Il risveglio

A Cairo tre mila persone per dire no al depotenziamento dell’ospedale, sì ad un presidio efficiente fotogallery video

La Valbormida è scesa in piazza: giovani, anziani, studenti, associazioni, amministratori, famiglie, tutti uniti per difendere il San Giuseppe

abbraccio ospedale cairo

Cairo Montenotte. Circa tre mila persone hanno deciso, oggi pomeriggio, di aderire alla manifestazione organizzata dal Gruppo sanitario Valbormida per abbracciare simbolicamente l’ospedale San Giuseppe e difenderlo dal depitenziamento a cui è condannato ormai da troppi anni.

Erano presenti tutti i sindaci del comprensorio, oltre al primo cittadino di Albenga, Riccardo Tomatis, in valle per solidarietà dopo la manifestazione nella città ingauna per il presidio ospedaliero. Da Ponente a levante, erano davvero in molti della provincia di Savona oggi a Cairo, per ribadire che la salute è un diritto di tutti, non ha colore nè bandiere. La manifestazione di oggi infatti era apartitica, tanti gli striscioni di associazioni, sindacati, cittadini, pubbliche assistenze, uniti per chiedere un ospedale e non un grande ambulatorio dove non si curano le urgenze.

Rappresentanze folte non solo da Albenga, il cui nosocomio vive una situazione simile a quella cairese, ma anche da Pietra Ligure per difendere il punto nascite e persino da La Spezia.

A introdurre la manifestazione il Comitato sanitario locale, che in piazza della Vittoria, di fronte a migliaia di spettatoti, ha snocciolato tutti i servizi persi dal 2011 ad oggi al San Giuseppe: non solo il pronto soccorso, ma posti letto e interventi chirurgici che davano respiro alle liste d’attesa dell’Asl 2, oggi sempre più in affanno anche a causa della mancanza di medici e personale infermieristico. Poco dopo le 15 è partito il corteo: un vero serpentone che ha attraversato il cuore del centro storico, via Roma, corso Italia, via Mazzini, corso Dante Alighieri per arrivare poi dall’ospedale, dove un simbolico ma suggestivo abbraccio ha invaso di gente gli spazi attorno al presidio sanitario.

Valbormidesi di tutti i paesi, di tutte le età, moltissimi giovani e studenti, persone di ogni categoria professionale: la valle ha risposto, come sottolinea il segretario provinciale della Cgil Andrea Pasa, “sta dando finalmente un segnale importante, speriamo che sia solo l’inizio di un risveglio delle coscienze per difendere l’intero territorio”.

Tra i presenti anche i militi delle pubbliche assistenze. Bernardo Ferro, presidente della Croce Bianca di Cairo, e Alessandro Ferraris di Carcare riferiscono di essere in seria difficoltà a gestire i servizi ordinari e d’urgenza. Soprattutto lamentano il fatto di essere costretti a recarsi al San Paolo di Savona anche per codici di poca gravità, fatto che comporta la necessità di avere più personale a disposizione nonché più costi di carburante a cui fare fronte. La pubblica assistenza cairese ha già al suo attivo sei dipendenti e sei giovani del servizio civile, quella carcarese per ora un dipendente e un gruppo di ragazzi volenterosi, oltre ai volontari che non fanno mancare il loro prezioso supporto, ma di certo la situazione non è rosea.

Insomma la voce di molte persone si è fatta sentire oggi contro il disegno del Governatore della Liguria, Giovanni Toti, che vuole trasformare il San Giuseppe in un ospedale di comunità. Distribuito dalla Cub anche un volantino che attacca le promesse fatte negli anni dai vari politici: “Cambiano i pifferai ma suonano tutti il De Profundis”, si legge sulla comunicazione della Confederazione unitaria di base.

Ora dal Comitato sono al vaglio ulteriori iniziative: la manifestazione di oggi, infatti, è solo l’inizio di un percorso che, come ha spiegato il sindaco di Cairo Paolo Lambertini, “deve portare a farci ottenere ciò che chiediamo da tempo. Non solo un punto di primo intervento H24, ma anche reparti funzionali come avevamo un tempo, con personale medico per i pazienti della Valbormida”.

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