Il meglio deve ancora venire

Il calcio per l’ingauno Simone Andreis: “Gioco con mio nonno nel cuore”

Dai primi passi all'Albenga all'esordio in Serie B all'Entella, ora la sfida al Rimini: "Vogliamo la Serie C, bisogna rimanere concentrati"

Generico aprile 2022

Quando si ama fare qualcosa, la passione e il sacrificio diventano due componenti fondamentali per riuscire a compiere i vari salti di qualità.

Partire da quando si è piccoli porta un vantaggio: i bambini vivono con genuinità ciò che fanno, senza pensieri strani e stratagemmi da “adulti”.

Uno dei sogni più ricorrenti, soprattutto in un paese come il nostro, è quello di diventare un calciatore: essere quei giocatori che vediamo ogni partita dalla televisione.

Nel comprensorio ligure qualche storia da raccontare c’è, ma ce n’è una che è appena all’inizio del suo percorso ed è di un giovane ragazzo di Albenga: quella di Simone Andreis, in prestito al Rimini dalla Virtus Entella.

Proprio in quel di Chiavari, il classe 2001 è riuscito a giocare alcune partite in Serie B, mentre ora in terra romagnola si sta giocando la promozione in Serie C.

Però tutto è partito dalla maglia bianconera, quella della sua città, con un pensiero sempre in testa: rendere orgoglioso suo nonno che lo guarda dal cielo, una figura fondamentale per la vita di Simone che lo spinge a fare sempre meglio.

La prima domanda è naturale: hai sempre sognato di fare il calciatore?

“Nella mia famiglia mio papà ha giocato a calcio, mio nonno faceva il direttore sportivo e io dovevo fare come loro: mi hanno trasmesso loro la passione per il calcio, diciamo che “sono nato con il pallone tra le mani”.

Quando poi è mancato nonno io ero lontano sono riuscito a salutarlo dopo che avessi vinto tutto con la Berretti ed era fiero di me, così gli feci la promessa di portare in alto il nome Andreis e di fare il calciatore, arrivando il più lontano possibile”.

Simone, un ragazzo di Albenga in terra romagnola, ma partiamo dall’inizio: qual è la prima fase della tua giovane carriera?

“I miei primi calci sono stati nell’Albenga quando avevo 6 anni, lì sono cresciuto. In quel lasso di tempo sono arrivate chiamate da Genoa e Samp dove feci tanti provini, però non decisi mai di andarci

All’età di 13 anni sono passato alla Baia Alassio dove ho giocato un paio d’anni per poi tornare ad Albenga tre anni dopo. Sono riuscito ad esordire nel campionato di Eccellenza e, farlo con la maglia della propria città, penso che per un ragazzino sia la cosa più bella: un piccolo tassello del mio percorso, giocando tutte le partite fuori ruolo da punta centrale collezionando 5 goal”. 

Virtus Entella, credo il tuo passaggio cruciale per il tuo percorso. Com’è nata quella chiamata e come si è sviluppata la tua avventura in biancoceleste?

“Le prima chiamata è arrivata quando ero in Prima Squadra ad Albenga, quando al torneo delle regioni feci molto bene. Li arrivò la chiamata dove feci un provino di due giorni e andò molto bene, cosicché a giugno ricevetti la chiamata dal direttore Montali: firmai e iniziai la mia avventura. 

Diciamo che ero arrivato in un gruppo dove si conoscevano già tutti ed erano tutti forti, però non mi sono scoraggiato e mi sono allenato giorno dopo giorno per migliorarmi, riuscendo a trovare il mio spazio.

Il primo anno vinsi lo Scudetto e la Supercoppa Berretti: è stata una stagione fantastica perché proprio quell’anno ci furono le prime chiamate anche dalla Prima Squadra.

Mi ricordo che la prima chiamata arrivo quando stavo per uscire di casa per andare a scuola, mi ritrovai un messaggio del team manager che mi diceva che dovevo essere al comunale per l’allenamento.

La stagione successiva raggiunsi il ritiro dopo 1 settimana e mezza: da quel momento mi sono allenato con loro e andavo a giocare in primavera.

Poi ci fu il COVID e si fermò tutto, però non potevo tornare a casa perché ci poteva essere il caso che riprendessimo ad allenarci. Quindi stetti per 2 mesi in hotel a Chiavari con gli altri compagni, ma non riprese nulla e tornai a casa dopo la quarantena.

A giugno mi richiamarono e giocammo d’estate: girare in tutti quei campi di Serie B è stato stupendo, esordendo contro il Cittadella.

L’anno dopo ho collezionato 5 presenze, tra cui una da titolare contro il Chievo Verona“.

Andiamo più nello specifico. Cosa ricordi e che emozioni hai provato il giorno del tuo esordio in Serie B?

“Penso che il mio esordio sia arrivato per il mio impegno e determinazione che mettevo in ogni allenamento.

Sono cresciuto tanto in quel periodo grazie ai consigli dei miei compagni e, soprattutto, di mister Boscaglia che mi ha dato fiducia buttandomi dentro mezz’ora .

Me lo ricordo come fosse ieri. Era l’ultima partita di campionato, il 31 luglio 2020, noi eravamo già salvi e ad un certo punto, a fine primo tempo, il mister si gira verso di me e mi dice “Simo, vatti a scaldare che a inizio secondo tempo entri”.

Ero felicissimo ma da una parte avevo un po’ di ansia, però il mio primo pensiero è stato a mio nonno e questo mi ha dato la forza. Poi ho pensato anche al consiglio di mio papà che mi diceva sempre: “Se dovessi entrare divertiti, goditi il momento e gioca come sai giocare“.

Entrai in campo e giocai tranquillo, rischiando anche di fare subito goal con un colpo di testa. Poi dopo 10 minuti mi procurai un rigore ed è stato fantastico, mi sono proprio divertito quel giorno”.

E ora l’avventura al Rimini, con un momentaneo primato con 5 punti di vantaggio. Come stai vivendo questa importante stagione?

Ho fatto un po’ fatica ad ambientarmi. Cambiare città e spogliatoio non è stato facile, però fin da subito tutti i miei compagni mi hanno accolto bene e, man mano, mi accorgo che siamo veramente un gruppo fantastico: una famiglia, ognuno si da una mano e lotta per l’altro.

C’è da dire che ho avuto anche subito tantissima fiducia del mister: fino ad ora le ho giocate tutte e sono contentissimo perché avevo bisogno di giocare.

Nell’ultimo mese ho avuto un infortunio che mi ha tenuto fuori dal campo per circa un mese. Ero dispiaciuto però la voglia e la determinazione non mi mancavano, quindi mi sono impegnato tanto per recuperare il prima possibile. Così è stato: sono stato presente nel derby contro il Ravenna ma non c’è stata occasione di entrare, però la giornata dopo contro l’Alcione Milano sono partito subito titolare .

Ora siamo nella manche finale del campionato: dobbiamo continuare a fare bene, come stiamo facendo, perché noi fin da subito ci siamo dati l’obiettivo di portare il Rimini in alto e vincere il campionato. Per il momento ci stiamo riuscendo, però mancano 5 partite e non dobbiamo mollare per farcela“.

Segui ancora Albenga ed Entella nei loro rispettivi campionati?

“Sì a volte mi capita di dare un’occhiata a risultati e classifiche.

Spero per tutte e due in una risalita: la mia città natale merita di andare più in alto possibile, anche l’Entella si merita di stare in una categoria che si addica al suo valore, ovvero la Serie B“.

Qual è il sogno nel cassetto di Simone Andreis? 

“Il mio sogno è quello di continuare a giocare a calcio a livelli alti, cercando di rendere fiero mio nonno di quello che sto facendo”.

 

 

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