Reazione

Carcere a Cairo e non a Cengio, Dotta: “Scelta illogica che caso strano arriva prima delle elezioni”

Il sindaco: "Certi politici dovrebbero prendere decisioni su dati di fatto reali, senza anteporre i propri interessi personali a quelli della comunità"

carcere dotta cengio

Cengio. “Una scelta illogica che va contro gli interessi della Valbormida e, caso strano, arriva a ridosso delle elezioni amministrative di Cairo”. È dura la reazione del sindaco di Cengio Francesco Dotta dopo le dichiarazioni dei senatori della Lega Paolo Ripamonti, del Partito Democratico Franco Vazio e della deputata leghista Sara Foscolo i quali hanno annunciato che per il nuovo carcere nel savonese l’ipotesi più accreditata è quella di Cairo, nella zona del Tecchio.

Una notizia arrivata in seguito ad un incontro con il sottosegretario Francesco Paolo Sisto e il dottor Massimo Parisi, direttore generale Risorse e Personale del DAP – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria. Nulla, però, è ancora ufficiale, prima sarà necessaria la validazione del Mims e poi la scelta sarà nuovamente sottoposta al Comitato Paritetico MIMS e Giustizia per il via alla progettazione e all’appalto.

Dalle parole di Ripamonti, Vazio e Foscolo, sembra dunque sfumare la possibilità che l’istituto penitenziario sia costruito a Cengio, come più volte richiesto dal sindaco Dotta. Il ballottaggio, infatti, era proprio tra i terreni dell’ex Acna (la cosiddetta area A2 all’interno del sito ora di proprietà di Eni Rewind), e quelli del Tecchio di Cairo. In entrambe le zone erano avvenuti i sopralluoghi da parte dei funzionari del ministero della Giustizia e delle Infrastrutture a febbraio 2021. Per oltre un anno nessuna notizia fino a ieri, quando l’ipotesi di Cairo pare abbia vinto su quella di Cengio.

Dato il tempismo, questa notizia sembra proprio un’uscita politica – sottolinea Dotta – stranamente le esternazioni di alcuni politici arrivano solo in determinati momenti, bisognerebbe invece prendere decisioni su dati di fatto reali, senza anteporre i propri interessi personali a quelli della comunità. Vivo la Valbormida da 71 anni e il raziocinio direbbe che il carcere sarebbe meglio fosse costruito a Cengio”.

Diversi, secondo il primo cittadino, i motivi che spingerebbero ad optare per le aree dell’ex Acna piuttosto che per quelle di Cairo. “La zona del Tecchio – spiega – è un terreno vergine in centro cittadino e questo potrebbe causare alcune problematiche. Al contrario l’area dell’ex Acna era un terreno inquinato che è stato bonificato dalla Stato. Dispone di una stazione vicina, una viabilità interna ed esterna già esistenti e funzionanti e di sottogabine per l’elettricità e il gas, senza contare che è un’area vista di buon occhio dalla popolazione ligure e piemontese, cosa per nulla scontata, e lì un carcere non darebbe fastidio a nessuno. Insomma, è il posto ideale dove costruirlo anche confrontando le dimensioni dei due terreni: a Cairo sono 76mila metri quadrati, a Cengio 250 mila. Questo gioverebbe anche alla realizzazione di altre strutture, penso ad esempio ad industrie satelliti che potrebbero servire per occupare i detenuti in conformità con la nuova ottica secondo cui un carcere deve essere un luogo di pena e di redenzione ”.

Ma non solo, secondo Dotta il carcere a Cengio gioverebbe a tutta la Valbormida: “Cairo ha già una forte attività industriale e commerciale, a Cengio invece non c’è nulla. Inoltre, se Cengio ospitasse il carcere la ricaduta sarebbe su tutta la valle, anche su Cairo che è cittadina, al contrario il nostro comune non avrebbe nessun vantaggio. Dico tutto ciò senza alcun intento di prevaricare su nessuno o peggio iniziare una lotta o una sfida tra Comuni, anche perché ho un rapporto di estrema collaborazione e amicizia con il sindaco Paolo Lambertini a cui auguro di mantenere la carica perché se lo merita. Sia chiaro, Cairo per me ha tutti i titoli per ospitare un carcere, ma a rigor di logica avrebbe più senso fosse realizzato a Cengio. E non lo dico perché io sono il sindaco, ma basandomi su fatti e dati concreti, come dovrebbero fare i nostri rappresentanti politici”, conclude Dotta.

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