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Per un pensiero altro

Il cellulare di Theuth

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

pensiero altro 14 settembre 2022

“[…] saranno richiamate le cose alla mente non più dall’interno di sé stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria ma per richiamare alla mente. Né tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l’apparenza perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di molte cose senza insegnamento, si crederanno d’essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni invece che sapienti. Chi crede di poter tramandare un’arte affidandola all’alfabeto e chi a sua volta l’accoglie supponendo che dallo scritto si possa trarre qualcosa di preciso e di permanente, deve esser pieno d’una grande ingenuità, … la scrittura è in una strana condizione… crederesti che [le parole scritte] potessero parlare quasi che avessero in mente qualcosa; ma se tu, volendo imparare, chiedi loro qualcosa di ciò che dicono esse ti manifestano una cosa sola e sempre la stessa. L’anima dell’uomo paga di avere dei simboli scritti a cui affidarsi, smetterà di riflettere sul vero significato del mondo e si ridurrà a ripeterli meccanicamente.” Così scrive Platone nel Fedro riprendendo un pensiero che proveniva dall’Egitto. In effetti si narra che la scrittura fu donata al popolo egizio dal dio Thot, che nel dialogo platonico appare come Theuth, ed è significativo che il termine scrittura nella antica lingua egizia si dicesse medu necer, parola del dio. Paredra di Thot era Seshat, signora dei libri e bibliotecaria celeste, in ogni caso, in entrambe le componenti della coppia divina viene ribadita l’origine sovra umana della scrittura.

Come altrimenti spiegarsi il meraviglioso passaggio analogico realizzato dalla mente umana? Un oggetto viene prima identificato da un suono, così nasce la parola, successivamente il suono viene tradotto in segno, ed ecco la scrittura, infine le regole indispensabili a organizzare il linguaggio sia scritto che parlato divengono le leggi stesse della realtà rappresentata generando il corto circuito logico che sovrappone la rappresentazione alla realtà fino a farle coincidere così da produrre una spirale ermeneutica che, finalmente, purtroppo o per fortuna, si trasforma nella rappresentazione ancor più sofisticata ed efficace della cosiddetta realtà virtuale. È ora opportuno ritornare alla replica, che sia per voce di un re o di un altro dio come riportato dalle diverse versioni del mito non è rilevante in questo contesto, ciò che mi sembra interessante sottolineare è il senso riposto e attualissimo della contestazione: le parole scritte si reputa abbiano in “mente” qualcosa ma rimangono solo segni che sono vuoti senza l’intervento di una “mente” dinamica, cioè l’uomo che le legge. Certo, questo vale anche per la parola intesa solo come strumento fonosimbolico e, ma forse ancor di più, con l’immagine virtuale. Le parole del testo platonico mi sembrano chiarissime: “L’anima dell’uomo paga di avere dei simboli scritti a cui affidarsi, smetterà di riflettere sul vero significato del mondo e si ridurrà a ripeterli meccanicamente.” È evidente che il termine anima nulla ha a che vedere con la connotazione assegnatale dalla teologia cristiana, in questo contesto sta a indicare la meravigliosa attitudine al pensiero che ha permesso al primate di sapersi uomo e che, mi sembra, venga oggi accantonata quasi come fosse uno sterile orpello, un’obsoleta vestigiale sopravvivenza di un peccato antico, consumato nel tempo in cui l’uomo pensava di avere il diritto – dovere di essere creatore e responsabile di sé e delle proprie scelte.

Gli aspetti centrali della questione possono essere individuati con chiarezza nel testo platonico: la memoria non accede più all’interno del soggetto ma si affida a qualcosa di a lui estraneo; sarà impossibile distinguere le opinioni dalla conoscenza così che “con loro sarà una sofferenza discorrere”; il comportamento non sarà più una scelta più o meno libera e creativa ma una meccanica imitazione di stereotipi; l’essere umano, unico capace di coscienza, cioè consapevolezza di sé come soggetto pensante e cosciente del proprio pensiero, rinuncerà a porsi la domanda che è all’origine della sua eccezionalità, qual è la vera natura dell’essere, il senso dell’esistere? Ho ridotto a solo quattro punti una questione così sfaccettata che richiederebbe una trattazione vastissima per ogni aspetto di sé, ma già è immenso il problema così posto, proviamo a visitarlo con un pensiero “altro” chiedendo ausilio all’idea di leggerezza tanto cara a Calvino come ci spiega nelle sue Lezioni americane. A margine rimane, convitato di pietra, l’algoritmo dell’intelligenza artificiale che va assumendo i caratteri dello sguardo divino, ma non rivolgiamo la nostra attenzione anche in quel senso, limitiamoci, per ora, a prendere coscienza di quanto la questione possa essere fondativa per la comprensione dell’oggi e l’edificazione di domani … bene, torniamo ai nostri quattro punti.

1 . la memoria non accede più all’interno del soggetto ma si affida a qualcosa di a lui estraneo; non è difficile riconoscere l’uomo contemporaneo che non ricorda nemmeno il numero di telefono del partner che tanto è memorizzato sul cellulare, figuriamoci la data della caduta dell’impero romano o dell’entrata in vigore della costituzione, e l’elenco è infinito poiché che senso ha occupare spazi mentali per memorizzare quando sarà sufficiente un semplice clic per riappropriarsi dell’informazione? Intanto questo livella il valore di ogni dato e ogni data a una notazione nella memoria virtuale e nel magma della memoria elettronica l’omogeneità dei valori li nullifica. Ne consegue che se ogni vissuto della mia memoria ha lo stesso valore, o non valore, e si colloca al di fuori dell’uomo, cosa rimane all’interno? 2 . sarà impossibile distinguere le opinioni dalla conoscenza così che “con loro sarà una sofferenza discorrere”, è evidente che i “loro” sono da intendersi come tutte quelle persone che hanno rinunciato alla conoscenza affermando che ogni opinione è lecita ma soprattutto valida quanto qualunque altra. A me sembra abbastanza evidente il pericolo in agguato, non ci trovo nulla di democratico e libertario in questa forma di “falso ugualitarismo illuminista” anche se credo che a molti sia occorso di faticare nel tentativo di discorrere con qualcuno che, celebrando il diritto all’opinione, mentre afferma una totale disponibilità ad accettare qualsiasi punto di vista, celebra la fondatezza del proprio, di fatto inconsistente ma tanto più strenuamente difeso e radicato, così da negare ogni alternativa. Chissà se in caso di un attacco di cuore sceglierà la competenza di un cardiologo o opterà per una ricerca in internet condotta dal vicino di casa? 3 . il comportamento non sarà più una scelta più o meno libera e creativa ma una meccanica imitazione di stereotipi. Non dilunghiamoci, sarà sufficiente fare quattro passi per i locali più di tendenza nel centro della città. 4 . l’essere umano […] rinuncerà a porsi la domanda che è all’origine della sua eccezionalità, qual è la vera natura dell’essere, il senso dell’esistere? Bene: la risposta si può trovare nel web? No? Allora non è importante, intanto mi guardo qualche video!

Il pericolo è che questo tragico impoverimento del tutto faccia si che “l’animale che parla” divenga una cosa in un mondo di cose, il linguaggio plasticamente si adegui al nulla che coglie e che malamente rappresenta negando all’uomo la consapevolezza del progressivo annichilimento del tutto, ancor più terribile sarà poi rivolgere l’attenzione all’io che, lungo questo piano inclinato, diverrà alla coscienza come e quanto questa saprà rappresentarsi inverandosi e finalmente ogni ingranaggio si rivelerà tale, perfetto al funzionamento del tutto senza più nemmeno tentare di comprenderne senso e fine, allora medu necer tornerà al silenzio dal quale è nato generando la coscienza umana.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero. Clicca qui per leggere tutti gli articoli

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