La storia

Nucleare d’attualità, da Vado l’intervista di un figlio al padre: “Com’era lavorare in una centrale?”

Dalla Liguria all'impianto Enel di Trino Vercellese, attivo tra gli anni Sessanta e Ottanta

Generico settembre 2022

*L’articolo è stato scritto da Carlo Occhiena, genovese, figlio di Giovanni, uno dei dipendenti della centrale nucleare di Trino Vercellese, tra i tre impianti attivi in Italia fino agli anni Ottanta.

Genova. Il dibattito sul nucleare in Italia ha avuto un andamento sinusoidale: anni di attività, anni di silenzio, anni di battaglie e livore, e anni di passività totale.

 Per chi come me è nato negli anni Ottanta, il nucleare è legato tuttalpiù a qualche vago ricordo sul referendum (tornano alla mente gli adesivi dei Verdi con il sole che ride) o su Chernobyl. Poco altro.

Ma nel mio caso il tema del nucleare ha avuto un connotato diverso: mio padre Giovanni Occhiena, infatti, iniziò proprio con il nucleare quella che fu una lunghissima carriera in Enel. Anzi, E.N.E.L, Ente Nazionale Energia Elettrica, azienda statale che gestiva il monopolio dell’energia elettrica.

Visto che il nucleare in generale – e nello specifico anche la centrale di Trino Vercellese – è tornato di attualità nel clima pre-elettorale e per via della crisi energetica globale, ho pensato di raccogliere la sua testimonianza diretta per capire un po’ meglio cosa volesse dire, davvero, lavorare in una centrale nucleare.

Ciao papà, mi hai raccontato tanti aneddoti sul tuo periodo di lavoro alla centrale nucleare ma alcuni dettagli non mi sono mai stati chiare: quindi per prima cosa ti chiedo che ruolo avevi esattamente nella centrale nucleare dove lavoravi, quella di Trino Vercellese, e per quanto tempo ci hai lavorato?
Ho lavorato tre anni a Trino, ero nel reparto regolazione che ha il compito di verificare, tarare e se necessario riparare tutti gli strumenti e dispositivi che controllano il funzionamento delle centrale, sia della parte convenzionale sia di quella nucleare
”.

Come sei arrivato a lavorare in una centrale nucleare? Era qualcosa che cercavi o è capitato per caso? Eri molto giovane… Forse subito dopo le superiori?
Enel mi chiamò per l’assunzione quando stavo facendo il servizio militare, quindi saltò tutto, a fine servizio mi presentai dicendo che ero disponibile e dopo un po’, essendosi liberato un posto a Trino, venni chiamato e andai. Avevo 21 anni“.

Come hanno reagito amici e parenti a quell’assunzione? C’era un clima disteso attorno al nucleare o l’idea di lavorare in quell’ambito sul campo metteva già preoccupazione?
I miei genitori, soprattutto mio padre, considerava l’Enel il posto più bello del mondo e nessuno era preoccupato“.

Come è stato l’impatto in centrale? Che clima hai trovato? Ospitale o molto competitivo? Sbaglio o mi dicesti che il tuo primo capo spronò i colleghi a metterti subito alla prova, senza troppa delicatezza?
Trovai persone molto disponibili e serie e per quanto riguarda l’inserimento andò così: io avevo già lavorato in cantiere alla centrale di Vado Ligure, proprio nell’ambito della regolazione, e lo feci presente. Il giorno stesso del mio ingresso stavo leggendo un dispensa sul funzionamento della centrale, cosa di cui non sapevo nulla, quando entrò in reparto il capo.centrale in persona, un ex ufficiale della Marina, che disse al mio capo di ‘non tenermi in naftalina’, che ‘la centrale non era un collegio’ e dato che avevo già una certa conoscenza del campo di mettermi subito al lavoro. Il giorno dopo mi dettero la borsa dei ferri e andai a fare le mie prime tarature. Era il 1969. Solo una decina di anni dopo chi entrava in Enel fra corsi, controcorsi e giri dei reparti, incominciava a lavorare almeno tre o quattro mesi dopo l’assunzione“.


Che tipo di persone lavoravano alla centrale? Oggi il nucleare è collegato a profili molto alti, specifici, con un forte e mirato background universitario. Era così anche ai tempi?

La struttura organizzativa era identica a quella delle centrali convenzionali, nessuna particolarità. La cosa che notai era però la serietà delle persone, in parte dovuta al fatto che era un ambiente piemontese e forse, ma non credo più di tanto, al fatto che la centrale era nucleare. Alla centrale di Vado Ligure trovai comunque un ambiente molto diverso, più ridanciano e disinvolto“.



Come si presentava la centrale a livello ambientale? Era molto visibile o più o meno integrata?
La centrale era, anzi è, in mezzo alla campagna, con tutte le sue strutture ben visibili. I trinesi erano orgogliosi della loro centrale e lavorarci era una garanzia di capacità e onestà. Correva la frase ‘l’è un brav fiol, travaia intl’atomica’, ‘è un bravo ragazzo, lavora alla centrale nucleare

’“.

E per quanto riguarda la sicurezza? Ricordo che eri solito dirci che “tu alla nostra età eri già a cavallo di un reattore nucleare”. Era davvero un clima così disinvolto?
Dipendeva da persona a persona, tutti rispettavano le regole di sicurezza, ma certi, come avviene in altri settori del resto, si buttavano sul lavoro senza tante precauzioni, altri erano più prudenti e cauti“.

Mi ricordo che ci parlavi spesso di controlli anche molto rigorosi sulla salute dei lavoratori, mi pare che fosse obbligatorio fare la doccia ogni giorno. Ricordi qualcosa di particolare su questo tema? Lavorare con materiale radioattivo generava forte stress nei lavoratori?
La centrale era praticamente divisa in due, la parte nucleare detta zona calda, e quella convenzionale, zona fredda. Per lavorare in zona calda bisognava cambiarsi completamente con tuta bianca, scarpe da ginnastica, cuffia per i capelli e si indossavano i dosimetri per le radiazioni assorbite, all’uscita si passava sotto vari scanner e se erano ok si usciva e ci si ricambiava, se andavano in allarme si vedeva dove era il problema, magari erano solo le scarpe, che allora passavano in una lavanderia apposita, se era necessario si faceva la doccia, ma non era obbligatorio se non necessario“.

E sul fronte della salute?
Era obbligatorio ogni sei mesi o un anno, a seconda dei posti in cui si aveva lavorato, effettuare il ‘total body’, ci si sedeva su una poltrona e un sensibilissimo contatore geiger scannerizzava il corpo per una mezzora, se l’unico picco presente era quello della radiazione emessa dal potassio contenuto nelle ossa di ciascun essere umano eri ok
”.

Dal punto di vista strategico si parlava già di energie rinnovabili? O il futuro energetico del paese era indirizzato abbastanza chiaramente sull’energia nucleare?

Non esisteva nemmeno la parola ‘energia rinnovabile’. All’epoca erano funzionanti tre centrali, Trino, Latina e Garigliano, poi venne Caorso e si parlava di arrivare a venti centrali in Italia, ma accadde Chernobyl e i due impianti che erano in costruzione, Trino 2 e Montalto di Castro, vennero riconvertiti in corso d’opera, uno in turbogas e l’altro in un museo“.


Hai vissuto anche il periodo del referendum? Quale era il tuo parere in merito? Nell’ambito del lavoro quella situazione era vissuta con serenità o con frustrazione?
Ai tempi del referendum non ero più a Trino, ma il referendum fu in pratica una scusa per fermare tutte le nucleari. Il referendum chiedeva se si era favorevoli o no alla costruzione di nuove nucleari, non di fermare le esistenti, la dismissione portò a uno spreco enorme di soldi e di risorse che ancora adesso paghiamo“.

Dopo l’esperienza nel nucleare hai proseguito fino alla pensione nella centrale a carbone di Vado Ligure. Un contesto non meno controverso, tanto che poi anche questa centrale è stata chiusa dopo anni di indagini. Pensi che le due esperienze siano state molto diverse tra loro o simili in qualche modo?
L’inquinamento prodotto dai due tipi di centrali è diversissimo, la nucleare non inquina l’aria ma genera il problema delle scorie radioattive, dove e come conservarle in sicurezza. La convenzionale a carbone inquina l’aria e alla luce dei cambiamenti climatici non è più sostenibile, ma il comune denominatore che accomuna qualsiasi tipo di generazione elettrica anche rinnovabile è sempre lo stesso: ‘non nel mio giardino’. Questa è l’opinione dominante“.

Siamo all’ultima domanda. Si parla di riaprire proprio la centrale di Trino Vercellese: che emozioni ti suscita questa notizia?
Ti dico nessuna, perché sono sicuro che non succederà mai


”.

Ciao papà grazie per l’intervista e a presto!



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