Riflessione

Liste d’attesa in sanità, il sindaco Tomatis: “Chi può permetterselo si rivolge ai privati, gli altri sono destinati a lunghe attese”

"Con questo sistema di sanità sarà sempre più evidente la differenza tra chi può permettersi di pagare le visite e chi, invece, non ce la fa"

Riccardo Tomatis

Albenga. “Un sistema sanitario che rischia il collasso sia nella gestione delle emergenze che per le lunghe liste d’attesa per esami diagnostici e visite specialistiche. Due temi, tra l’altro, che spesso vanno di pari passo o si accavallano”. A dirlo è il sindaco di Albenga (e medico di famiglia) Riccardo Tomatis.

“Sul tema sanità occorrerebbe fare diverse riflessioni su argomenti che molto spesso sono concausa l’uno dell’altro – precisa – Dalla gestione dell’emergenza, alle lunghissime liste d’attesa per effettuare un esame diagnostico che, inevitabilmente, porta i pazienti a rivolgersi al pronto soccorso contribuendo quindi, insieme al fatto di non avere un reparto di emergenza ad Albenga, a sovraccaricarlo. Così il Santa Corona non riesce più a dare risposte adeguate e, dall’eccellenza che era, sta diventando, per i medici un posto da cui scappare e per i pazienti un girone infernale nel quale, per bene che vada, sanno che dovranno aspettare ore e ore”.

“In tutto questo il ruolo del medico di famiglia diventa ancor più impegnativo soprattutto in un momento di carenza di professionisti sanitari come quello che stiamo attraversando, ruolo reso ancor più complicato dalla difficoltà che i nostri pazienti hanno nel prenotare esami di diagnostica per immagine, visite specialistiche e dalle lunghissime liste di attesa che devono affrontare per essere sottoposti ad interventi chirurgici. Non so se questa sia una scelta per favorire i privati di sicuro andremo incontro a un fenomeno che non può essere ignorato e cioè chi paga il ticket perché non ha problemi di reddito si rivolgerà ai medici privati e avrà subito la prestazione impoverendo, però, la sanità pubblica della voce di entrata rappresentata dal ticket”.

“Chi il ticket non lo paga perché ha un basso reddito, invece, non può permettersi il privato e quindi è destinato a lunghe attese per ottenere le prestazioni che gli sono dovute o, ancora peggio, rinuncia a curarsi. Con questo sistema di sanità sarà sempre più evidente la differenza tra chi può permettersi di pagare le visite e chi, invece, non ce la fa. In un paese dove l’articolo 32 della Costituzione recita ‘La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti’ questo non è più accettabile”.

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