"l'eroico"

Su Amazon Prime arriva il docu-film dedicato a Luciano Berruti, padre del museo della bicicletta di Cosseria

Realizzato dal videomaker carcarese Marco Rimondi, aveva già conquistato diversi premi a festival internazionale ed ora raggiunge una delle piattaforme streaming più importanti al mondo

Luciano Berruti

Cosseria. Sfogliando il catalogo di Amazon Prime Video, ora sarà possibile trovare anche un po’ di Valbormida. Da ieri (giovedì 9 giugno), infatti, sulla piattaforma è disponibile “L’Eroico”, il docu-film realizzato dal videomaker carcarese Marco Rimondi e dedicato a Luciano Berruti, il compianto papà del museo della bicicletta di Cosseria ed ambasciatore del ciclismo eroico.

Un altro traguardo importante dunque, dopo i diversi premi conquistati dal documentario che – dice Leszek, figlio di Luciano – “è in grado di toccare il cuore di tutti”.

Lo “sbarco” su Prime Video è stata una sorpresa per tutti, a partire dal regista Rimondi che racconta: “l’ho scoperto attraverso una mail, all’inizio non mi sono reso conto, poi ho capito ed è stata una grande soddisfazione. Il tutto – spiega – è stato possibile grazie ad un accordo che ho stretto con Ananda, un’agenzia di distribuzione francese che si occupa di vendere prodotti legati allo sport. E ‘L’Eroico’ ha attirato l’attenzione di Amazon che ha deciso di comprarlo”.

Un risultato davvero importante e inimmaginabile”, dichiara Rimondi. Il filmato dedicato a Luciano Berruti, infatti, è stato il suo primo documentario ed è “nato senza aspettative e con un budget molto limitato”. Subito è arrivato l’apprezzamento del pubblico e anche delle giurie di festival internazionali, si ricorda il primo posto in Turchia alla seconda edizione dell’Izmit International Film Festival e la menzione d’onore al 35° Sport Movies & Tv Milano International Ficts Festival.

Ma non solo, lo scorso anno “L’Eroico” è diventato anche un progetto didattico, arrivando nelle scuole superiori del savonese, dove gli studenti hanno realizzato testi, canzoni e addirittura torte (come nel caso dell’Alberghiero di Finale Ligure), ispirate all’indimenticato Luciano Berruti. “Anche questa è stata un’iniziativa bellissima – commenta Rimondi – ed è stata possibile perché Luciano è un esempio di sani principi e grandi valori, dai cui tutti possiamo imparare. Lui è la testimonianza che con il sacrifico, la fatica e la lealtà, in qualsiasi ambito, è possibile raggiungere risultati importanti”.

Per Rimondi il merito di questo successo sta tutto nella storia e nella bellezza interiore di questo personaggio così speciale. “Io ho fatto un buon lavoro – ammette – ma Luciano ha reso tutto più facile. Ho realizzato tre documentari, tutti diversi uno dall’altro, ma il soggetto e l’ambiente in cui vive il protagonista sono molto importanti. In questo caso stiamo parlando di uno spettacolo di essere umano, di un uomo dal cuore immenso, nell’ambito dell’eroica usciva il meglio di lui. Anche quando eravamo all’estero tutti andavano a cercarlo, venivano attratti da lui e, anche quando non conosceva bene la lingua, Luciano li accoglieva con il sorriso e stava con loro. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo durante le riprese e abbiamo instaurato un bellissimo rapporto, che mi sarebbe piaciuto approfondire di più, sono molto dispiaciuto che non abbia potuto vedere il lavoro finito”.

Luciano infatti è scomparso il 13 agosto del 2017, stroncato da un malore improvviso proprio durante una delle sue amate pedalate. E non ha mai potuto godersi il documentario a lui dedicato. Anche se il progetto iniziale prevedeva delle semplici riprese e interviste per realizzare un piccolo video promozionale per il Museo della Bicicletta di Cosseria, del quale, Luciano, era stato l’ideatore ed il proprietario. Poi, però, l’incontro tra di due, Rimondi ne rimane affasciato e gli si accende la lampadina.

“Lo incontrai nel 2009 proprio al Museo – racconta -, durante l’intervista rimasi molto affascinato dai suoi racconti e gli dissi: ‘Basta, Luciano! Ti chiedo scusa, ma ho appena deciso di realizzare un documentario su di te. Mettiamo via tutto che adesso devo pensare a come fare!‘. Luciano rimase sorpreso da questa mia repentina decisione, ma ne fu molto contento e mi diede tutto l’appoggio di cui avevo bisogno. Da quel preciso istante partì il mio progetto”.

“Si tratta di un docu-film della durata di 26 minuti, nato con lo scopo di raccontare la storia di un uomo e di far conoscere molte più cose rispetto a quante non se ne conoscevano già – spiega il regista -. Il documentario è basato sul racconto narrato da Luciano e da alcune persone che lo conoscono molto bene, tra cui gli amici di infanzia e i famigliari. Durante le riprese ci siamo resi conto che, forse per via della sua naturalezza e della sua simpatia, Luciano possedeva un modo di parlare e di raccontare in grado di rapire chiunque lo ascolti. Abbiamo quindi tentato di sfruttare questo punto di forza lasciando molto spazio alle sue parole. Inoltre, non potevano certamente mancare le immagini suggestive girate in action e le attività che Luciano svolgeva quotidianamente nel suo laboratorio e nel Museo”.

Ed ora a distanza di anni, tutti nel mondo potranno conoscere la sua storia: il docu-film è disponibile, oltre che in Italia, anche in Francia e negli Stati Uniti. Per grande soddisfazione anche della famiglia Berruti: “Siamo molto contenti – rivela il figlio Leszek – speriamo che piaccia al grande pubblico di questa piattaforma così come è piaciuto quando lo abbiamo fatto vedere ai vari eventi in cui è stato presentato”.

Leszek poi ricorda che il museo della bicicletta, ideato e voluto fortemente dal padre, è regolarmente riaperto dopo la pandemia: “La gente continua a venire ed è sempre molto interessata – afferma – Inoltre, dopo due anni di interruzione, il 26 giugno riprenderà la tradizionale manifestazione cicloturistica ‘Luciano Berruti Museo tour’, che sarà divisa nelle categorie mountain bike e bici su strada. Ai partecipanti sarà poi offerto il pranzo dalla Pro Loco e potranno partecipare ad una lotteria a premi”.

LA VITA DI LUCIANO BERRUTI

Luciano Berruti nasce a Cosseria nel 1943 da un’umile famiglia di lavoratori. E’ un bambino piuttosto irrequieto e pieno di voglia di fare. Molto presto si appassiona di ciclismo praticandolo fino alla categoria allievi quando, per via di qualche infortunio, decide di abbandonare l’attività sportiva. All’età di 20 anni Luciano è sicuramente un ragazzo molto curioso e desideroso di fare nuove esperienze, decide infatti di partire per un viaggio in giro per l’Europa, a bordo della sua motocicletta. La curiosità lo spinge verso i paesi dell’est, erano i primi anni ’60 e fu proprio durante uno di questi viaggi che Luciano conobbe una giovane donna, che poi divenne sua moglie, con cui in seguito formerà una bellissima famiglia.

La passione per il ciclismo è comunque sempre insita in lui, riaffiorando molti anni dopo, intorno ai quarant’anni d’età, quando Luciano si rimette in sella. Strada, mountain bike e ciclocross: innumerevoli titoli italiani e maglie tricolori sono testimonianza delle sue indiscutibili qualità sportive. La ricerca di nuove sfide lo spinge, nel 1996, a partecipa a “L’Eroica” di Gaiole in Chianti, una cicloturistica dedicata a biciclette dell’epoca, da lì inizia un percorso travolgente: la sua passione, la sua continua ricerca sulla storia della bicicletta e la meticolosità con cui si dedica all’argomento lo fanno diventare in breve tempo uno dei maggiori riferimenti per il ciclismo d’epoca in Italia e in Europa.

Da qui nasce la passione per il collezionismo, che lo spinge alla ricerca di cimeli, pezzi di raro e pregiatissimo interesse legati al mondo del ciclismo. Il Museo della Bicicletta di Cosseria, inaugurato nel 2010, è il frutto di questo magnifico lavoro di ricerca. Qui si possono ammirare mezzi che vanno da fine ottocento come il velocipede, alle bici dei giorni nostri, maglie di team e campioni, fotografie, manifesti ed oggetti di svariato genere che vi faranno pedalare indietro nel tempo. Berruti è scomparso nell’agosto del 2017, stroncato da un malore improvviso proprio durante una delle sue amate pedalate.

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