La corsa monumentale

Podismo, sabato sera va in scena la Borgo by Night Running

Lungo un percorso di 4,69 chilometri che tocca le bellezze storiche di Finalborgo

Borgo by Night Running

Finale Ligure. La Borgo by Night Running è una corsa podistica, non competitiva, di circa di 5 chilometri (precisamente 4,69) che si sviluppa a Finalborgo, lungo un percorso ricco di opere d’arte, che rappresentano la Storia del finalese e che si terrà sabato 23 luglio con partenza alle ore 20.

La gara è stata ribattezzata “la Corsa Monumentale” per ciò che si può ammirare lungo il percorso con partenza da Finalborgo (Piazza Porta Testa) per passare da Perti e rientrare a Finalborgo (sempre in Piazza Porta Testa, attraversando Piazza Santa Caterina e Via Lancellotto).

Iscrizioni online su www.appnrun.it fino al 22 luglio alle 24 a € 10 e a € 5 per i tesserati delle società iscritte al Consorzio Liguria Running e Walking. Una Regione in Movimento. Iscrizioni a € 12 il giorno della gara dalle 16 alle 19.45/ Ritiro pettorali e gadget (per i primi 200 concorrenti il gadget dell’evento, dal 201 gadget generico) dalle 18 alle 19.45.

Premiazioni per i primi 5 uomini e le prime 5 donne, premi di categoria accorpati per i primi tre di ogni categoria M/F (fino ai 34 anni M/F, dai 35 ai 44 anni M/F, dai 45 ai 54 anni M/F, dai 55 ai 64 anni M/F, dai 65 in su).

La Borgo by Night Running è un evento Asd RunRivieraRun, in collaborazione con il Comune di Finale Ligure e grazie al compianto assessore allo Sport Claudio Casanova, scomparso alcuni giorni fa e figura di grande riferimento per tutto lo sport finalese.

Grazie per il sostegno a Finalborgo.it, Noberasco, Giovannacci Caffè, Gelateria Bar Centrale, Bagni Lido di Borgio Verezzi, Ultimate, Weleda, Fondocasa e il Consorzio Liguria Running e Walking. Una Regione in Movimento.

Parliamo del percorso.
Finalborgo fu Comune autonomo fino al 1927, in seguito accorpato a Finale Pia e Finale Marina.
Ebbe il maggior sviluppo durante il Medioevo, quando era la capitale del Marchesato di Finale, governato dai marchesi Del Carretto e sotto la Spagna (XVII secolo).
L’abitato venne sviluppato nell’entroterra finalese, non direttamente sul mare per essere più protetto contro i possibili sbarchi saraceni sulla costa, in un luogo facilmente difendibile: la confluenza del torrente Aquila con il torrente Pora, i cui alvei costituiscono un unico fossato naturale, in seguito rinforzato dalla cinta muraria cittadina, che difendeva l’abitato sui lati est-sud-ovest, mentre il lato settentrionale del paese era naturalmente protetto dallo sperone del colle del Becchignolo, che nei secoli venne fortificato con la costruzione di castel Gavone sulla cima e da una torre di raccordo a mezza costa inglobata successivamente nella fortezza di castel San Giovanni.
Fra il 1142 e il 1148 il marchese Enrico I Del Carretto detto il Guercio ereditò dal padre, Bonifacio del Vasto, il territorio della marca di Savona, di cui ottenne l’investitura da Federico Barbarossa il 10 giugno 1162. Mentre i comuni di Savona e Noli si rendevano indipendenti, i domini di Enrico furono suddivisi fra i suoi due figli.
Verso la fine del XII secolo Enrico II Del Carretto cominciò a utilizzare il titolo di marchese del Finale e cinse di mura il nucleo urbano, dando origine al “Burgus Finarii”, l’odierna Finalborgo. La famiglia Del Carretto governerà il Marchesato di Finale fino al 1602. Il paese passò poi sotto il dominio asburgico fino al 1713. In questo periodo il marchesato del Finale è uno scalo indispensabile per trasferire nei domini milanesi le truppe spagnole senza dover chiedere il permesso di Genova e per portare merci senza pagare gabelle. Finale ha quindi un grande sviluppo economico e artistico.
Con l’estinzione degli Asburgo-Spagna il marchesato di Finale venne ceduto ai genovesi, e Finalborgo perse di importanza. La Repubblica di Genova tenne in feudo il marchesato di Finale con alterne fortune fino al 1797 quando venne cancellata la legislazione feudale e fu istituita la Repubblica Ligure. Finale, quindi, fu inglobata prima nella Repubblica Ligure e poi nel Primo Impero francese napoleonico, sotto il quale i rioni di Borgo, Pia e Marina furono temporaneamente riuniti in un’unica amministrazione e inseriti nel neo-costituito Dipartimento di Montenotte.
Dopo la Restaurazione la repubblica ligure passò sotto il Regno di Sardegna nel 1814 e quindi dopo l’Unità d’Italia nel Regno d’Italia dal 1861. Nel 1877 il soppresso comune di Perti viene aggregato al comune di Finalborgo. Finalborgo rimase comune autonomo sino al 1927, quando i tre comuni di Finalborgo, Finalmarina e Finalpia furono fusi per costituire il comune di Finale Ligure-

Ecco che cosa potranno vedere i partecipanti in un percorso con un dislivello complessivo di circa 130 metri, partendo da Piazza Porta Testa.

Piazza Porta Testa
Dalla porta inizia l’animata Via Nicotera, uno degli assi viari principali del Borgo, dedicata al patriota risorgimentale e garibaldino, ministro dell’interno del Regno d’Italia, che nel 1877 decretò l’annessione del comune di Gorra e di Perti a Finalborgo. La porta, ampiamente rimaneggiata alla fine del XIX secolo con la sovrapposizione della torretta campanaria con orologio e con la realizzazione di un affresco raffigurante la Madonna tra santi nella parte interna, oltre all’arco a sesto acuto, conserva le originarie strutture difensive aggettanti su mensole in Pietra di Finale. La medievale porta Testa, dalla quale usciva la strada per Gorra e il Passo del Melogno o la valle di Calice, risale nel suo nucleo originale alla riedificazione attuata dal marchese Giovanni I. Lo indica l’iscrizione in caratteri gotici posta tra due stemmi a cuore, collocata nello spazio interno dell’arco, che ricorda il marchese quale esecutore dell’opera e la data della sua costruzione: il 10 giugno 1452.
Sulla Piazza si affaccia il Complesso Monumentale di Santa Caterina, ex convento domenicano risalente al 1359.

La Chiesa di San Sebastiano è un edificio religioso sito in via Perti Alto nella frazione di Perti a Finale Ligure, in provincia di Savona.
La chiesa fu edificata nel 1489 per volere del cardinale Carlo Domenico Del Carretto. L’edificio ha la particolarità di non aver subito trasformazioni di stile nei secoli successivi, a parte il rifacimento degli altari in stile barocco, presentandosi pertanto al suo stato originario di costruzione.
La facciata presenta tre oculi decorati da cornici in laterizio a tinte bianche e rosse e da archetti in stile gotico con cornice a dentelli; risalente all’epoca rinascimentale è il portale recante lo stemma cardinalizio del promotore della chiesa.
L’interno è diviso in tre navate, con abside quadrangolare, con colonne in pietra del Finale e archi tondi. Presso l’altare, a destra, è conservato un affresco datato al 1493 raffigurante il beato Damiano Fulcheri. Il campanile a vela è somigliante a quello presente presso la chiesa di Sant’Eusebio.

La Chiesa di Sant’Eusebio è un complesso religioso sito in via Perti Alto nella frazione di Perti a Finale Ligure, in provincia di Savona. Esso comprende due edifici religiosi distinti ed è sede della comunità parrocchiale omonima del vicariato di Finale Ligure-Noli della diocesi di Savona-Noli.
L’edificio più antico è di grande interesse storico e artistico. Risalente al XIII secolo, costruito in blocchi di pietra locale, presenta un campanile a vela (piuttosto inusuale in Liguria) e abside poligonale poggiante su una più antica circolare, che costituisce il profilo visibile esterno della cripta sottostante.
Questa risale all’XI secolo ed è il luogo di culto più antico[1] del territorio del Finale. All’interno sono custodite una copertura di sarcofago dell’alto medioevo e un frammento di un tegolone romano con iscrizione paleocristiana del 362, quest’ultimo la più antica testimonianza della diffusione del Cristianesimo in Liguria.
A fianco dell’antica chiesa sorge l’attuale parrocchiale, a pianta ottagonale, su progetto di Francesco Bagutti. Essa fu edificata a partire dal 1714, utilizzando in gran parte materiale proveniente dalla demolizione del vicino Castel Gavone, ordinata dalla Repubblica di Genova subito dopo l’acquisto del marchesato di Finale (1713).[2]

Castel Gavone (o Govone) era la sede principale dei marchesi Del Carretto, signori di Finale. È situato presso l’odierna frazione di Perti a Finale Ligure, in provincia di Savona.
Alla fine del XII secolo (molto probabilmente a partire dal 1172[1]) Enrico I Del Carretto o suo figlio Enrico II stabilirono una “caminata”, cioè un palazzo feudale, sopra il colle del Becchignolo, lo sperone roccioso che domina Finalborgo, capitale del marchesato; esso venne ampliato e fortificato da Enrico II nel 1217. Fu demolito parzialmente nel 1448 dalla Repubblica di Genova e subito ricostruito da Giovanni I Del Carretto tra il 1451 e il 1452.
Nel corso del secolo successivo il castello fu ulteriormente ampliato ad opera di Alfonso I Del Carretto, del figlio Giovanni II e del nipote Alfonso II. Il progetto di questi ampliamenti è un tipico esempio della cosiddetta “architettura militare di transizione” e sembra ispirato da Francesco di Giorgio, con cui Alfonso dovrebbe aver avuto occasione d’incontrarsi a Roma e forse a Milano. Il primo intervento fu l’aggiunta di un corpo di fabbrica triangolare culminante nella “Torre dei Diamanti” (circa 1490), una torre a forma di carena di nave e coperta da uno splendido bugnato. Il nuovo corpo serviva a difendere il castello da attacchi di artiglieria dal lato del pendio che scende verso il mare.
Poco dopo, nel secondo o terzo decennio del XVI secolo cominciò la realizzazione di una cinta rettangolare esterna, la cui costruzione fu completata negli ultimi anni di dominio carrettesco (ante 1558).
Ulteriori opere esterne, ma finalizzate alla sicurezza del castello, furono realizzate sotto il dominio spagnolo. L’intervento principale fu la costruzione nel 1643 di Castel San Giovanni, che protegge il pendio sotto il castel Gavone, impedendovi l’installazione di artiglierie nemiche[2]. L’ultimo importante intervento, opera di Gaspare Beretta nel 1674, fu lo sbancamento di uno spalto roccioso sul lato settentrionale, sempre per impedire che ci si potessero fortificare gli attaccanti. Simultaneamente furono realizzate alla base della cinta esterna una traversa, una punta e una strada coperta per impedire l’approssimarsi di genieri nemici.
Il castello fu nuovamente demolito da artificieri genovesi nel 1715 dopo l’acquisto del Marchesato da parte della Repubblica di Genova.
Il 29 dicembre 1989 il castello fu donato al Comune di Finale Ligure, che realizzò una prima fase di recupero finalizzato alla conservazione e alla fruizione turistica delle imponenti rovine.

Il Forte Castel San Giovanni è una fortezza nel comune ligure di Finale Ligure, in provincia di Savona, situata ad un’altitudine di 50 m s.l.m.
Dal dicembre 2014 il Ministero per i beni e le attività culturali lo gestisce tramite il Polo museale della Liguria, nel dicembre 2019 divenuto Direzione regionale Musei.
L’attuale Forte San Giovanni fu costruito allo scopo di rafforzare le difese dagli spagnoli dal 1640 al 1644 sui ruderi di un torrione risalente alla metà del XV secolo. Questo torrione (ricordato da Gianmario Filelfo e di cui si ha notizia da un disegno del 1571), costituisce oggi il corpo centrale, a pianta ottagonale, della fortezza.
Molto più recente del vicino Castel Gavone, ne costituiva una difesa avanzata e simultaneamente proteggeva e controllava Finalborgo, la capitale del Marchesato di Finale.
Venne spesso restaurato e ampliato nei suoi settori dagli spagnoli tra il 1674 ed il 1678, guidati dall’ingegnere Gaspare Beretta, che si occuparono del collegamento diretto con il borgo e dei rinforzi delle fortificazioni.
Fu abbandonato nel 1707 e nel 1713 ceduto dall’Austria a Genova, che lo demolì in parte.
Nel 1822 divenne un penitenziario, poi dal 1960 fu incamerato dal demanio e negli ultimi anni interamente restaurato.
Il Complesso Conventuale di Santa Caterina in Finalborgo fu fondato nel 1359 dai Marchesi Del Carretto quale chiesa destinata alle sepolture della famiglia, sito in Piazza Santa Caterina, sorse in un’area periferica contigua alle mura occidentali del Burgus Finarii, in prossimità di una delle porte d’accesso all’abitato (Porta Testa).
La chiesa medievale, officiata dai frati domenicani, era originariamente a tre navate scandite da colonne in Pietra di Finale.
Nello spazio absidale destro, noto come la cappella di Santa Maria degli Oliveri, alla fine del Trecento fu realizzato un importante ciclo di affreschi, con episodi della vita della Vergine e della Passione del Cristo, attribuito ad artisti toscani.
Lo slanciato campanile tardo-gotico era sormontato da una guglia ottagonale, crollata durante il terremoto del 1887 e recentemente ricostruita in acciaio.
Alla fine del XV secolo alla chiesa si affiancarono i due ampi chiostri rinascimentali con capitelli caratterizzati da un ricco repertorio decorativo comprendente molti stemmi carretteschi. Intorno ai chiostri, sormontati sul lato occidentale da due logge, gravitavano gli ambienti conventuali comprensivi di un grande dormitorio, della sala capitolare, della biblioteca, dell’infermeria e dei vani di servizio per la vita dei frati.
Con la crisi che coinvolse il Finale nella seconda metà del XIV secolo e il passaggio nel 1602 sotto la corona spagnola, il convento andò incontro ad una graduale decadenza.
Durante il periodo napoleonico, esso fu usato come caserma e ospedale militare.
Con la restaurazione dei Savoia, nel 1825 i frati domenicani tornarono in possesso dei loro beni, ma la vecchia chiesa non era più sentita come consona ai tempi e ai nuovi modelli architettonici, cosicché la municipalità di Finalborgo decise un suo radicale rifacimento.
Con la soppressione degli ordini ecclesiastici, nel 1864, i frati furono allontanati dalla loro antica sede e il complesso fu trasformato in penitenziario, funzione mantenuta fino al 1965. Nel campanile medievale si conservano le celle di rigore del carcere, accessibili al pubblico in un percorso ricco di suggestione, dove ancora si coglie la sofferenza di chi vi fu rinchiuso.
Dopo un iniziale recupero nel 1965-69, l’intero complesso fu restaurato nel 1992-2001, su progetto di Paolo Cevini, con la realizzazione di ampi spazi per mostre temporanee nell’Oratorio de’ Disciplinanti, di un Auditorium e Sala congressi nella chiesa, la collocazione della Biblioteca-Mediateca civica e l’ampliamento del Museo Archeologico del Finale. Ora è sede di molti eventi culturali e del Salone dell’Agroalimentare Ligure.

Per iscrizioni ed informazioni è possibile contattare la ASD RunRivieraRun al 0196898607 oppure via email a info@runrivierarun.it

Borgo by Night Running

Il percorso

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