Terremoto

Rischio scissione nel M5S, Di Maio in rotta col movimento. Toti: “Ministro dice cose di buonsenso”

Tra i fedelissimi del ministro degli Esteri c'è anche il parlamentare ligure Sergio Battelli

di maio toti

Roma. Tempi durissimi per il Movimento 5 Stelle. Dopo il risultato deludente delle amministrative (che a Genova ha assunto contorni disastrosi), il “caso Di Maio” rischia di portare a una nuova scissione dei grillini, scissione che potrebbe coinvolgere anche un parlamentare ligure. C’è addirittura chi ha ipotizzato che il ministro degli Esteri possa diventare il leader di un nuovo polo centrista, quello che il governatore Giovanni Toti sta cercando di costruire, ufficialmente come “allargamento della coalizione” di centrodestra, ma nei fatti sempre più distante da Salvini e Meloni.

Se Di Maio dice una cosa di buonsenso non è centrista, è di buonsenso. Poi vedremo cosa vorrà fare da grande“, ha commentato oggi Toti ad Agorà su Rai3. Certo, la prospettiva di considerarlo alleato o addirittura uomo di punta dei centristi appare oggi poco verosimile: “Francamente l’origine è un po’ diversa, poi com’è noto ho un buon rapporto con lui e lo considero una persona che ha costruito una sua credibilità politica. Ma che questo sia compatibile con la storia politica di tanti piccoli movimenti come il mio è tutto da vedere“. E infatti Matteo Renzi ha risposto alla stessa domanda tagliando corto: “Non scherziamo”.

D’altra parte il presidente ligure, fondatore di Italia al Centro, non ha paura di prendere le difese del ministro: “Il processo a Di Maio inverte la logica: il ministro degli Esteri ha semplicemente chiesto al suo movimento politico che appoggia questo governo se la posizione del partito è ancora in linea con quella del governo di cui fa parte: mi sembra una legittima richiesta da parte di un esponente di governo. Dopodiché il M5s ancora una volta mistifica la realtà nel dibattito politico. Nessuno in questo Paese pensa sia più giusto continuare a fare la guerra che fare la pace. Il tema vero è che di fronte a un’opinione pubblica che giustamente chiede pace e tranquillità il M5s rappresenta una realtà che l’opinione pubblica vuole sentirsi dire, ma quella realtà non c’è. Se avessi sentito Lavrov o Putin dire di fare la pace e ritirarsi dall’Ucraina e qualcuno in Italia o Europa avesse detto di no avrebbe ragione, ma non è questa la realtà”.

Tra i dissidenti pronti a seguire Di Maio non c’è sicuramente Roberto Traversi, uno dei tre parlamentari liguri rimasti nel M5s (gli altri due sono Simone Valente e Sergio Battelli) e oggi coordinatore regionale: “Le parole che ha usato il ministro non sono state prese bene dal Movimento, non da Conte. Pare che sostenga che abbiamo un atteggiamento anti-atlantista, ma la realtà non è questa. La presidenza di Conte non è in discussione perché è stato votato dal 97% degli iscritti. Di Maio deve fare il ministro e Conte deve fare il presidente. Se qualcuno ha qualcosa da eccepire, ci sono le sedi opportune”.

Tra i più vicini al ministro degli Esteri c’è invece Sergio Battelli. Che ieri su Facebook ha commentato così: “Se questa è la democrazia del nuovo corso, no grazie. Non esiste solo il Conte pensiero nei gruppi, anzi. Per mesi Di Maio è stato in silenzio, lavorando diplomaticamente a tentativi di pace e all’approvvigionamento energetico. Al contempo, per mesi, Conte non si è fatto vedere dai gruppi parlamentari. Ora Di Maio ha detto quello che pensa, criticamente e legittimamente. Per tutta risposta è stato aggredito sul personale e bersagliato con fuoco incrociato sui giornali con parole di una violenza e un odio senza precedenti. Ormai siamo passati da Movimento a ConteMento”.

Del resto negli ambienti pentastellati la prospettiva di una scissione guidata da Luigi Di Maio non è vista come irrealistica. In piena campagna elettorale aveva creato imbarazzo l’intervento della viceministra dell’Economia Laura Castelli che aveva definito Genova “un modello” durante un convegno sul Pnrr a Tursi. Inoltre, ad anticipare lo shift verso l’area centrista era stato in tempi non sospetti Marco Rizzone, espulso dal Movimento perché si era intascato il bonus Covid da 600 euro e passato ben presto a Cambiamo! e poi a Coraggio Italia, seguendo le orme di Giovanni Toti.

Intanto l’espulsione di Luigi Di Maio resta congelata dopo la riunione notturna del consiglio nazionale. Ma contro di lui è arrivato anche l’attacco di Roberto Fico, presidente della Camera: “Siamo arrabbiati e delusi. Non riesco a comprendere che il ministro degli esteri attacchi su delle posizioni rispetto alla Nato e all’Europa che nel Movimento non ci sono e non se ne dibatteva prima. Subiamo una cosa che secondo me è mistificatrice, non aderente alla realtà del M5S rimasto sempre legato a Ue e Nato. Non c’è nessun Conte-Di Maio, state sbagliando prospettiva. L’unica cosa che c’è è, al massimo, Movimento-Di Maio perché attaccare il M5s su posizioni che non sono in discussione dispiace a tutta la comunità del Movimento. È questo il punto.

A replicare è stato il portavoce del ministro, Giuseppe Marici: “Siamo stupiti e stanchi per gli attacchi che diversi esponenti M5s, titolari anche di importanti cariche istituzionali, oggi hanno rivolto al ministro Di Maio, impegnato in questo momento a rappresentare l’Italia all’importante tavolo europeo del Consiglio Affari Esteri a Lussemburgo, dove si sta discutendo della guerra in Ucraina. Il ministro Di Maio non replicherà a nessuno degli attacchi che sta ricevendo in queste ore. C’è un limite a tutto, ciononostante non si può indebolire il governo italiano davanti al mondo che ci osserva, in una fase così delicata”.

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