Falsi report

“Barriere attaccate con il Vinavil…”: Aspi e altri 56 indagati nella maxi inchiesta

La procura ha riunificato i tre filoni investigativi nati dopo il crollo del ponte Morandi

Crolla la volta in una galleria della A26

Liguria. Anche Autostrade per l’Italia è indagata nell’ambito dell’inchiesta che vede riuniti i fascicoli sulle barriere fonoassorbenti pericolose, i falsi report sui viadotti autostradali e le gallerie non a norma. La società è indagata per responsabilità amministrativa dell’ente per reati commessi da suoi dipendenti.

I pubblici ministeri Walter Cotugno e Stefano Puppo hanno iscritto 56 persone. La procura ha riunificato le tre indagini, nate dopo il crollo del ponte Morandi, e in questi giorni si appresta a chiuderla.

I pm hanno chiesto di fissare l’udienza stralcio per la selezione delle varie intercettazioni raccolte nel corso degli accertamenti.

Tra le persone indagate ci sono l’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci, Michele Donferri Mitelli, ex responsabile delle manutenzioni di Aspi, Paolo Berti, ex direttore delle operazioni centrali, Antonino Galatà, ex ad di Spea, la società che si occupava delle manutenzioni. Ci sono poi tecnici e dirigenti delle sue società.

Dopo il crollo del ponte Morandi (14 agosto 2018, 43 vittime) era nata una costola sui falsi report sui viadotti di quasi tutta la rete autostradale. Per il filone principale Aspi ha patteggiato ed è uscita dal processo pagando quasi 30 milioni.

Secondo gli investigatori della guardia di finanza, i tecnici di Spea ammorbidivano i rapporti sullo stato dei ponti per evitare i lavori. Era stato scoperto, inoltre, che le barriere fonoassorbenti montate su alcuni tratti autostradali erano difettose e si erano staccate causando problemi agli automobilisti. Uno degli indagati aveva anche detto al telefono che erano “attaccate con il Vinavil…”. Il 30 dicembre 2019 era invece crollata una parte della volta della galleria Bertè, in A26. Si erano staccate quasi due tonnellate di cemento che per fortuna non avevano colpito nessuna auto. Anche in questo caso la procura aveva scoperto che i controlli non venivano fatti in maniera adeguate.

E intanto “Schemaquarantatre”, la società veicolo che lancerà l’Opa su Atlantia per conto del fondo Blackstone e di Edizione, la holding dei Benetton, presto cambierà nome dopo le polemiche di queste ore. Ad annunciarlo lo stesso Alessandro Benetton, presidente di Edizione: “Abbiamo dato l’ordine alle strutture aziendali”, spiega Alessandro Benetton a margine della presentazione della sua autobiografia a Milano.

“Questa scivolata della nostra struttura aziendale lascia anche me a bocca aperta: abbiamo subito dato disposizioni per cambiarlo, anche come gesto di discontinuità che questo meccanismo dei numeri consequenziali venga stoppato e si passi ad altro”, aggiunge Alessandro Benetton prima della presentazione del libro ‘La Traiettoria’.

Il nome della società, infatti, aveva scatenato forti reazioni. “È forse una barzelletta? Non lo è – dice Egle Possetti, presidente del Comitato ricordo vittime ponte Morandi -. Schemaquarantatre”. come i nostri 43 morti, è il nome della società che gestirà le quote dei Benetton acquisite con i soldi degli italiani. Siamo schifati e delusi. Possiamo capire la ratio, ma un minimo di attenzione, di etica, avrebbero dovuto usarla. Ci è sembrato di cattivo gusto, l’ennesima cattiveria”.

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