Magazine

Per un pensiero altro

La domanda sbagliata

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

pensiero altro 21 settembre 2022

“Prima di valutare se una risposta è esatta si deve valutare se la domanda è corretta” ci spiega il fondatore del Criticismo Immanuel Kant. Una simile posizione rovescia “criticamente” la questione che, in un’ottica convenzionale sostiene che possono esistere solo risposte sbagliate mentre, cambiando la prospettiva, ecco che diviene possibile che l’errore sia nella domanda e che, per essere ancor più espliciti, a una domanda scorretta possa far seguito una risposta corretta che, pertanto, diviene “correttamente sbagliata”. Già immagino lo sguardo ironico di qualche lettore che, barricandosi dietro lo schermo protettivo del pragmatismo del buon senso che accompagna “ogni essere umano che vive nella realtà e non nel tuo mondo della filosofia” (come mi ripeteva spesso mio padre), afferma che la domanda, proprio poiché non sta dando risposte, non può essere scorretta. Paradossalmente questa posizione, apparentemente anti sofistica e anti filosofica, rimanda all’atteggiamento di due padri fondatori della sofistica e della filosofia, Socrate e Cartesio. Il primo interrogava chiunque ponendo la domanda “Ti estì”, che cos’è, il secondo suggeriva come principio gnoseologico il “dubbio metodico”. Il buon Socrate nel suo approccio presupponeva la necessità dell’esistenza di una risposta certa senza preventivamente mettere in discussione la fondatezza della sua premessa: esiste una definizione certa che, per sua stessa natura, non può cambiare che altrimenti negherebbe il concetto stesso di definizione? Una tale posizione dà per acquisiti una serie interminabile di preconcetti e presunte verità che rendono quantomeno “criticabile” il dogma prospettico socratico. L’approccio del cosiddetto “scetticismo razionalista” fondato da Descartes si presta all’osservazione di Marin Mersenne, teologo e matematico, che già nel 1630 sottolineava il presupposto non soggetto al dubbio in Cartesio che era la certezza dell’esistenza di Dio. Lungo questo solco critico arriviamo fino ai giorni nostri quando Rodney Stark, sociologo americano, scrive in “La vittoria della ragione” che Cartesio “giustificò la sua ricerca delle “leggi” naturali sul fatto che tali leggi dovessero esistere perché Dio era perfetto e agiva “nel modo più costante e immutabile possibile”, tranne che nelle rare eccezioni dei miracoli”.

Il mio argomentare espresso in questa breve premessa non è certo esaustivo del problema e, al contrario, suggerisce infinite ulteriori domande sia procedendo in avanti che a ritroso lungo gli itinerari del pensiero, ma non ho intenzione di renderlo ancor più complesso e accessibile ai soli “addetti ai lavori”, al contrario, offrendolo alla corrosiva analisi di un “pensiero altro” nel senso di riconoscerlo e fondarlo nel nostro quotidiano, mi affido a una domanda che mia figlia, allora ancora piccina, mi rivolse nel corso di una spazzolata al suo pony minacciato da ingordi tafani: “Papà, perché esistono i tafani?”. Per chi non abita in un bosco ma in una città la domanda può trasformarsi in “perché esistono le zanzare?” Come ben ci spiega Daniel Dennet l’espressione “perché?” è bifronte, può intendersi come “per quale motivo?” oppure “come mai?”, potremmo sintetizzare precisando che il primo senso del termine richiede la ricerca del fine, il secondo la causa. Ne consegue che a seconda di quale dei due significati vado a riconoscere alla domanda cercherò di fornire una diversa risposta, evidentemente potrebbero essere entrambe sia corrette che scorrette, ma in questo momento ci interessa riflettere su di esse non per chiarirne la valenza epistemologica ma per riuscire a verificare la correttezza e le complesse implicazioni gnoseologiche contenute nella apparentemente inoffensiva interrogazione di mia figlia.

“Per quale motivo esistono i tafani (zanzare)?” La risposta potrebbe essere che rientrano nella catena alimentare, si nutrono del sangue dei mammiferi e divengono nutrimento di uccelli insettivori, rettili o altri insetti. O ancora si potrebbe teorizzare l’esistenza di un progetto intelligente che ha pre determinato una sorta di equilibrio naturale nel sistema universo costruendolo secondo la regola di causa effetto e selezione naturale di darwiniana memoria. Alternativa sarebbe immaginare una sorta di lotta perenne per la sopravvivenza all’interno della quale il “gene egoista”, per dirla con Richard Dawkins, per una serie di combinazioni verificatesi nella lotteria del tempo nel corso di miliardi di anni è riuscito a sopravvivere nella forma del tafano. Mi sembra importante, alla luce dei rimandi all’opera di Charles Darwin, citare una sua affermazione del 1868: “L’espressione “selezione naturale” per certi versi è sconveniente, perché sembra implicare una scelta consapevole, ma ciò diviene trascurabile quando se ne prende familiarità. […] Per questioni di brevità, io parlo talvolta della selezione naturale come di un potere intelligente; allo stesso modo in cui gli astronomi dicono che l’attrazione di gravità governa i movimenti dei pianeti”. Nello sviluppo delle possibili risposte che avrei potuto fornire a mia figlia mi ritroverei così a intrecciare i due significati plausibili della domanda, cioè le starei implicitamente dando una spiegazione anche del “come mai?” Intanto mia figlia è lì che mi osserva e si stupisce di come un papà non sia in grado di chiarire il suo dubbio su una questione tanto semplice.

In realtà la domanda è sbagliata e la risposta potrebbe essere “perché si” oppure, e questa fu la mia scelta ancor più destabilizzante per la povera bambina incolpevole di tanto padre, “bella domanda, e sai cosa si chiedono i tafani? … perché esistono gli umani? Già, ti sei mai chiesta perché esistiamo? Non vorrai farmi credere che avrebbe un senso rispondere che esistiamo per consentire ai tafani di succhiare il nostro sangue e interrogarci sulla ragione della loro esistenza?” Mia figlia si limitò al silenzio, credo che concluse che, non conoscendo la risposta alla sua domanda, avessi cercato di spostare la sua attenzione su un diverso argomento. Non potrò mai sapere se la mia supposizione fosse esatta, è passato tanto tempo e quando le ho rammentato la vicenda non ne aveva alcun ricordo, ma torniamo alla questione molto meno personale: allora esistono domande sbagliate? Secondo l’affermazione di Claude Lévi-Strauss “La mente scientifica non fornisce tanto le risposte giuste quanto le giuste domande”, pertanto è plausibile che altri approcci possano porre domande sbagliate. Se pongo la domanda “Chi ha creato l’universo” devo capire che non è una domanda ma un’affermazione che induce inevitabilmente a un approccio vincolante e limitante dando per scontato progetto e progettista. In Australia sono documentati termitai che nulla hanno da invidiare alla meraviglia della Sagrada familia di Gaudì, come spiegarci simile meraviglia: esiste un architetto termite, è stato il caso, il creatore del tutto ha previsto e voluto anche questo? In fondo la vera domanda è “perché esistiamo noi?”, noi che, probabilmente, siamo l’inevitabile risultato dell’universo che tenta di comprendersi. Lo so, il sorriso silenzioso di mia figlia è certamente condiviso da chi mi legge, allora affido la chiusa di queste righe a due giganti del pensiero. Stephen Hawking: “Fino a oggi la maggior parte degli scienziati è stata troppo occupata nello sviluppo di nuove teorie che descrivono che cosa sia l’universo per porsi la domanda perché?” Albert Camus: “L’assurdo nasce dal confronto tra la domanda dell’uomo e l’irragionevole silenzio del mondo”.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero. Clicca qui per leggere tutti gli articoli

Più informazioni

Vuoi leggere IVG.it senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.