L'intervista

Spese pazze, Vazio: “Gli innocenti hanno sofferto, ma i giudici hanno lavorato bene. Folle abrogare la Severino, ma va modificata”

L'avvocato che ha presentato l'istanza decisiva propone le sue riflessioni: "La magistratura va difesa da chi la vorrebbe condizionata al potere esecutivo e legislativo"

Spese Pazze Melgrati Vazio

Albenga/Alassio. “Sono molto contento per l’assoluzione di Marco Melgrati: dal primo istante ero convinto della sua innocenza. Lo conosco sia personalmente che come sindaco e non ho mai pensato che si fosse appropriato di un solo euro”. A parlare è Franco Vazio, avvocato del sindaco di Alassio Marco Melgrati nel corso del processo legato alle famigerate “spese pazze” in Regione. Parole che hanno un peso perché se da un lato è il suo legale, dall’altro è suo avversario in politica: Vazio è deputato nelle fila del Pd, mentre Melgrati ha costruito la propria carriera nel centrodestra (all’epoca dei fatti di cui era accusato – essersi fatto rimborsare spese non legate al proprio mandato – era consigliere regionale per Forza Italia).

Se chi al primo giro ha deciso di patteggiare ha pagato per colpe che evidentemente non erano tali, chi ha scelto di lottare in tribunale è uscito pulito dalla vicenda: a sancirlo definitivamente è stata la Corte di Cassazione, che ha di fatto confermato le assoluzioni “perché il fatto non sussiste” dei gradi precedenti. “Il processo era peraltro molto complesso – spiega Vazio – sia per la mole dei documenti di indagine, sia per la pluralità di imputati. E ciò è testimoniato dal fatto che ha visto la partecipazione di illustrissimi e bravissimi avvocati”. Vazio ha avuto un ruolo chiave nella conclusione della vicenda: è stato proprio lui infatti a proporre l’istanza di inammissibilità accolta dalla Cassazione. “Un motivo di enorme soddisfazione”, chiosa il legale.

Tra coloro che vedono il proprio nome riabilitato c’è anche Melgrati, che pure un prezzo “politico” lo ha pagato: da consigliere comunale con una carriera ormai lanciata, si è trovato per certi versi costretto a ritornare al punto di partenza. Anche per questo ora dice di voler valutare se fare causa contro la Procura e contro lo Stato per chiedere i danni.

E’ comprensibile lo sfogo di Melgrati nel momento in cui il peso che lo opprimeva da anni si è dissolto ed è giusto valutare ogni situazione. Credo che però vada affermato che mai come in questo processo i giudici abbiano fatto bene il loro lavoro. Sia in primo, che in secondo grado è stato correttamente escluso che le spese di cui è stato richiesto il rimborso fossero di natura privata e analogamente hanno fatto i pubblici ministeri.

La Corte di Appello ha pronunciato una sentenza assolutoria che se da un lato seguiva analoghe decisioni di merito e di legittimità, proprio per la mole delle indagini e per il numero degli imputati, dall’altro deve definirsi giusta e avanzata. La Cassazione, con decisione senza dubbio non scontata, ha poi dichiarato l’inammissibilità del ricorso promosso dalla Procura Generale contro la sentenza di assoluzione pronunciata in Appello.

Il processo ha dei costi in termini di sofferenza per gli innocenti, ma non c’è dubbio che la comunità ha un interesse altissimo all’indipendenza della magistratura e alla celebrazione di giusti processi. Per questa ragione è da respingere ogni tentativo di chi la vorrebbe subalterna o condizionata al potere esecutivo e legislativo o da immotivate azioni risarcitorie; questa storia appartiene ai Paesi illiberali e non democratici.

Ma in quanti anni si è ottenuta giustizia?

Si tratta di fatti molto datati ante 2012, per i quali, dopo lunghe indagini nel 2016 il GUP dispose il rinvio a Giudizio e il Tribunale di 1° grado il 30/05/2019 emise la sua sentenza; la Corte di Appello di Genova il 18/03/2021 decise per l’assoluzione degli imputati e la Cassazione l’altro ieri ha chiuso definitivamente e positivamente il caso.

I tempi non sono brevissimi, ma neppure “eterni”. Direi che sono già sono toccati positivamente dalle riforme approvate; si può e si deve fare meglio, e la riforma Cartabia recentemente approvata va proprio in questa direzione. Credo però che un processo abbia la necessità di tempi giusti. Per dire una cosa alla “Catalano”, penso sia meglio essere assolti in 5 anni che giudicati malamente, frettolosamente e magari condannati in pochi mesi come accade nei Paesi illiberali.

E la Severino?

Per la Severino, cioè la legge che sospende dalle funzioni amministratori condannati in primo grado, credo invece che debba essere fatta chiarezza. Abrogarla sarebbe una follia: la Severino è un presidio di legalità e trasparenza contro infiltrazioni mafiose e per reati gravissimi quali ad esempio terrorismo e traffico di stupefacenti. Nessuno, cittadino, politico e amministratore onesto lo vorrebbe. Altra cosa è invece la cattiva prova di efficacia data da questa legge in merito alla sospensione dalle funzioni di amministratori per sentenze di condanna non definitive e alla decadenza per reati che oggettivamente la comunità non ritiene tali da sacrificare il diritto di elettorato attivo e quello passivo degli eletti.

Abbiamo il dovere di intervenire chirurgicamente sulla Severino, per evitare che bravi sindaci – eletti e voluti dai cittadini – siano privati del loro diritto di governare per fatti oggettivamente non gravi o peggio per sentenze non definitive che spesso poi si traducono alla fine in assoluzioni. Per raggiungere questo obiettivo, anche quale vice presidente della Commissione Giustizia alla Camera, garantisco un impegno profondo ed immediato.

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