Dopo 4 anni

Incendio alla sede dell’Autorità Portuale, entro novembre la decisione sul futuro dell’immobile fotogallery

Lo scorso giugno l'appello del sindaco che aveva chiesto un intervento immediato

Savona. Entro novembre sarà presa una decisione sul futuro della nuova sede di Autorità Portuale andata a fuoco il 23 ottobre 2018, un rogo tanto improvviso quanto spaventoso, che ridusse l’intero edificio a un ammasso annerito in meno di due ore. Lo ha detto Paolo Piacenza, segretario generale di Autorità Portuale, a margine del workshop dedicato alla sostenibilità su Costa Favolosa, in porto a Savona.

“Siamo dovuti stare fermi in attesa degli esiti e delle verifiche che gli organi giudiziari stavano ponendo in essere – ha spiegato -. Quando abbiamo avuto lo svincolo del bene ci siamo immediatamente attivati“.

Nei mesi scorsi è stato dato incarico ad una società di ingegneria per una verifica su quello che è rimasto e su quello che è possibile recuperare. Allo stesso tempo sono già in corso dei lavori, eseguiti da una ditta specializzata, per lo smaltimento dei rifiuti: la ditta rimuoverà i materiali che derivano dall’incendio.

“Siamo fiduciosi – ha concluso – di avere entro la fine di novembre o anche qualche giorno prima i primi risultati di questa indagine al fine di poter valutare quale futuro dare alla nuova sede, quindi se realizzarla mantenendo gran parte di quello che ancora esiste”.

La cronaca dell’incendio

L’allarme poco dopo le 13: la densa colonna di fumo, visibile anche a grande distanza, invade le vie della città della Torretta scatenando il panico tra gli abitanti. Immediata la chiamata ai soccorsi e tempestivo l’intervento dei vigili del fuoco, che inviano sul posto l’autoscala, un’autobotte e due squadre. L’edificio, costato 8,4 milioni di euro, era stato inaugurato appena una manciata di mesi prima.

In breve tempo il rogo assume dimensioni importanti, e IVG inizia a raccontare tutto in diretta.

Intorno alle 14 le forze dell’ordine iniziano a transennare l’area, allontanando e tranquillizzando i presenti, mentre i vigili del fuoco continuano le operazioni di spegnimento del rogo, che ha già praticamente “divorato” l’intero edificio. Contemporaneamente inizia frenetica la “conta” dei dipendenti per capire se alcuni di loro, o altri addetti ai lavori o cittadini potessero essere all’interno dello stabile al momento del rogo: emergerà che fortunatamente tutte le circa 40 persone presenti nell’edificio sono riuscite a uscire, senza feriti o intossicati.

L’incendio è terrificante: parti di lamiera si staccano dalla facciata e precipitano al suolo, mentre le fiamme raggiungono anche le auto parcheggiate nelle vicinanze dello stabile.

Intorno alle 14.20 l’incendio sembra quasi domato, quando riprende vigore nella parte superiore della torre: le fiamme sono “vive” e continuano a “piovere” porzioni di lamiera e detriti. Verso le 15 viene dichiarato sotto controllo: “L’aria risulta pulita e priva di quantitativi di eventuali agenti dannosi per la salute – spiega il caposquadra dei vigili del fuoco – e dall’Autorità Portuale ci hanno garantito che tutti i presenti all’interno dell’edifico al momento del rogo sono riusciti ad uscire in tempo”.

Arrivano anche i tecnici di Arpal, per i rilievi del caso, e l’allora sindaco Ilaria Caprioglio: “Stando alle analisi di Arpal non ci sono agenti inquinanti nell’aria ma, in via preventiva, abbiamo chiesto a tutti gli abitanti delle palazzine della Darsena e del centro di tenere le finestre chiuse”. La zona rossa è delimitata con le transenne. Quando l’edificio si raffredda inizia finalmente la bonifica.

Nei mesi e negli anni successivi le indagini ricostruiranno man mano l’accaduto: il terrazzino da cui sono divampate le fiamme, l’effetto “camino” dovuto all’intercapedine tra la facciata interna costruita in Argisol (un materiale plastico altamente infiammabile) e i pannelli colorati in alluminio (ignifughi). Nove persone vengono iscritte nel registro degli indagati. Emergono errori nella costruzione e nell’abbinamento dei materiali. Nel giugno 2019 viene disposta addirittura una vera e propria “simulazione” all’interno della caserma dei vigili del fuoco di Velletri, con la ricostruzione del muro esterno e il montaggio dei pannelli ignifughi sulla facciata. La conclusione a cui giunge il perito è che a rendere così violento e rapido l’incendio siano stati due dettagli costruttivi: la mancata intonacatura della facciata “interna” e la distanza tra quest’ultima e i pannelli esterni con cui era rivestita.

Al momento dell’incendio non esisteva una norma che obbligava costruttori e direttori lavori ad intonacare l’Argisol, soltanto linee guida dei vigili del fuoco, di applicazione volontaria. L’inchiesta per incendio doloso viene quindi derubricata a incendio colposo. Poi, dopo più di due anni, arriva la richiesta di archiviazione.

Quattro anni dopo la struttura è ancora lì, devastata dalle fiamme, a ricordare quel rogo. Un’immagine certo non piacevole, tanto che lo scorso giugno il sindaco Marco Russo ha scritto una lettera a Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, chiedendo un intervento immediato: “La sede andata a fuoco è simbolo di degrado, dequalifica la città”. Ma per ora quel moncherino nero è ancora lì.

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