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Carenza personale, nel 2030 mancheranno oltre 17mila lavoratori in Liguria. Cgil: “Cerchiamoli anche tra i migranti”

La proposta del segretario uscente Calà in apertura del congresso: "Non sono solo braccia per l'agricoltura". E poi: "Abolire il numero chiuso in università, è stato devastante"

infermiera nera sanità

Liguria. Entro il 2030 la sanità ligure dovrà colmare una carenza di organico di 17.339 persone. A dirlo uno studio nazionale presentato oggi dal segretario generale uscente della Cgil Liguria, Maurizio Calà, durante la relazione che ha aperto il 13esimo congresso del sindacato al Tower Airport Hotel di Genova.

“La stima che noi facciamo è data dai buchi in organico che ci sono oggi e che sono drammatici, dal personale che servirà per le nuove strutture che sorgeranno con il Pnrr e dal fatto che nei prossimi nove anni circa 8-9mila persone andranno in pensione. Rischiamo di avere un buco di personale drammatico, se non mettiamo da subito i soldi nei bilanci e facciamo i concorsi – spiega Calà – La vertenza salute che dobbiamo lanciare deve partire dai bisogni delle persone per riorganizzare e ridefinire la salute ligure. Siamo in una regione in cui l’accesso alle cure è complicato e il rischio è che ci sia una forte privatizzazione a cui noi ci opporremo. Perché una cosa è il pubblico che deve occuparsi del bene collettivo e un’altra è il privato che si occupa di guadagni”.

Secondo lo studio, realizzato dalla Fp Cgil nazionale, nel settore sanitario ligure, sul personale in forza al 31 dicembre 2020 di circa 23.032 addetti, si registravano un fabbisogno stimato di organico di ulteriori 9.009 unità. Si stima che il personale che andrà in pensione nella sanità ligure, a partire dal 2021 e nell’arco di 3-9 anni, sia di 8.329 unità. Da qui la stima del “buco” che supererà le 17mila unità di personale. “Una enormità su cui non mi pare si stia ragionando adeguatamente”, sottolinea Calà.

La proposta della Cgil? Cercare tra i migranti le professionalità mancanti e formarli per dare nuova linfa da immettere nel servizio sanitario nazionale. “Si ricorda sempre che sul mercato del lavoro non ci sono medici e infermieri. A parte che quelli pagati a gettone a quasi mille euro a notte stranamente si trovano, ci sono due soluzioni: una di prospettiva e una immediata – continua il segretario regionale della Cgil -. Quella di prospettiva è abolire il numero chiuso per l’accesso alle facoltà. Il numero chiuso è stato devastante: iniziamo a toglierlo e tra quattro, cinque anni avremo già una maggiore disponibilità. Ma poi facciamo anche un’operazione sulle migrazioni. I nostri giovani se ne vanno via perché qui è bloccato l’ascensore sociale e all’estero trovano maggiore salario. Dall’altra parte ci sono i migranti, che noi cacciamo, e che sono un bacino enorme di professionalità: non sono solo braccia per l’agricoltura, ma ci sono molti ragazzi che vorrebbero formarsi e che hanno anche professionalità”.

A proposito di questo, proprio oggi hanno preso servizio i primi 50 medici cubani che saranno utilizzati negli ospedali calabresi in base alla convenzione sottoscritta lo scorso agosto dal presidente della Regione e commissario ad acta per la sanità Roberto Occhiuto con la società dei medici cubani. Inoltre, fino al 4 marzo 2023, per effetto di un decreto legge dell’anno scorso, i professionisti sanitari ucraini possono esercitare in Italia in via temporanea.

Sul fronte dell’occupazione per la Liguria il 2022 è stato un anno positivo – ha ricordato Calà durante la relazione al congresso – Ciò significa che abbiamo agganciato, persino forse più di altre regioni, la ripresa. Il problema rimane la nuova occupazione, soprattutto se riferita a giovani e donne, che è per l’83% precaria, a bassa intensità lavorativa e poco retribuita. Ci sono stati più lavoratori assunti ad intermittenza o a chiamata, il 14%, che quelli a tempo indeterminato, il 12%. In questa regione, come nel resto del Paese, siamo di fronte ad una emergenza precarietà e salari, che unita alla carenza di welfare e sanità hanno fatto esplodere una questione povertà”.

“Sulle infrastrutture dobbiamo partire dalla qualità del lavoro, dal bloccare la precarietà, devono servire soprattutto a produrre lavoro positivo – prosegue il segretario uscente -. La seconda questione è quella dello sviluppo economico: noi abbiamo tre grandi settori che sono la logistica, con i porti che sono eccellenza internazionale, sulla quale bisogna ragionare e fermare gli oligopoli che possono creare anche condizioni di lavoro disastrose. Bisogna dare regole e bisogna fare in modo che i porti rimangano saldamente in mano pubblica. Per l’industria servono risposte, smettendola con le polemiche inutili. Oggi è la giornata del ricordo di Guido Rossa e bisogna rilanciare la sua fabbrica perché la regione deve tornare ad essere traino dell’industria del nord. La terza questione è quella del turismo e del settore dei servizi, dove abbiamo una situazione troppo frammentaria, con imprese troppo piccole e un lavoro spesso pagato male, sottopagato o dequalificato. Avevamo fatto un patto sul turismo: deve essere ripetuto aumentando la richiesta di qualità del lavoro da parte delle imprese. L’ultima questione riguarda la pubblica amministrazione, che è un volano di sviluppo. Da lì passano i miliardi e la programmazione, la progettazione e la spesa”.

Il congresso è iniziato con un reading dedicato alla memoria di Guido Rossa nel giorno dell’anniversario della scomparsa: una sua lettera, inviata all’amico Ottavio, pubblicata nel 1983 nel volume voluto dal consiglio di fabbrica dell’Italsider. La lettura è stata affidata all’attore Pino Petruzzelli.

Al congresso Cgil partecipano 200 delegate e delegati sindacali provenienti dai luoghi di lavoro della Liguria di cui il 49 per cento donne e il 51 per cento uomini. L’appuntamento chiude la tornata congressuale in Liguria alla quale hanno partecipato oltre 45mila iscritti distribuiti in 1.500 assemblee, 4 congressi provinciali, 7 congressi regionali di categoria.

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