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Canadair-motoscafo, Max Ferrari replica agli insulti: “Dio ha porto l’altra guancia, io vi prendo a calci nel c***o”

Dopo la collisione sfiorata con il mezzo aereo: "Mi hanno insultato con una cattiveria inaudita, senza conoscere i fatti. Io ero nel pieno della legge"

Albenga. “Dicono ci sia già stato un dio che ha porto l’altra guancia, io vi prendo a calci nel c***o”. Non ci sta Max Ferrari e torna a rispondere agli insulti ricevuti dopo l’episodio del scorso lunedì, quando con il suo motoscafo ha rischiato una collisione in mare con il canadair impegnato nello spegnimento dell’incendio che ha devastato l’entroterra albenganese. Fatto che gli è costato una denuncia da parte della Guardia Costiera che si sta occupando delle indagini.

Non si tratta della sua prima replica. A poche ore dalla notizia, come lui stesso ricorda nel nuovo video, il 49enne bergamasco che era al timone della barca di lusso aveva definito “parassiti e pezzenti” tutti coloro che gli hanno riservato “solo cattiverie”. “Più voi infierite, più la mia energia sale a livello esponenziale – aveva detto – Mi date la consapevolezza che io vi do fastidio e se io vi do fastidio, vuole dire che sto facendo bene e continuo a fare bene, nonostante voi pensiate che possa sbagliare. Io quando sbaglio pago, ho sempre pagato. Solo degli uomini possono capire cosa io ho pagato e voi non lo siete”.

Ed oggi ritorna a rivolgersi a quei “parassiti e pezzenti: “Dovrei definirle delle brave persone? Senza conoscere i fatti e la persona, mi hanno insultato con una cattiveria inaudita”.

Per quanto riguarda invece l’episodio, Ferrari (ex campione del mondo nautico ed oggi imprenditore edile) ha spiegato al Corriere della Sera: “Sono stato messo alla gogna mediatica. Vedono una barca da un milione e mezzo di euro che sfreccia e puntano il dito. Ma la verità è un’altra io ero nel pieno della legge. Non ho violato nessuna ordinanza perché non c’era nessuna ordinanza. Potevo stare lì e navigare perché non era stata fatta alcuna limitazione al transito in quello specchio di mare e non era stato dato alcun avviso. Non ho messo in pericolo nessuno, semmai sono stato messo in pericolo io con il mio equipaggio”.

E ricostruendo l’accaduto ha raccontato: “Lunedì il motoscafo doveva uscire in mare per alcune verifiche. Sono arrivati due meccanici dalla Lombardia e siamo andati al porto. Lì non c’erano avvisi, né cartelli. Niente di niente. Abbiamo salpato e abbiamo raggiunto la distanza di mezzo miglio dalla riva, quella per legge, prevista per mezzi della potenza del mio offshore”. Una volta a largo “ho portato il motoscafo a 60 nodi all’ora i meccanici hanno iniziato a lavorare e avevamo i cofani aperti. All’improvviso noto i Canadair e mi accorgo che uno va a tagliare la nostra rotta. Allora faccio l’unica cosa che potevo fare. Ho spinto al massimo i motori raggiungendo i 120 nodi. Nel filmato si nota. È stata una manovra azzardata ma l’unica per evitare il peggio. È lì che ho iniziato a dirmi: ma accidenti, perché non ci ha avvisato nessuno? Poi quando siamo tornati in porto l’altoparlante ha iniziato a dire che non si poteva navigare in quel tratto. Ho capito che qualcuno si era spaventato e cercava di correre ai ripari”.

 

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