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Manifestazione per il San Giuseppe, Noi per Cairo: “Nessuna speculazione sulle paure. Chiediamo risposte”

Il gruppo Noi per Cairo: "La Valbormida è scesa in piazza per lanciare un grido di allarme all'amministrazione regionale"

abbraccio ospedale cairo

Cairo Montenotte. “Sabato scorso, abbiamo partecipato alla manifestazione organizzata dal Comitato sanitario locale Valbormida prima di tutto come cittadini valbormidesi, con le nostre famiglie, conoscendo e subendo quotidianamente le difficoltà legate alla situazione in cui versa il nostro Ospedale, che fino al 2010 era un punto di riferimento per la nostra valle e oltre. Ma abbiamo partecipato anche come amministratori locali della Valle Bormida, sollecitando ufficialmente tutti ad esserci. Amministratori che si sono seduti insieme a tutte le parti, incluso il Comitato sanitario locale Valbormida, a scrivere il documento condiviso presentato a Regione e ASL, documento che contiene proposte concrete per rispondere alle esigenze ospedaliere e di cura del territorio, nei mesi successivi sollecitando ASL e Regione per discutere dei nuovi piani di investimento e per avere risposte immediate”. A dirlo è il gruppo Noi per Cairo in merito alla manifestazione a difesa dell’ospedale che si è tenuta sabato scorso a Cairo Montenotte.

“L’estensione, la complessità orografica, le note difficoltà viarie della Provincia e della Regione e l’elevato numero di abitanti che hanno bisogno di una adeguata assistenza sanitaria, richiede ora un presidio che copra le 24 ore per le urgenze/emergenze. La manifestazione di Cairo è stata chiamata ‘Abbracciamo l’Ospedale’, nessuna speculazione sulla paura delle persone. Le persone la storia la conoscono bene, sono 10 anni che ci è stato tolto il Pronto Soccorso, c’erano un altro Presidente di Regione e un altro Sindaco – proseguono -. C’era il PD e la sinistra a governare. Poi è arrivata anche la gestione di questa amministrazione regionale e quello che nel 2017 al nostro arrivo abbiamo trovato, è stato un ospedale totalmente depotenziato. Su questa situazione all’inizio del 2020, è iniziata una pandemia mondiale che ha mandato inizialmente in tilt la sanità italiana (già debilitata anche a livello nazionale per la strutturale carenza di medici e infermieri e per i bassi investimenti)”.

“Oggi la Regione e l’Asl hanno messo nero su bianco più di 10 milioni di investimenti sia sulla struttura dell’Ospedale di Cairo sia sulle attrezzature, un progetto che sarà oggetto di discussione e verifica nei prossimi mesi. Un progetto che certamente farà vivere il nostro Presidio Ospedaliero cambiando un’inerzia iniziata nel 2012 che avrebbe portato alla chiusura dell’Ospedale San Giuseppe come indicato dalla Giunta di sinistra di Burlando”.

“Ma la Valbormida ha bisogno ora di risposte, in attesa che con i soldi del PNRR si arrivi al potenziamento dei servizi – proseguono -. Le urgenze a bassa e media intensità devono essere gestite H24 sul territorio. Siamo nel 2022. L’ospedale avrà un percorso di potenziamento che andrà a regime nel 2025. Oggi si fanno quotidianamente ore e ore di coda nei pronto soccorso di Savona o Pietra Ligure dopo un bel giro in autoambulanza arrivando dalla Valle Bormida, per interventi che potrebbero essere tranquillamente gestiti all’Ospedale San Giuseppe. Con un risparmio economico, di tempo e di risorse da parte di tutti, pazienti, ASL e pubbliche assistenze”.

“La Valbormida è scesa in piazza, non per mera voglia di contestazione, ma con dignità per lanciare un grido di allarme all’amministrazione regionale, forse qualcosa non sta funzionando nei rapporti tra i valbormidesi e le istituzioni regionali – concludono -. L’amministrazione di Cairo si impegna a far arrivare alla Regione le istanze del territorio richiedendo un incontro fra le parti, come anche dichiarato dal Presidente per poter avere un presidio ospedaliero in linea con le necessità della Val Bormida. I numeri sono importanti come è altrettanto importante l’ascolto dei territori per riorganizzare insieme la sanità. Crediamo sia un dovere della buona politica, la politica deve essere al servizio del bene comune, nuovamente lo ribadiamo, è un servizio non il fine”.

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