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Al via i saldi estivi, sempre tra le polemiche. Confcommercio: “Previsioni buone, ma vendite di stagione appena iniziate”

"Serve una riforma sulle vendite scontate, che unisca i criteri di stagionalità tra turismo e commercio"

In Liguria e nella maggior parte delle regioni italiane, scattano i saldi estivi: il via sabato, la conclusione è prevista per il 16 agosto.

Quello delle vendite ribassate è, da sempre, uno dei momenti chiave per molte tipologie commerciali, che quest’anno arriva in un momento di forte ripresa degli affari trascinati anche dal boom dei turisti. A far storcere il naso agli esercenti è, tuttavia, lo stesso, annoso problema: quello di un inizio ritenuto troppo anticipato, specie nella stagione estiva dell’auspicato rilancio con le vendite di stagione solo ai nastri di partenza.

Quest’anno, secondo le stime di Confcommercio, le previsioni oscillano tra l’ottimismo legato al ritorno della piena libertà di circolazione oltre che del turismo nazionale ed internazionale e le preoccupazioni sulla situazione economica generale con la crisi dei prezzi energetici e il peso dell’inflazione. Per l’Ufficio Studi di Confcommercio, quest’anno, per l’acquisto di capi scontati ogni famiglia spenderà in media 202 euro, pari a 88 euro pro capite, per un valore complessivo di 3,1 miliardi di euro.

“Il settore commerciale resta comunque penalizzato in estate con il settore turistico che alza i prezzi in alta stagione, quando maggiore è la richiesta di pernottamenti, mentre moda e abbigliamento procedono al ribasso… Un controsenso che ormai è tempo di sanare – afferma il presidente provinciale della Confcommercio savonese, Vincenzo Bertino – L’inizio di luglio è fine stagione? Auspichiamo un intervento del legislatore, anche perché quest’anno ci sono i segnali di un recupero nelle vendite e negli incassi di tanti negozi ed esercizi commerciali, con dati vicini a prima della pandemia”.

“Chiediamo solo il rispetto della stagionalità. A maggior ragione nelle località a vocazione turistica: per questo sollecitiamo una riforma che possa essere in sintonia con il turismo, dal quale dipende lo stesso indotto commerciale e dei servizi per il nostro territorio”.

“I saldi non possono essere certo la fonte principale di entrate, semmai devono ritornare ad essere uno strumento utile e vantaggioso per imprese e clienti: sfruttare le rimanenze di magazzino prima del cambio di stagione e offrire un prodotto ancora di qualità al consumatore con un prezzo scontato”.

“Il settore commerciale ha dimostrato grandi capacità di resistenza rispetto agli effetti del Covid e ora a quelli dei pesanti rincari che incidono sul tessuto di piccole aziende, quindi va riconosciuto a tutto il comparto, con atti concreti, una vera azione di sostegno, come quella sulla modifica normativa dei saldi estivi” conclude Bertino.

Ecco le previsioni di Federmoda: “Le stime di spesa media a famiglia per questi saldi estivi sono in leggero aumento rispetto allo scorso anno e corrispondono al ritorno del turismo nazionale ed internazionale soprattutto sulle coste e nelle città d’arte. I saldi estivi potranno rappresentare una vera opportunità, considerando il generale aumento dei costi e le previsioni di crescita dei listini delle prossime collezioni”.

Per la presidente provinciale e membro del Consiglio nazionale Donata Gavazza: “Il settore tessile, abbigliamento, calzature ed accessori, infatti, ha finora resistito all’incremento dei prezzi a fronte dell’importante crescita dei costi fissi aziendali per affitti, energia, carburanti, prodotti e servizi, dando alla clientela la possibilità di acquistare a prezzi veramente convenienti”.

“L’acquisto nei negozi di prossimità, rappresenta il vero sostegno ai nostri centri urbani in termini di sostenibilità economica, ambientale e sociale. Anche per questo non è ammissibile una concorrenza sleale dei colossi del web che hanno, peraltro, beneficiato di un’importante rendita di posizione. Chiediamo, quindi, che vengano quanto prima attuati gli accordi internazionali sull’entrata in vigore della global minimum tax. Già questo, sarebbe un primo passo verso un mercato più democratico” conclude la responsabile Federmoda.

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