Lettera al direttore

Lettera

Savona, Calabria (Lega): “Ecco i limiti del regolamento dei beni comuni”

Il commento al convegno sui beni comuni

Incontro beni comuni sala sibilla Priamar

Savona. “Durante il convegno sui beni comuni al Priamar mi sono apparsi interessanti, anche in funzione di cui dirò in seguito, gli interventi dei Sindaci di Aosta e Chieri, che ancora una volta hanno dato testimonianza della attitudine culturale e pragmatica delle genti del Nord Italia, interventi tesi a superare sul piano pratico, limiti formali e strutturali della normativa derivanti dall’articolo 118, comma 4 della riforma del titolo v della Costituzione, riforma ben lungi da rappresentare una effettiva riforma costituzionale in senso veramente federalista”. A dirlo è Giorgio Calabria Responsabile Enti Locali Lega di Savona in merito al confronto che si è tenuto nella Sala della Sibilla. Di seguito riportiamo il commento integrale.

Vengo a precisare quello che considero un limite di detta normativa. Il comma 4 dell’art. 118 impone a tutti gli enti territoriali di favorire l’autonoma iniziativa del cittadino singolo o associato, per lo svolgimento di attività di interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà, intesa in questo caso, come sussidiarietà orizzontale riguardante i rapporti tra poteri pubblici e cittadini, manifestandosi in un intervento promozionale volto a rendere effettiva la possibilità per singoli e associati ed in generale di “gruppi” di cittadini di esercitare i compiti di interesse generale, che spontaneamente essi decidono di svolgere in parallelo alle strutture pubbliche, anche, creando autonome e innovative strutture (consorzi?) di interazione con organi pubblici”.

Ne consegue che, a differenza della sussidiarietà verticale che delinea un modello decentrato di amministrazione pubblica, quella orizzontale, invece, dovrebbe condurre ad una liberalizzazione delle attività private e alla deregolamentazione amministrativa. Tutto questo determina criticità fondative al riguardo del Regolamento dei Beni comuni, proprio nella difficoltà di definire forme di collaborazione tra amministrazione e cittadini, nonché sugli ambiti di intervento e tipologia di gestione dei progetti. Esemplare, in questo senso, è la premessa che le attività intraprese dai cittadini debbano avere ‘valenza collettiva’, senza finalità di lucro, mentre allo stesso tempo i soggetti di natura imprenditoriale sono considerati cittadini attivi ai fini del Regolamento, solo a condizione che appunto non traggano vantaggi economici diretti o indiretti dalla gestione condivisa e rigenerativa di beni comuni urbani.

Tutto ciò appare in realtà non idoneo a promuovere quello che sembrerebbe essere la novità e tipicità della sussidiarietà orizzontale, riconducendo, di fatto, tutta la materia ad una mera ‘rivisitazione’ della vecchia forma del ‘volontariato’, nelle sue forme antiche del ‘benefattore’ singolo, o di quello associativo legato e condizionato da impostazioni di parte o ideologiche.
Consapevoli del fatto che non sia possibile, data l’architettura della attuale Costituzione, prevedere nuove forme di collaborazione istituzionale tra pubblico e privato, nella fattispecie si cercherà di rendere maggiormente efficienti e performanti iniziative di gestione condivisa dei beni comuni, prospettando forme più dinamiche di collaborazione tra pubblico e privato dove, fermo il principio dell’interesse generale e della assenza di lucro, si possa intravedere una forma associativa più consona all’intervento e interesse del privato, come quella consortile, dove il Consorzio di iniziativa privata è, per il suo legame con un territorio specifico come ad esempio circoscrizionale, di quartiere, un legame fonte di condivisione di interessi pubblici e privati a vantaggio della concreta realtà della comunità che insiste su quel territorio, per cui realtà patrimoniali, commerciali socioculturali, andranno a coinvolgere una grande parte di cittadini che otterranno vantaggi che non si tradurranno in un diretto guadagno economico, ma in una valorizzazione degli ambiti territoriali in cui insistono patrimoni commerci e valori residenziali.

Si tratterà di individuare aree, spazi, edifici pubblici perfino strutture viarie, che l’Ente Locale non è in grado di gestire e conservare nel migliore dei modi senza il concorso, anche economico del privato, tramite il quale si potrebbero conseguire realizzazioni di progetti di riqualificazione e rigenerazione urbana di significativa consistenza e valore.

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