Affondo

Liste d’attesa troppo lunghe e chirurgia ambulatoriale, minoranza: “Toti sta svendendo la nostra sanità”

"Manca una programmazione seria e duratura, altra riforma spezzatino che rischia di indebolire i servizi sanitari"

ospedale dottore chirurgia

Liguria. Il “riordino della chirurgia ambulatoriale” al centro delle polemiche in Consiglio regionale.

La delibera si basa su un documento tecnico compilato da Alisa che suddivide gli interventi di chirurgia ambulatoriale in tre tipologie a seconda della complessità e introduce quindi una nuova classificazione delle strutture pubbliche e private in base a una serie di requisiti. La diretta conseguenza sarà l’ampliamento del numero di strutture autorizzate a eseguire operazioni, ma anche procedure diagnostiche e terapeutiche. L’obiettivo dichiarato è “sostenere il processo di deospedalizzazione” e garantire “la razionalizzazione dell’attività chirurgica”. Detto in altri termini, “in linea con gli indirizzi nazionali, la Regione Liguria si pone come obiettivo il progressivo passaggio dal ricovero ordinario al ricovero diurno e dal ricovero diurno all’assistenza in regime ambulatoriale“.

Per chirurgia ambulatoriale si intende la possibilità di effettuare interventi invasivi e semi-invasivi praticabili senza ricovero in anestesia topica, locale, loco-regionale, analgesia o con vari gradi di sedazione. In ogni caso si tratta di situazioni in cui il paziente dovrà avere autonomia motoria e piena vigilanza entro le due ore successive all’operazione, senza necessità di assistenza continuativa. Alcuni esempi: biopsie, artroscopia, riduzione chiusa di fratture senza fissazione interna, cateterismo venoso, asportazione di corpi estranei, ureteroscopia, asportazione di emorroidi. Tutte prestazioni che, col “riordino” varato dalla giunta Toti, potranno essere eseguite al di fuori degli ospedali.

“Nella commissione è stato riprodotto un documento tecnico, sicuramente preciso e rigoroso rispetto all’accreditamento della chirurgia ambulatoriale ai privati, che ancora una volta conferma l’intenzione del centrodestra di non assumersi il compito di una adeguata programmazione del servizio pubblico e che chiarisce come una fetta di chirurgia ambulatoriale sempre più consistente sarà assorbito dai privati nella nostra Regione. Toti di fatto sta svendendo pezzi della nostra sanità ai privati, senza minimamente porsi l’obiettivo di rafforzare il nostro sistema di sanità territoriale pubblica. Il risultato sarà che tra pochi anni per qualsiasi piccolo intervento le persone dovranno andare in strutture private, con inevitabili conseguenze”

A dichiararlo è Gianni Pastorino, vicepresidente della Commissione regionale Salute e capogruppo Linea Condivisa, commentando quanto presentato in Commissione.

“Ancora una volta la giunta e la maggioranza fanno una riforma spezzatino, affrontando un tema delicato come quello del riordino della chirurgia ligure semplicemente appaltando tutto al privato, senza una programmazione seria e duratura e al di fuori di un Piano socio sanitario, di cui ancora non si vede l’ombra”, aggiunge il consigliere regionale del Partito Democratico Roberto Arboscello.

“Siamo consapevoli delle difficoltà e dello stato di emergenza che sta attraversando la sanità, e in particolare la chirurgia in questo momento, con liste d’attesa lunghissime. Pensare però di risolvere il problema – prosegue Arboscello – spostando le prestazioni sul privato è diventata un’abitudine di questa giunta che rischia di trasformarsi in un processo irreversibile che alla lunga indebolirà ulteriormente la sanità pubblica. Per risolvere il problema alla radice, parallelamente al piano emergenziale, bisogna mettere a punto un piano strutturato per rendere la sanità pubblica pronta ad affrontare le emergenze future autonomamente. Diversamente il rischio è di perdere altre professionalità che lascerebbero il pubblico per il privato. Non si comprende il motivo per cui per questa giunta sembra impossibile riuscire ad affrontare il tema sanità a 360°”.

“In Liguria, fanno il solito giochino delle tre carte, mettendo ancora una volta mano nelle tasche dei cittadini. Con le tasse dei liguri, infatti, in questa regione si continua a ‘ungere’ il privato. La giunta Toti non sta facendo una seria, attenta e puntuale pianificazione, e per colmare le proprie mancanze utilizza fondi pubblici. Gravissimo che lo faccia per appaltare la nostra sanità regalandola a chi intorno sulla salute fa affari. La prova del nove delle criticità? Le lunghissime, quasi infinite liste d’attesa che per l’assessore alla sanità e presidente di Regione diventano anzi un’occasione ghiotta per spalancare sempre più le porte al privato”, dichiara il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Fabio Tosi.

“Quella che la Giunta Toti chiama deospedalizzazione e razionalizzazione altro non è che la privatizzazione di un’altra grande fetta della sanità pubblica – attacca il capogruppo della Lista Sansa, Ferruccio Sansa -. Il documento arrivato ieri in fretta e furia in Commissione Sanità spalancherà ancor di più le porte alla sanità privata che ha finanziato la campagna elettorale del centrodestra. In pratica si è deciso che gli interventi chirurgici di minore entità potranno essere compiuti in ambulatorio, nella maggioranza dei casi, negli ambulatori privati. La ragione, sostengono Toti è compagni, è semplice: ci sono liste d’attesa troppo lunghe. Quindi visto che la sanità pubblica, pagata con le tasse di tutti i cittadini, non ce la fa, invece di migliorarla la distruggiamo ancora di più”.

“Dopo le chiusure degli ospedali, la privatizzazione di altre strutture, l’affidamento ai privati del controllo delle vaccinazioni – conclude Sansa – è il momento per i liguri di pensare ad una grande mobilitazione prima che la sanità pubblica sia definitivamente smantellata”.

“Stupisce, sinceramente, la posizione dell’opposizione che trova un motivo di unità solo per dire no alla soluzione messa in campo per abbattere le liste d’attesa – controreplica la Lista Toti -. La carenza di medici nel sistema sanitario nazionale non è né una novità né una prerogativa ligure ma un’emergenza nazionale che non può trovare risposta a livello locale. In Liguria il presidente e assessore alla Sanità, Giovanni Toti, non ha uno stampino per produrre personale sanitario. Per dare risposte ai cittadini, per dare servizi a chi ne ha diritto, si è messa in campo questa soluzione con il coinvolgimento dei privati, che non costa un centesimo al cittadino. L’opposizione preferisce che si allunghino le liste d’attesa? Probabilmente sì, magari per avere motivo di criticare, in quel caso giustamente, il servizio ai liguri”.

Vuoi leggere IVG.it senza pubblicità?
Diventa un nostro sostenitore!



Sostienici!


Oppure disabilita l'Adblock per continuare a leggere le nostre notizie.