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Eccellenza. Gianmaria Genta, il figliol prodigo che fa ritorno: “Finale è casa mia”

Il centrocampista classe 1991 ha diverse motivazioni in corpo: "Voglio rifarmi dalla retrocessione a Pietra. Ora è inutile guardare la classifica, testa al campo"

Generico dicembre 2022

Finale Ligure. Un corteggiamento che è andato avanti per diverso tempo, un pensiero che è balenato immediatamente nella mente del sodalizio di via Brunenghi. In fondo non c’è da stupirsi che il nome di Gianmaria Genta susciti bei ricordi nell’ambiente finalese, visto che nei suoi cinque anni al Borel è arrivato addirittura il salto in Serie D e, l’anno successivo, una stagione al quinto posto con il raggiungimento dei playoff. Le due Coppe Italia vinte sono un’ulteriore conferma alla regola.

Il mese di dicembre rappresentava l’occasione per far sì che Genta e il Finale potessero ritrovarsi, così è stato e sarà già a disposizione di Ferraro per la partita di domani contro il Baiardo. Un innesto che serviva particolarmente per la manovra del centrocampo del Finale, conoscendo le ottime qualità tecniche e di visione di gioco del classe 1991.

Sono tornato a casa – queste le sue prime parole nuovamente in giallorossoblù -. Qui ho vissuto esperienze splendide che non dimenticherò mai. Devo ringraziare il Pietra perché sono stati tre anni belli. La società è seria e al suo interno ha delle brave persone che, per esempio, mi hanno lasciato andare via senza alcun problema. Questo non è comune, soprattutto nel mercato di dicembre”.

Una stagione che sarà diversa dalle altre da lui disputate. Il ridimensionamento della rosa risalente a questa estate ha portato ad un cambiamento pressoché totale rispetto alle precedenti annate. Certo in questi ultimi tre anni Genta ha giocato al De Vincenzi, tuttavia nelle sue esperienze finalesi era un’abitudine avere Pietro Buttu in panchina: “Ormai è da un mesetto che mi sto allenando. In questi anni non sono mai riuscito ad iniziare la stagione ad agosto per via dei miei problemi di lavoro. Quindi ogni volta penso di smettere, però a settembre mi manca il calcio e allora riprendo sempre. Il gruppo attuale del Finale è molto giovane ma secondo me ha del bel potenziale. Mi piacciono molto Brollo e Risso sulle fasce e Chiarlone in difesa. Ora so che in squadra avrò più responsabilità del solito, essendo uno dei più esperti con Scalia e Illiante, per poter dare il buon esempio a tutti. Ferraro? Un allenatore d’esperienza e preparato, mi sto trovando bene con lui. Nelle ultime partite non si sono fatti punti, quindi è normale che ci sia stata un po’ di tensione, ma fa parte del gioco”.

Il campionato è ancora lungo e le squadre sono cortissime tra di loro – continua – a dimostrazione del grandissimo equilibrio che sinceramente non mi sarei aspettato. Anche l’Imperia e la Lavagnese hanno perso un sacco di punti, oppure vedere il Rapallo in fondo alla classifica e l’Arenzano terzo in classifica. Guardare adesso la classifica non ha senso, bisogna lavorare sul campo per toglierci le nostre soddisfazioni e provare a salvarci il prima possibile“.

E la motivazione personale non è mai variata, soprattutto in una piazza come quella di Finale: “Giocare per la città dove si è cresciuti spinge a dare sempre quel qualcosa in più. Quando giocavo a Pietra i miei parenti sono venuti a vedermi pochissime volte. A Finale, invece, erano sempre presenti”.

Proprio in relazione alla passata stagione, Genta ha spiegato cosa non ha funzionato nella sua esperienza biancoceleste: “Non è andata bene per la particolarità degli anni. Lo scoppiare della pandemia ha influito tantissimo, con diverse interruzioni in momenti in cui stavamo andando alla grande. Lo scorso anno, invece, c’è stata una vera e propria ingiustizia. Eravamo una squadra forte, che sapeva giocare benissimo a calcio, e siamo finiti in Promozione con ben sette retrocessioni. C’è da dire che abbiamo commesso tanti errori, questo è innegabile, ma non meritavamo assolutamente di retrocedere“.

Allora è proprio da questa delusione che il centrocampista vuole ripartire: “Ero tra i più esperti e quindi dovevo rappresentare al meglio la squadra, cercando di portarla alla salvezza. Non ci sono riuscito e mi sono preso anche le mie responsabilità. Ora è arrivato il momento giusto per rifarmi“.

 

 

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