A 4 anni dalla tragedia

Crollo ponte Morandi, finita la prima udienza: processo rinviato al 12 settembre

Oggi sono state presentate le richieste di costituzione di parti civili su cui i giudici decideranno fra due mesi

processo ponte morandi, Massimo Terrile, Walter Cotugno

Agg. ore 11. È stato rinviato al 12 settembre il processo per il crollo del ponte Morandi. Una udienza finita “con anticipo clamoroso” come ha sottolineato il presidente del collegio Paolo Lepri. Oggi sono state presentate le richieste di costituzione di parti civili su cui i giudici decideranno a settembre. Il tribunale ha calendarizzato udienze fino al 19 luglio 2023. Le altre questioni che verranno affrontate dopo la pausa estiva riguarderanno la eventuale esclusione dei responsabili civili, cioè coloro che pagheranno in caso di condanna.

Liguria. A distanza di quasi quattro anni dalla tragedia del 14 agosto 2018, oggi è partito ufficialmente il maxi processo per il crollo del ponte Morandi.

Cinquantanove gli imputati, tra ex vertici e tecnici di Autostrade e Spea (la società che si occupava di manutenzione e ispezioni), attuali ed ex dirigenti del ministero delle Infrastrutture e funzionari del Provveditorato. Le accuse, a vario titolo, sono omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro.

Per i pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno, buona parte degli imputati immaginava che il ponte sarebbe potuto crollare ma non fecero nulla. Aspi e Spea sono uscite dal processo patteggiando circa 30 milioni.

Presenti anche un centinaio di parti civili già ammesse, più del doppio quelle che aspirano a diventarlo: cittadini e aziende che sostengono di avere subito danni indiretti dal crollo e la successiva paralisi della viabilità della Valpolcevera, ma anche  sindacati o le altre associazioni che erano state escluse dal gup Paola Faggioni. Tra loro, a riproporre la richiesta ci sarà il comitato dei parenti delle vittime del ponte Morandi.

Il comitato presieduto da Egle Possetti era stato escluso per “carenza di legittimazione visto che è stato costituito dopo i fatti”. Ma per l’avvocato Raffaele Caruso, che difende gli interessi dei parenti delle vittime ci sono invece spiragli per ottenere il via libera alla costituzione.

Per quanto riguarda il comitato zona arancione, sono 180 le richieste di costituzione di parte civile: “Abbiamo due tipologie di danneggiati − spiega l’avvocato Andrea Mortara − aziende e privati. Per quando riguarda le aziende si tratta di piccoli e medi imprenditori che hanno subito un drastico calo di fatturato e in alcuni casi aziende che hanno dovuto chiudere. Una situazione particolare è quella dei soggetti privati su cui lanciamo una sfida, vale a dire far entrare nel processo coloro che hanno subito un danno nella loro vita di relazione, perché hanno passato per mesi ore nel traffico o perché non potevano andare a trovare i loro famigliari a causa dell’isolamento”.

A chi gli chiede se un numero molto alto di parti civili (sono circa 300 in totale quelle che proveranno a costituirsi stamani oltre alle 330 già ammesse) non rischi di rallentare eccessivamente il processo l’avvocato risponde: “Sarà il tribunale a decidere, noi ovviamente riteniamo non si debba sacrificare il legittimo interesse di chi ha subito danni enormi per la dinamica processuale”.

Il processo ha preso il via alle nove di questa mattina, nella sede del palazzo di giustizia, dove sono state destinate tre aule. Il collegio giudicante è composto dai magistrati Lepri, Baldini e Polidori, che dopo l’appello riceveranno le ulteriori richieste di costituzioni di parte civile.

Nel tendone siedono gli imputati con i loro avvocati, le parti civili già costituite con i loro legali fino al raggiungimento della capienza. Una seconda sala per seguire il processo è stata allestita in aula magna con collegamento video: si possono sedere le parti civili o aspiranti tali che non hanno trovato posto sotto la tensostruttura e anche il pubblico. Una terza aula del tribunale, l’aula Borré in corte d’assise, è invece riservata alla stampa.

Il divieto di riprese e di diffusione di materiale video a partire dalla seconda udienza ha suscitato proteste da parte della stampa cittadina, che questa mattina sarà in presidio contro quell’ordinanza del tribunale.

L’udienza di oggi è, naturalmente solo l’inizio: il tribunale dovrà fissare un fittissimo calendario di udienze a partire da settembre che se da un lato, assorbiranno buona parte delle risorse umane e in termini di spazi della sezione penale, dall’altro dovrebbe consentire di arrivare a una sentenza di primo grado entro la prima metà del 2024.

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