Nodo da sciogliere

Superbonus, in Liguria 900 milioni di crediti bloccati: tutte le ipotesi al vaglio del Governo

Le banche potrebbero usare in compensazione i modelli F24 pagati dai clienti, ma non si esclude l'intervento di società a partecipazione pubblica

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Liguria. Compensare i crediti rimasti incagliati tramite i modelli F24 presentati in banca, acquisto da parte di partecipate come Eni ed Enel, ma anche il mantenimento dello sconto in fattura per le fasce meno abbienti. Sono alcune delle ipotesi e delle richieste presentate ieri dalle associazioni di categoria agli incontri a Palazzo Chigi per risolvere il nodo Superbonus. Resta sullo sfondo, per ora, la possibilità di una cartolarizzazione, mentre una delle ipotesi tornate in auge è quella di un intervento di Cdp.

“Per la sola Liguria possiamo stimare circa 900 milioni di euro di crediti bloccati – ha ricordato oggi il presidente di Cna Liguria, Massimo Giachetta -. La cifra è per difetto perché riferita prevalentemente al Suberbonus che non è l’unico strumento utilizzato. Non tiene conto di altri bonus presenti e utilizzati come gli ecobonus e bonus casa, che prevedono percentuali diverse di detrazione e importi molto più bassi”.

“La decisione del Governo anzitutto è grave sotto il profilo del metodo – ha aggiunto Giachetta -. Il decreto è stato approvato ignorando qualsiasi confronto con il sistema delle imprese che da tempo sollecitano un tavolo per superare la fase di profonda incertezza intorno ai meccanismi dei bonus generata dalle continue modifiche normative. Dobbiamo infatti ricordare che il meccanismo della cessione dei crediti è stato modificato ben 11 volte e la disciplina degli ecobonus è cambiata oltre trenta volte. Una instabilità normativa che non è estranea alla paralisi del mercato dei crediti fiscali”.

Sul fronte della cessione dei crediti per i lavori non ancora comunicati con la Cila il governo appare fermo, anche se potrebbero aprirsi piccole deroghe, in particolare per la ricostruzione nelle aree colpite da sisma o per gli incapienti. Poi le scelte saranno fatte guardando ai costi e alle eventuali decisioni di Eurostat sui conti pubblici. Una certezza è che le modifiche potranno arrivare solo durante il confronto parlamentare sul decreto Superbonus.

Sui crediti incagliati il governo ha avviato un pressing sulle banche. La partecipazione della Sace al tavolo fa prefigurare garanzie pubbliche, mentre il possibile intervento di acquisizione di crediti potrebbe arrivare anche da società controllate. L’intervento di Cdp “è una delle ipotesi, ma non sta a me dirlo – ha detto oggi il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi a margine del convegno sulla rigenerazione urbana organizzato dalla Regione -. Io come Mit ne subisco in qualche modo i risultati perché è evidente che ho bisogno di imprese sane che possano investire e dall’altra parte di una capacità delle Stato di pagare le fatture. Se lo Stato non ha liquidità non riesce neanche a pagare le imprese”.

Per lo smaltimento dei crediti incagliati ci sono due proposte sul tavolo, anche se il governo sembra ora propendere per una delle due. La prima, la cartolarizzazione, è uno strumento di mercato e al momento appare accantonata. La seconda, con le compensazioni tra crediti e debiti fiscali, è uno strumento di finanza pubblica. La cartolarizzazione dei crediti è un meccanismo che prevede l’individuazione delle risorse incagliate, la costruzione di ‘pacchetti’ di crediti da cedere poi sul mercato con società veicolo specializzate. Il problema, in questo caso, è quello dei tempi.

L’ipotesi F24, invece, è quella avanzata congiuntamente dall’Abi e dai costruttori dell’Ance, che hanno chiesto al governo anche di sollecitare l’acquisto di crediti da società pubbliche controllate dallo Stato. In pratica le banche, che non possono più acquistare nuovi crediti perché hanno esaurito lo spazio di smaltimento fiscale nei prossimi anni, potrebbero scaricare i debiti compensandoli con gli importi dei pagamenti fiscali fatti dai clienti con i modelli F24 ai propri sportelli. Ovviamente questo avrebbe un costo immediato per lo Stato.

“Si è ragionato sulla possibilità, eventualmente, di consentire ancora lo sconto in fattura per alcune fasce di reddito e per gli incapienti“, ha detto la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, uscendo da Palazzo Chigi dopo l’incontro con il governo. Su una eventuale disponibilità di Cdp “c’e’ stato solo un accenno. Abbiamo chiesto oltre all’F24 una apertura da parte delle partecipate a comprare crediti pregressi“, ha spiegato.

“Abbiamo chiesto al Governo di risolvere anzitutto la questione dei crediti incagliati, che sta creando enormi problemi ai proprietari di casa, e su questo aspetto le indicazioni del ministro Giorgetti sono state confortanti – ha spiegato il presidente della Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa -. Abbiamo poi formulato alcune proposte per attenuare nella fase transitoria gli effetti del decreto di giovedì scorso – spostando al 30 aprile la data di inizio del divieto di utilizzo della cessione del credito e dello sconto in fattura, nonché per scongiurare l’eliminazione totale del sistema della cessione del credito, mantenendolo ad esempio per gli interventi antisismici e per quelli di eliminazione delle barriere architettoniche. Abbiamo, infine, suggerito di introdurre la possibilità per il beneficiario di trasformare la detrazione fiscale in credito d’imposta nonché di utilizzare nelle annualità successive le detrazioni non godute nell’anno di riferimento”.

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