Bagarre

Tensione in consiglio regionale, Lilli Lauro contro Medusei: “Ha rotto il c…, cambiamo presidente”

L'opposizione non vota il provvedimento per condannare gli Stati che prevedono il reato di omosessualità: "Atto parziale e ipocrita"

Generico giugno 2022

Liguria. Scontro tra Lilli Lauro e Gianmarco Medusei questa mattina in Consiglio regionale durante la discussione sull’ordine del giorno presentato da Veronica Russo (Fratelli d’Italia) sulla condanna da parte dell’Unione europea ai Paesi che prevedono il reato di omosessualità. Il provvedimento è stato approvato coi soli voti della maggioranza (16 favorevoli) mentre l’opposizione, pur presente in aula, non ha votato.

Ma a risaltare è stato soprattutto lo scontro interno alla maggioranza tra Lilli Lauro, consigliera della Lista Toti, e il presidente del Consiglio regionale Gianmarco Medusei (Lega). I toni si sono alzati quando Luca Garibaldi, capogruppo del Pd, ha chiesto di intervenire “per fatto personale” per rispondere alla consigliera dopo aver già parlato nel corso del dibattito.

L’esponente della Lista Toti ha contestato la richiesta ad alta voce, precisando che Garibaldi non era stato nemmeno citato, quindi Medusei l’ha invitata a “darsi una calmata” e ha ricordato che le decisioni spettano a lui. A quel punto Lilli Lauro si è girata verso i banchi della maggioranza e si è sfogata: “Ha rotto il c…, cambiamo presidente“. Le tensioni tra i due sono poi continuate nel corso della seduta.

L’ordine del giorno impegna il presidente Toti e la giunta a farsi promotori per chiedere all’Unione Europea di “condannare apertamente e prendere le distanze da quei Paesi i cui ordinamenti prevedono il reato di omosessualità e non stringa con loro accordi di cooperazione culturale” e per far sì che “non vengano organizzati eventi e manifestazioni sportive negli Stati che prevedono il reato di omosessualità, al fine di tutelare l’incolumità degli atleti omosessuali, e comunque non vi partecipino le squadre italiane”. Nelle premesse vengono citati Brunei, Arabia Saudita, Iran, Yemen, Mauritania, Nigeria, Afghanistan, Pakistan, Qatar, Somali, Emirati Arabi Uniti, Uganda, Libia e Siria.

Il Pd ha proposto di cambiare il testo inserendo anche Paesi europei come Polonia e Ungheria ed eliminando il riferimento alle sole “manifestazioni sportive”, ma la maggioranza ha spinto per lasciare invariato il provvedimento. Un ordine del giorno “invotabile” secondo Gianni Pastorino di Linea Condivisa. “Un atto parziale, che lascia il tempo che trova e che rischia di suonare ipocrita – ha commentato Ferruccio Sansa dell’omonima lista -. Crediamo che questi temi vadano affrontati complessivamente e soprattutto affrontando le discriminazioni che mettiamo in atto in Europa e che tacciamo per quieto vivere”.

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