchia e di altri rappresentanti del Parlamento Europeo.

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