Sotto indagine

Italiana Coke, diffida per inquinamento ambientale. L’azienda: “Attivate le procedure di adeguamento”

Dopo l'ultimo sopralluogo di Arpal e i rilevamenti sulla qualità dell'aria

italiana coke vista veduta dall'alto

Cairo M. Nuova polemica su Italiana Coke dopo il sopralluogo di Arpal e la diffida al sito industriale in merito all’impatto ambientale, con il mancato adeguamento delle prescrizioni previste all’AIA. La diffida è stata inoltrata dalla Provincia di Savona a seguito dei recenti rilevamenti sulla qualità dell’aria e sulla presenza di agenti inquinanti rilevati nell’ambito della produzione dell’azienda di Bragno.

Nel mirino l’ultima ispezione al Parco 3, uno dei depositi di carbone interni allo stabilimento di Cairo Montenotte, che ha confermato quanto segnalato in un esposto firmato dagli abitanti e che potrebbe avere risvolti anche a livello giudiziale per il fascicolo aperto dalla Procura savonese: la trasmissione della notizia di reato apre un nuovo procedimento penale per inquinamento in atmosfera nel territorio valbormidese e segue anche una interrogazione della consigliera Giorgia Ferrari per presunti sforamenti di benzopirene.

La diffida relativa all’impianto di umidificazione del carbone presente nel Parco 3 riaccende ancora il dibattito sull’impianto cairese: “Italiana Coke aveva già attivato le necessarie misure di adeguamento prima del sopralluogo di Arpal (il Parco 3 è stato oggetto di pavimentazione come da prescrizione, terminata a fine settembre) e sono tutt’ora in corso le attività di ulteriore miglioramento del sistema di bagnatura del carbone contestato” ribatte l’azienda.

“La diffida è relativa al fatto che l’impianto di bagnatura deve essere in grado di bagnare tutta l’area del parco” precisa ancora l’azienda, sulla quale si è nuovamente concentrata l’attenzione degli enti locali per far rispettare le normative vigenti in tema di emissioni inquinanti.

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