Grido di allarme

Caro energia: schizzano i prezzi del latte, timori per il futuro alla Frascheri di Bardineto

I continui rincari stanno mettendo in ginocchio l'intera filiera, provata anche dall'estate torrida e siccitosa

Frascheri Bardineto

Bardineto. Il “caro bollette” non risparmia nemmeno il settore alimentare, anzi, per i consumatori il carrello della spesa sta diventando economicamente sempre più pesante. Proprio i generi di prima necessità stanno subendo rincari considerevoli, come il latte sempre più vicino a due euro al litro. Nel savonese il grido di allarme per questa stagione di aumenti arriva dall’azienda Frascheri di Bardineto, leader nella produzione di latte e panna che opera sul territorio dal 1955, quando il fondatore, Egidio Frascheri, diede vita con altri soci ad una cooperativa sociale e dopo un paio di anni creó le basi dell’azienda odierna.

“Come tutte le realtà produttive stiamo subendo rincari energetici senza precedenti. Se la situazione dovesse perdurare la continuità aziendale è fortemente minacciata“, spiega il direttore commerciale Andrea Frascheri, che illustra le cause delle attuali difficoltà: “Cominciando dalla stalla, l’alimentazione animale necessita di mangimi che, già da mesi, hanno iniziato a scarseggiare e dunque a valere di più; così come i prezzi della corrente elettrica, necessaria per la mungitura, dallo scorso autunno hanno messo in seria difficoltà la raccolta del latte e hanno fatto incrementare i prezzi della materia prima all’ingrosso. Nei mesi più caldi la siccità ha reso ancora più complessa la situazione e ha causato un ulteriore aumento dei prezzi (vicino al cinquanta per cento). Avanzando nella filiera, purtroppo, si possono trovare decine di altri punti in cui la crisi ha comportato l’aumento dei prezzi: il packaging (carta e plastica sono in aumento costante da mesi), detergenti, prodotti disinfettanti, scaffalature per lo stoccaggio, per non parlare dell’energia, ovvero la voce più incombente nei costi dell’industria”.

Parlando proprio di filiera, la crisi parte dall’inizio, con allevatori in ginocchio che riscontrano da tempo molte difficoltà da cui dipendono i costi finali del prodotto.

“Noi ci approvvigioniamo sempre dai medesimi allevamenti, di dimensioni diverse tra loro: andiamo da piccoli allevamenti a gestione familiare sino ad allevamenti più strutturati con diversi dipendenti, tutti siti tra Piemonte e Liguria – sottolinea il direttore commerciale – Per il momento l’escalation sembra non essere arrivata al culmine, tutte le voci di costo stanno lievitando, dunque siamo molto preoccupati e crediamo che solo un intervento da parte del governo (già chiesto da Granarolo e Lactalis) potrà risolvere il problema. Altrimenti buona parte delle 24 mila stalle italiane dovranno vendere (o abbattere) i capi e chiudere (probabilmente per sempre), generando il crollo di un settore che conta duecento mila lavoratori e vale oltre sedici miliardi”.

E se si eliminasse il packaging (anche se fosse utopico tornare indietro di decenni con la scorta in bottiglie di vetro riciclabili) quanto inciderebbe sul costo finale? “È assolutamente inapplicabile poiché il packaging che utilizziamo è parte integrante del procedimento che determina la qualità e la durata del nostro latte e della nostra panna. Usiamo infatti un cartone particolare, creato appositamente per proteggere il prodotto dalla luce e che viene sterilizzato con un metodo che lo rende più efficiente nella conservazione del latte”.

“Anche il prezzo del vetro, del resto, è aumentato in modo indiscriminato e l’operazione non sarebbe più ecologica perché il packaging che “custodisce” il nostro latte è realizzato con cartone riciclato e riciclabile, quindi altamente sostenibile. L’eliminazione del packaging, dunque, oltre a essere infattibile, non avrebbe un’influenza così determinante, poiché, come si evince dai dati, la voce più gravosa è di gran lunga quella energetica”, conclude Frascheri.

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