Il baffo c'è

Savona Calcio. Flavio Ferraro apre ai biancoblù: “Risponderei alla chiamata del Vecchio Delfino”

Parole d'elogio per Ermanno Frumento: "Bisognerebbe fargli un monumento visto ciò che sta facendo assieme ai suoi ragazzi e i dirigenti"

Generico febbraio 2023

Savona. Una presenza dettata dall’amore per i colori biancoblù quella di Flavio Ferraro, visto in tribuna ieri pomeriggio in occasione del derby tra Savona e Speranza. Il tecnico, da poco lasciatosi con il Finale, ha voluto esprimere la sua grande stima verso Ermanno Frumento, il gruppo squadra e i dirigenti a fianco ad essa: “Bisogna fare loro un monumento. Nessuno avrebbe pensato ad una prosecuzione del campionato in condizioni del genere. Portarlo a termine penso sia un risultato straordinario e tutte queste persone stanno scrivendo una pagina importante della storia del Savona”. Durante l’intervista c’è stata poi un’apertura ad un’eventuale chiamata futura.

Continuando a sottolineare la stima nei confronti dell’attuale tecnico savonese, Ferraro ha infatti dichiarato: “Accetterei in qualsiasi categoria. Vale più il Savona in Prima Categoria che altre cento piazze in Promozione e Eccellenza: Flavio Ferraro è sempre pronto per questa maglia. Una strada in ambito dirigenziale? In futuro potrei prenderla in considerazione, però non vorrei chiudere la mia carriera con l’esonero a Finale”.

Savona-Ferraro, un amore inseguito e goduto

“Ho avuto la fortuna di fare tantissime esperienze con società importanti, però il Savona è sempre stato un mio obiettivo da quando allenavo a 22 anni in Terza Categoria. La maglia biancoblù è stata la mia prima da giocatore e ce l’ho sempre nel cuore. Tantissimi sono i ricordi e le emozioni: la prima partita negli esordienti, le prime scarpe “Ferrari” regalatemi da Vivarelli. E poi più avanti è stata l’esperienza che mi ha fatto diventare il mister. Savona è Savona, non c’è niente da fare“.

Insomma, per Flavio Ferraro il Vecchio Delfino rappresenta il punto di massima soddisfazione di un’intera carriera. Il legame con la famiglia Panucci è stato indubbiamente importante per il suo approdo in biancoblù: “Prima di tutto devo ringraziare Vittorio, la persona che ha spinto Di Blasio e Grenno ad ingaggiarmi dopo avermi visto lavorare a Finale. Uno dei più bei ricordi fu il 4 a 1 in casa al Borgosesia. Giocavamo di sabato e la domenica mattina ricevetti la telefonata di Christian Panucci, complimentandosi con noi per quello che stavamo facendo. Con Bettino Piro abbiamo vinto il campionato di Eccellenza e costruito la squadra per la C2, ma l’emozione della prima stagione è stata veramente irraggiungibile. Allenare il Savona non era semplice, un lusso importante“.

Ma allora si può fare calcio a Savona?

Per il tecnico baffuto non ci sono dubbi, rispondendo affermativamente e che anche gli anni successivi alla sua gestione sono stati un’ulteriore conferma. Tuttavia è consapevole del vero grande problema: “Non si riesce a dare una stabile continuità al lavoro svolto nel corso degli anni. Non è facile perché il pubblico di Savona vive ancora di tantissimi ricordi e purtroppo raggiungere la Serie C è difficilissimo”.

Per tornare a fare qualcosa di importante – continua Ferraro – bisognerebbe trovare una persona alla Tarabotto, ma non si andrà da nessuna parte finché arriverà gente che non vuole il bene del Savona e lo usano per altri interessi. Ci vorrebbe un gruppo di savonesi che ami questa maglia, con l’ambiente che dovrebbe essere paziente per poter ricostruire tutto gradualmente: dal settore giovanile sino alla scalata di categoria in categoria, cercando di portare il Savona quantomeno in Serie D”.

Baffo presente a Savona vs Speranza: un segnale di avvicinamento?

Sono andato a vedere la partita per l’amore che ho per questa maglia e per quello che mi ha dato negli anni. Non esistono secondi fini ma soltanto una scelta di cuore. Ho visto gli ultras e ho salutato tanti tifosi dei miei tempi. C’è un seguito e una storia importantissima, quindi fare parte del Savona è sempre un onore e un piacere“. Questa la considerazione preliminare che l’intervistato ha tenuto a fare. Tuttavia non si esime a nascondere un’interesse per un ritorno in biancoblù: “Una chiamata sarebbe assolutamente ben accetta e io accetterei in qualsiasi categoria. Vale più il Savona in Prima Categoria che altre cento piazze in Promozione e Eccellenza: Flavio Ferraro è sempre pronto per questa maglia“.

Ma aggiunge un’ulteriore precisazione a scanso di equivoci: “Stimo infinitamente Ermanno Frumento, con il quale ho giocato assieme nelle giovanili, ed è la persona giusta al posto giusto per allenare il Savona: un innamorato dei colori biancoblù che ha la passione per il calcio, che lavora prima di tutto con il cuore. Quindi non vorrei mai che si pensasse male, siccome ero lì per riconoscenza all’ambiente e affetto nei confronti del suo tecnico”.

Dalla panchina alla scrivania: un cambiamento predetto

Patrick Panucci è da vent’anni che mi dice che sarei stato, e potrei essere, un grandissimo direttore per carisma e conoscenze. Purtroppo non sono più un ragazzino e quando dolorosamente deciderò di non allenare più, potrò affrontare sicuramente volentieri un discorso dirigenziale. Ma in questo momento sono molto dibattuto perché mi piace ancora stare sul campo e vorrei chiudere la mia carriera in maniera diversa, non con l’esperienza di quest’anno“.

L‘esonero di dicembre sulla panchina del Finale è un fatto dal quale Ferraro vuole avere la possibilità di riscattarsi: “Certo è che ho imparato nuovamente qualcosa, quindi non è stato tutto un percorso così negativo. Però ci sono stagioni in cui tra allenatore, giocatori e società si crea un’empatia immediata, come ad Albenga, mentre altre dove non accade ed è stato proprio il problema principale a Finale. I demeriti, quindi, vanno divisi tra tutti quanti, compreso il sottoscritto“.

 

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