Commozione

A Loano l’ultimo saluto a Salvatore Giuffrida. La moglie: “Saremo forti ma restaci accanto. Abbiamo bisogno di un angelo custode. fotogallery

Una folla commossa, composta da circa mille persone, ha gremito questa mattina la parrocchia di San Giovanni Battista

Loano. Una folla commossa, composta da circa mille persone, ha gremito questa mattina (19 gennaio) la parrocchia di San Giovanni Battista, a Loano, per dare l’ultimo saluto a Salvatore Giuffrida, direttore generale dell’ospedale San Martino di Genova ed ex dirigente della Asl2 savonese, scomparso all’età di 59 anni.

Erano presenti diversi rappresentanti delle forze armate ed una nutritissima delegazione politica, tra cui numerosi esponenti regionali: il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, gli assessori Angelo Gratarola, Giacomo Giampedrone e Marco Scajola e i consiglieri Angelo Vaccarezza, Brunello Brunetto e Roberto Arboscello.

Presenti anche il direttore generale di Asl2, Marco Damonte Prioli, il direttore del reparto Malattie Infettive dell’ospedale San Martino Matteo Bassetti, il direttore generale di Alisa Filippo Ansaldi, i direttori generali di tutte le Asl, l’amministratore unico di Liguria Digitale Enrico Castanini,il sindaco di Loano Luca Lettieri e l’assessore Remo Zaccaria insieme ad una delegazione dell’amministrazione comunale, l’ex primo cittadino Luigi Pignocca, il sindaco di Finale Ligure Ugo Frascherelli, il segretario della Lega in Provincia di Savona Sara Foscolo, l’ex senatore della Lega Paolo Ripamonti e il consigliere albenganese Eraldo Ciangherotti.

La cerimonia è stata officiata dal vescovo della diocesi di Albenga-Imperia Guglielmo Borghetti, “in rappresentanza di tutti i vescovi della Liguria”, come ha precisato lui stesso: “Quando abbiamo saputo della morte di Salvatore ci siamo detti che dovevamo essere presenti. Io rappresento quindi tutta la Chiesa ligure“. 

Di seguito, l’omelia completa del presule: “Se una persona viene strappata alle vita all’improvviso fa sempre male, crea un dolore acuto, profondo e spinge a sporsi domande sul grande mistero della vita. È difficile pronunciare parole. Anche se sono pronunciate in una chiesa, alla presenza del vescovo, sono sempre difficili da accogliere e digerire. Ma ciascuno di noi sente l’esigenza di una parola di consolazione. Vorrei abbracciare con affetto Silvia, Nicolò, i genitori“.

Salvatore era una persona importante. ‘Un uomo sarà conosciuto nei suoi figli’, come dice il Libro del Siracide. Che dice anche che ‘si capisce chi un uomo era al momento della sua morte’. Non conoscevo Salvatore ma i ricordi di chi lo conosceva mi hanno colpito. Era una figura bella, un uomo buono, carico di altruismo, benvoluto e splendido e disponibile con tutti, che ha messo la sua professionalità a disposizione di medici, operatori sanitari. Una persona speciale. Sono figure che rimangono, che lasciano il segno. Il vuoto non si compone, ma oggi è il momento dell’affetto e degli abbracci per non fare sentire soli i familiari. Fa male quando una persona viene strappata alle vita all’improvviso. Tanti dei presenti sono operatori della sanità, abituati a vedere la morte arrivare un modo graduale. La morte di Salvatore non ha dato tempo di prepararci. Questo è il grande mistero”.

“Ognuno di noi è una parola di Dio e porta un messaggio. Che messaggio ha Salvatore per tutti noi? Che ci ha detto con la sua vita. Un uomo sarà conosciuto nei suoi figli. Non solo Nicolò, ma tutti coloro che gli hanno voluto bene, con cui ha collaborato e a cui ha lasciato una scia di umanità, di dedicazione, di amore per il lavoro. Queste parole non arrivano da me che condivide il dolore di tutti voi, ma dal Signore, sono parole di Dio. E quando Dio parla, occorre ascoltare. Altrimenti siamo dei disperati e la vita ci inghiotte. Noi cristiani possiamo proclamare al mondo che la vita non muore e quindi Salvatore continuerà a fare il padre e il marito ma in modo diverso. Noi abbiamo una speranza che si chiama Gesù Cristo vivo. Siamo piccoli uomini, di fronte ad un mistero più grande di noi. Salvatore lo aveva capito e aveva capito che tutto ciò che possiamo fare è dare amore e dedicarci agli altri“.

Prima del termine della cerimonia, come da tradizione, si è aperto lo spazio per i ricordi dei cari, tra cui la moglie di Giuffrida, Silvia: “Grazie di cuore alle tante persone che ci sono state vicine. Abbiamo sentito affetto vero. Grazie a chi in quella notte terribile era con me e a chi è è andato a prendere a Parma mio figlio. Grazie al personale sanitario, che ci è stato vicino, gli amici e i giornalisti che hanno aspettato a dare la notizia. Questo è essere famiglia. Salvatore ascoltava tutti. Lui era a contatto stretto col dolore della gente. Credeva nella sanità, che potesse migliorare. Continuate a crederci anche voi. Le risorse sono poche: abbiamo passato momenti terribili, ma Salvatore ci ha lasciato qualcosa che può aiutarci ad andare avanti. Il tempo non si può allungare ma si può dilatare con le cose belle. E Salvatore che aveva la passione per la vita, per il Milan, per suo figlio… ha ampliato la vita. Quindi andate avanti. Ci sono persone meravigliose al San Martino, persone stremate che crollano nei corridoio. Sui giornali parliamo di malasanità, ma parliamo anche dei sacrifici che fanno tutti, ogni giorno… Grazie ai miei colleghi, al procuratore di Savona, ai colleghi da tutta Italia. Salvatore diceva ‘Fatti, non parole’, quindi non vorrebbe una moglie piagnucolosa, ma forte e che va avanti. Salvatore vai a veleggiare dove vuoi ma resta accanto a noi, abbiamo bisogno di un angelo custode”.

Le parole del presidente di Regione Liguria Giovanni Toti“E’ una giornata triste per la Liguria e per la sua sanità che perde sicuramente uno dei suoi migliori dirigenti sia dal punto di vista tecnico e professionale sia per quanto riguarda l’aspetto umano, la capacità di fare squadra e sostenere il sistema. Salvatore Giuffrida è stato per molti anni uno dei pilastri sui quali si è retto il sistema sanitario della Liguria, soprattutto durante la pandemia e credo che tante persone che non lo hanno neppure conosciuto gli debbano comunque molto. Salvatore ha sempre creduto nella sanità, ha motivato il personale di un grande ospedale, gli ha ridato orgoglio, ha saputo determinare un recupero importante per un Policlinico che è tra i migliori d’Italia. Questo sarà un tesoro che tutti coloro che lo conoscono e lo hanno conosciuto continueranno a portare dentro. Per chiunque abbia vissuto l’epoca della pandemia, a lavorare fianco a fianco ogni giorno, i ricordi non possono che essere legati ai primi momenti: quelli in cui eravamo senza mascherine, camici e dispositivi di protezione. Ecco, in quel magazzino del San Martino in cui passavamo ore a fare il conto del materiale che avevamo a disposizione, io ricordo la capacità che aveva Salvatore di far sì che ognuno desse il meglio di sé anche in momenti in cui prevalevano sconforto e paura. Mancherà molto, a me e alla Liguria”. 

L’assessore alla sanità Angelo Gratarola: “Oggi non perdo solamente uno degli elementi cardine della nostra sanità ligure e genovese e uno dei più grandi direttori generali, ma perdo soprattutto un amico, una persona con la quale ho percorso un tratto di strada importante della mia vita. Con lui abbiamo condiviso tanti progetti, idee, affrontando anche riunioni impegnative. Siamo riusciti a raggiungere grandi obiettivi grazie anche alla sua capacità di rompere la discussione con una battuta scherzosa. Proprio grazie a questo intermezzo in cui si riusciva a sdrammatizzare il momento, riuscivamo a rimetterci al lavoro con serenità, trovando sempre una soluzione. E’ una caratteristica rara da trovare in manager che spesso sono descritti come personaggi seri e cupi”. 

Di seguito, la lettera di ricordo dell’ospedale San Martino letta dall’ufficio stampa Pietro Pisano: “‘Oi Pie, vieni un attimo’. L’attimo diventava un’ora, poi due, poi tre. Ti fregava sempre, con una battuta, un sorriso. E allora anche la montagna più insormontabile diventava scalabile. E Come? Attraverso la squadra, la sua squadra. E’ partito gradualmente, con pochi ma fedeli sodali. Fino ad arrivare a godere del sostegno assoluto di un esercito di medici, infermieri, oss, tecnici, perfusionisti, dirigenti… Entrava con la medesima leggerezza tanto in Regione quanto in magazzino, nel quale si fermava a pranzare cori quei ragazzi che da ‘semplici’ magazzinieri sono stati da lui talmente motivati, tanto per fare un esempio, da trasformarli in un team capace di salvare il sistema sanitario durante il Covid grazie ad una distribuzione attenta e ragionata dei dispositivi di protezione individuali. Sotto la sua egida, quella di Salvatore. Che amava confrontarsi con il suo, nostro, maestro Enrico ma dopo aver passato in rassegna i corridoi, i reparti, con una predilezione per il Pronto Soccorso. Eravamo, siamo, saremo i suoi ragazzi. E non possiamo disperdere così tanti insegnamenti. Non possiamo permettercelo. Dobbiamo continuare a mettere in pratica e proseguire la sua rivoluzione, sostenuta da tutti. Medici, destra, sinistra, centro, maggioranza, opposizione, sindacati. Lo abbiamo amato tutti. E tutti, insieme, compatti – sforziamoci – dobbiamo portare avanti la sua rivoluzione, perché tale è. Ti perdoniamo anche di aver tifato così smaccatamente il Milan però, ‘Oi Salva’, dacci un occhio da lassù… tanto alla barca ci pensano Marco e Franco”.

Il ricordo del dottor Brunello Brunetto: “Otto anni fa Salvatore ha iniziato un prestigioso incarico in Asl2. Ed in quell’occasione inviai una mail formale alla sua segreteria. Una semplice lettera di auguri e messa a disposizione nella quale ovviamente gli davo del ‘lei’. Mi rispose: ‘Bru, sei impazzito? Mi dai dei lei? Vediamoci per un caffè’. Era un grande professionista, ma con sentimenti di ragazzo di paese. È sempre stato così, professionista e fuoriclasse, ma sempre ragazzo di paese”.

Savonese nato a Loano il 30 ottobre 1963, laureato in Scienze Politiche ad indirizzo amministrativo all’Università di Genova, Giuffrida era appassionato di vela d’altura (era un agonista praticante molto riconosciuto nell’ambiente) e di calcio (tifoso milanista). Aveva iniziato la propria carriera nella Asl Finalese-Santa Corona come direttore del personale. Poi, dopo qualche anno in Telecom nella Direzione Clienti toscana, il passaggio nel 2003 a Datasiel/Liguria Digitale come vicedirettore del dipartimento sanità. Nel febbraio 2017 era diventato direttore amministrativo della Asl 2 savonese, ruolo che ha ricoperto fino a settembre 2018 quando è stato chiamato a ricoprire il posto di direttore amministrativo del San Martino. A fine 2020 la promozione a direttore generale.

Sotto la sua direzione il policlinico ha affrontato l’emergenza Covid, confermandosi un punto di riferimento per la gestione della pandemia in Liguria. Il suo nome era anche stato tra i “papabili” per guidare l’assessorato alla sanità della giunta Toti, prima che la scelta ricadesse su un altro professionista di punta del San Martino, l’ex primario del pronto soccorso Angelo Gratarola.

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