Controesame

Processo Tirreno Power, consulente Pera: “Tra 2004 e 2009 distribuiti 428 mln di utili, avrebbero consentito di realizzare il carbonile”

"L'azienda non era in grado di ridurre le emissioni come aveva assicurato nella richiesta di dissequestro"

Tirreno Power

Vado Ligure/Savona. Nell’udienza di ieri, martedì 7 giugno, sulla questione Tirreno Power e sul processo per disastro sanitario e ambientale a carico di 26 fra dirigenti e amministratori della centrale a carbone di Vado Ligure-Quiliano si è svolto il controesame nei confronti del consulente delle difese, l’ingegnere Fruttuoso.

“Il pubblico ministero nel suo puntuale, esaustivo ed efficace intervento ha confutato e sottolineato diversi aspetti contradditori della esposizione dell’ingegnere Fruttoso affrontando svariati temi, dal rispetto delle prescrizioni da parte di Tirreno Power alle diffide emanate a seguito di ispezioni dell’Ispra” affermano dall’associazione Uniti Per La Salute.

“C’è stato il controesame da parte del nostro legale, avvocato Ceruti il quale ha evidenziato numerosi aspetti contestando diversi punti dell’esposizione del consulente delle difese e facendo precise domande alle quali a nostro avviso, spesso, anziché risposte puntuali, ci è parso di percepire l’inserimento ragionamenti apparsi assai complessi e fumosi – proseguono -. Nel caso del misuratore delle emissioni, la precisa prescrizione della Autorizzazione (AIA) ne prevedeva uno sul condotto verticale (come già disposto per altre aziende) non in sostituzione ma in aggiunta ai due alla base già esistenti. L’avvocato Ceruti ha esposto la considerazione che in sostanza la modifica richiesta da Tirreno Power consisteva nella mancata applicazione di questo ulteriore misuratore ottenendo anche qui una risposta assai complessa e poco comprensibile”.

“Su alcuni punti il consulente ha dato risposte veramente sorprendenti che peraltro hanno suscitato non poche perplessità – sottolineano da Uniti Per La Salute -. Come noto per sostenere la sua modifica sostanziale al misuratore, l’azienda l’aveva corredata di una lunga relazione della ditta Lab Analysis che pareva costituire la spina dorsale di quella documentazione: oggi lo stesso consulente delle stesse difese ha affermato l’inutilità di quella relazione di Lab Analysis”.

“Alle affermazioni del consulente circa le difficoltà per l’azienda nell’approvvigionare olio a basso tenore di zolfo stante la ‘novità’ della prescrizione, l’avvocato Ceruti ha documentato che detta prescrizione non costituiva una novità ma era già stata data nel lontano 2001 per il gruppo VL2 – continuano -. Il consulente ha affermato di non esserne a conoscenza; poi alla precisa domanda se i gruppi a carbone dal 2006 avessero valori emissivi adeguati alle BREF la risposta del consulente è stata no”.

“In chiusura, l’avvocato ha fatto presente che nel 2014, subito dopo il sequestro, la Tirreno Power si dichiarava pronta da subito a ridurre alcune emissioni fino al limite di 200 mg/Nm3 per SO2 e qui è giunta dal consulente un’altra affermazione che ci ha veramente sconcertati, dicendo che l’azienda non era in grado di effettuare questa riduzione. Le domande che ci poniamo ora come semplici cittadini, abitanti di questo territorio sono: se aveva ragione l’azienda nel 2014 dichiarandosi disponibile a ridurre da subito le emissioni fino a quel limite senza particolari interventi impiantistici, perché non lo ha fatto negli anni precedenti? Se invece avesse ragione il consulente delle difese sulla impossibilità di effettuare quelle riduzioni si potrebbe forse essere in presenza di un clamoroso bluff nella domanda di dissequestro”.

“Sempre nell’udienza di ieri il pubblico ministero ha esaminato la propria consulente, la dottoressa Pera, commercialista, la quale ha illustrato in modo puntuale gli esiti delle verifiche da lei condotte sulle documentazioni contabili dell’azienda e sulle decisioni degli organi societari – spiegano da Uniti Per La Salute -. Il quadro che ne emerge risulta molto chiaro in termini di progressivo depauperamento delle risorse societarie soprattutto negli anni tra il 2004 e il 2009, in ragione della distribuzione ai soci di ben 428 milioni di euro di utili. Questa somma, ha riferito la consulente, avrebbe ben consentito alla società di ambientalizzare i vecchi impianti e di realizzare il carbonile. La consulente ha poi evidenziato come nel 2012 la società non avesse alcuna possibilità economica per realizzare la caldaia ultrasupercritica. Insomma, potremmo conseguirne che si trattasse di uno ‘specchietto per le allodole’ per ottenere la prosecuzione del funzionamento dei vecchi gruppi (come già aveva compreso la GIP in occasione decreto di sequestro del marzo 2014)” concludono.

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