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Per un pensiero altro

Dai quaquaraquà agli uomini

"Per un Pensiero Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

Generico settembre 2022

“Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre”; chi pronuncia queste parole è un padrino mafioso, certo Mariano, che si rivolge al capitano Bellodi nel celebre romanzo di Leonardo Sciascia “Il giorno della civetta” editato per la prima volta nel 1961 per i caratteri dell’Einaudi. Le categorie individuate da Mariano, comprensibili nella particolare prospettiva di un capo mafioso, sono divenute uno schema molto spesso utilizzato e condiviso da molti rappresentanti anche della cosiddetta società per bene. Tutto sommato è facile riconoscere le caratteristiche suggerite da Sciascia che, nella loro “precisa genericità”, sono applicabili ancora oggi: può essere interessante provare ad attualizzare tali definizioni.

Una prima notazione preludiale mi sembra necessaria: il termine collettivo “umanità” indica l’insieme indistinto di animali della specie umana, indipendentemente dal colore della pelle e di qualsiasi altra differenza somatica, così come confessionale, culturale, censuaria, insomma è “una bella parola piena di vento”. Ma sappiamo bene che tutte le parole, soprattutto quelle più importanti come amore, libertà, rispetto, solo per citarne alcune, sono come dei sacchi, è necessario riempirle di significato affinché divengano davvero qualcosa e, appare evidente, a seconda di chi le pronuncia assumono valori anche profondamente diversi. Possiamo ora operare al fine di “riempire i sacchi” in questione, procediamo seguendo l’ordine suggerito dal grande scrittore però rovesciandolo, occupiamoci allora dei quaquaraquà. Il termine fonosimbolico tipico nella parlata siciliana si fonda etimologicamente sull’onomatopea che imita il verso delle anatre, reso famoso e popolare al grande pubblico dallo scrittore di Racalmuto, venne utilizzato nel 1987  all’interno di una questione politico – giudiziaria per indicarne il divulgatore. Abbandono la spinosa vicenda che rivestì in quegli anni una rilevanza giornalistica e culturale notevole per tornare ai giorni nostri. Nell’ambito mafioso chi starnazza come le anatre sono i delatori, uomini che non mantengono la parola data, specie alla “famiglia”, ma nel tempo è andata via via indicando chiunque parli senza fondamento, senza basi certe di quanto afferma, il sacerdote inconsapevole del “si dice” o, più conversazionalmente, un gran chiacchierone. Se dovessimo accettare il giudizio di Mariano la stragrande maggioranza dell’umanità risulterebbe disumanizzata, animalizzata, addirittura anatrizzata. Soprattutto oggi, nel tempo del social generalizzato, della comunicazione perenne intorno al nulla che diviene reale proprio in quanto virtuale, del “tutti hanno diritto di apparire è la democrazia del Web”, insomma, oggi, nell’era dell’anatra al potere, come possiamo uscire da un simile cul de sac? Semplice, i quaquaraquà sono gli altri, noi anatre siamo il normale … problema risolto, la maggioranza vince.

Risaliamo le gerarchie e arriviamo all’esercito dei piglia in culo. Ovviamente non si tratta di una categoria che rinvia ad abitudini di natura sessuale, l’espressione vuole indicare tutti i deboli che si lasciano ingannare e sottomettere senza trovare il coraggio e la forza per reagire. In epoca di globalizzazione omologante diviene difficile distinguere le due classi appena individuate, l’atto di sodomizzazione ha assunto connotati intellettuali più che fisici e la vaselina agevolatrice è facilmente acquistabile a poco prezzo lungo le vie invisibili della rete ma, ancora una volta, alcune tra le più fondative conquiste dell’illuminismo vengono travisate e il numero dei “lubrificati”, che “vanno diventando un esercito”, ne garantisce il diritto a partecipare all’orgia maggioritaria in stretto sodalizio con i quaquaraquà. Non ci curiam di loro e passiamo agli ominicchi: direi che potremmo riconoscerli in quelli che Hermann Hesse indicava come “dotati di scarso slancio vitale” … come non riconoscere il pre requisito indispensabile per poter accedere alle prime due categorie analizzate? Malinconicamente la palude nella quale l’individuo si va lasciando inghiottire rende tragicamente difficile riconoscere con precisione anche questi ultimi dai primi due “individui”. Mi torna alla memoria una coprofanica pagina dantesca (canto XVIII) nella quale il grande fiorentino descriveva  ruffiani, seduttori e adulatori che non si potevano distinguere gli uni dagli altri tanto che, pur osservando con attenzione, il poeta stesso non potè che vedere “un col capo sì di merda lordo, / che non parëa s’era laico o cherco”. Penso si possa parlare davvero di coprocrazia, il numero delle prime tre classi, a mio parere difficilmente distinguibili, ha raggiunto una tale quantità numerica che può ben ambire, per rimanere in ambito dantesco, a detenere “ambo le chiavi del cor di Federico”. Se Federico rappresenta a buon diritto l’immagine del potere, le due chiavi in un sistema bicamerale come il nostro … ma ancora una volta passiamo oltre.

Ci avviciniamo all’empireo di mariana concezione, finalmente qualcosa di vagamente umano: i mezzi uomini. Direi che è il momento di abbandonare la poesia in prosa di Dante per rivolgerci alla prosa poetico evocativa di Nietzsche. Prima di riprendere un passo chiarissimo dello Zarathustra è bene precisare che dove il pensatore tedesco parla di uomini io scriverò mezzi uomini e dove presenta la sua idea cardinale di “oltre uomo”, con grande modestia e reverenza verso il maestro, mi permetto con incrollabile fiducia di utilizzare la parola uomo. “Io vi insegnerò cos’è l’uomo. Il mezzo uomo va superato. […] Tutti gli esseri fino a oggi hanno creato qualcosa che andava al di là di loro stessi: e voi invece volete essere la bassa marea di questa grande ondata e tornare a esser bestie piuttosto che superare il mezzo uomo? Che cos’è la scimmia per per il mezzo uomo? Qualcosa che fa ridere, oppure suscita un doloroso senso di vergogna. La stessa cosa sarà quindi il mezzo uomo per l’uomo: un motivo di riso o di dolorosa vergogna. […] Una volta eravate scimmie, e anche adesso il mezzo uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia al mondo”. Non ho mai avuto pretese da oracolo o profeta, mi limito a raccogliere le esortazioni di chi è stato un maestro in questo ambito, però come possiamo non accorgerci del pericolo, noi ancora mezzi uomini, faticosamente in guerra per non lasciarci risucchiare  nel fango depersonalizzante della rete, della falsa democrazia, del potere del risentimento e della mediocrità, noi che, inevitabilmente spaventati, cerchiamo sguardi famigliari nel deserto della vita virtuale, come possiamo non tendere la mano gli uni agli altri per procedere sulla strada indicata da Nietzsche e “divenire noi stessi”, finalmente uomini, capaci di ascoltare la sinfonia sublime del proprio pensiero che reclama il diritto di essere “un pensiero altro”?!

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì.
Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista? Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero. Clicca qui per leggere tutti gli articoli

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