Reazione

Ospedale Cairo, Comitato sanitario: “Vogliamo essere considerati cittadini al pari di chi abita in centro a Genova”

"Anche una sola vita salvata vale l’impegno finanziario che richiede per dare una adeguata risposta sull’emergenza in Valbormida"

abbraccio ospedale cairo

Valbormida. “Ancora una volta, ci vengono a dare solo dei numeri, mescolandoli su realtà diverse e giustificandoli anche impropriamente. Citiamo: ‘Vuol dire che un centinaio di persone che Impropriamente venivano in ospedale perché non riuscivano a trovare risposte sufficienti sul territorio hanno trovato assistenza fuori’. La nostra domanda è, forse, perché non trovano risposte da chi le dovrebbe dare? Il motivo non è certamente perché è stato rafforzato il nostro territorio”. A dirlo è Giuliano Fasolato il presidente del comitato sanitario locale Valbormida.

“Al PPI di Cairo, dal 1 gennaio ad oggi, 1133 sono stati gli accessi in autopresentazione, quanti sono i pazienti che sono stati portati a Savona con codice verde dalle pubbliche assistenze? Quanti sono i pazienti che vanno nei PS del Piemonte? E quanto ci costano queste migrazioni e questi inutili trasporti? Perché a queste domande non si danno risposte?”, prosegue.

“Sappiamo perfettamente quali sono le norme che regolamentano le varie strutture imputando ad ognuna di queste la quantità di popolazione di riferimento, abbiamo letto attentamente, quindi, anche quali sono le regole che derogano a queste norme. Sono ben specificate sullo stesso documento, il DM 70, solo che le deroghe vengono volutamente disattese e dimenticate: perché non vengono applicate? Le stesse norme prevedono anche la riorganizzazione del territorio indicandone anche la quantità e la qualità dei servizi: dove sono?”.

“Lo sappiamo ed è per questo che non vogliamo parlare di numeri, non ci competono, né in materia di accessi né in materia di unità operative né di costi non giustificati, però il cittadino pretende di essere garantito sulla propria salute in qualunque ora della giornata ed in qualsiasi luogo si trovi. Ribadiamo il concetto primario in ogni buona famiglia, in primis si mette in atto ogni tipo di strumento utile e possibile per garantire la salute del proprio congiunto, dal Presidente della Regione Giovanni Toti, nonché assessore alla Sanità, non vogliamo essere considerati ‘gli amici della Valbormida’, vogliamo essere considerati cittadini al pari di chi abita in centro a Genova, dove al massimo in 15/20 minuti un Pubblica Assistenza trova un Pronto Soccorso che possa intervenire salvando la vita al paziente”.

“Ribadisco ancora una volta – conclude – che anche una sola vita salvata vale l’impegno finanziario che richiede per dare una adeguata risposta sull’emergenza in Valle Bormida”.

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