Affondo

Albisola, area San Pietro tra le polemiche. Pd: “Atto finale di una triste storia?”

Critiche e preoccupazione sulla conclusione dell'iter del complesso albisolese

complesso san pietro albisola

Albisola Superiore. “La vendita di via San Pietro. L’atto finale di una triste storia?”. L’affondo arriva dal Pd albisolese.

“Il primo tentativo di vendita degli stabili di via San Pietro da parte delle giunte di centrodestra risale a diversi anni fa, da allora il progetto originale, attraverso una lunga serie di fallimenti e marce indietro, non ha fatto altro che degenerare. Nel luglio 2014, già in ritardo rispetto alle previsioni e dopo due gare andate deserte, la vendita di San Pietro andava in porto, prevedendo la realizzazione di un lotto di 6.612 metri quadrati. Ad aggiudicarselo la Eco Costruzioni di Lodi con un’operazione milionaria che prevedeva il pagamento di 5 milioni e 660 mila euro (esclusa Iva e oneri per la sicurezza)” spiegano il segretario cittadino Dem, Andrea Toso, e il vice segretario Giovanni Testa.

“Il progetto faraonico prevedeva, tra le altre cose, una parte di abitazioni, la costruzione del nuovo edificio comunale, 65 box sotterranei, 47 posti auto nell’area adiacente al Comune ed una nuova palestra vicina all’Istituto Comprensivo di Via La Massa.
Nel luglio 2016 però, il primo intoppo: la Eco Costruzioni formula ufficialmente un’istanza di recesso dal contratto “per eccessivo slittamento dei tempi di esecuzione”.

E ancora: “Nel maggio 2017 una nuova opportunità ed il secondo incidente: la società Sviluppo Immobiliare Ligure Srl di Milano si rende disponibile ad acquistare le aree dal Comune di Albisola Superiore offrendo la somma di 3 milioni 950 mila euro. L’Ente accetta l’offerta ma alla data della stipula l’azienda si tira misteriosamente indietro vanificando nuovamente il progetto. Il passaggio successivo è dell’agosto 2018, con una delibera di Giunta, tramite lo strumento della gara informale, l’amministrazione “svende” per 2 milioni e 860 mila euro l’intera area di San Pietro, il centro della nostra città, uno dei gioielli con maggiori potenzialità dell’intero territorio comunale. In tale area non c’è più traccia di edificio comunale, ma solo edilizia residenziale più una media struttura di vendita commerciale”.

“Questo passaggio si dilunga ulteriormente per anni fino ad arrivare all’atto finale di questi giorni. Purtroppo, però, l’aspetto più tragico di questa vicenda non è il pessimo punto di arrivo, ma il motivo che ci ha portati fino a qui: il motivo di questa vendita si trova infatti non in un’ottica di progettualità che guarda al futuro, ma semplicemente in un tentativo fine a se stesso di rattoppare i conti pubblici” aggiungono i due esponenti del Pd, che non nascondono critiche e preoccupazione sulla conclusione dell’iter relativo al complesso albisolese.

“Niente più Palazzo comunale, niente più asta, ma anche niente più ricavi da una importante vendita da reinvestire sulla città: i soldi di quella vendita servono non per futuri investimenti, ma solo per coprire un enorme buco costruito in questi anni di finanza creativa e scelte opinabili che sono sfociate in un pre-dissesto del tutto evitabile. Sia chiaro che non stiamo mettendo in discussione il principio della vendita dei beni comunali in sé, dato che quando gli immobili sono vecchi come concezione e struttura tendono a presentare costi onerosi e costanti”.

“Nelle aste il prezzo è definito dal mercato e non ci si può aspettare che sia sempre un buon momento per vendere. Il problema profondo è un altro, in questo caso si stravolge la cubatura dell’immobile in modo speculativo e impattante, con ogni probabilità per ottenere maggiori oneri di urbanizzazione”.

“Un’asta contenente elementi di progettualità e di qualità, sebbene a fronte di una base di partenza inferiore, avrebbe certamente avuto più senso. Ma, per raggiungere un simile obiettivo, occorrono scelte a monte: un regolamento edilizio unito ad un piano regolatore che si basino sul recupero e valorizzazione dell’esistente e non semplicemente su ex novo senza limiti. Per questo occorre aprire una fase progettuale vera per Albisola, nella quale il centrosinistra si impegnerà al massimo delle proprie capacità, in modo da donare alla nostra città un futuro diverso dalla semplice gestione degli affari correnti priva di prospettive in modo da allontanare la nomea provinciale di città dei supermercati” concludono.

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