Situazione complicata

Pandemia, guerra e carovita minano lo sviluppo savonese. Allarme Berlangieri: “È la crisi delle crisi”

Industria, trasporti e turismo i settori più colpiti: "Si rischia il blocco della produzione industriale, cadendo in una fase di recessione"

angelo berlangieri

Savona. Pandemia, guerra e carovita minano lo sviluppo savonese e si evince chiaramente dalle parole di Angelo Berlangieri, Presidente dell’Unione Industriali di Savona che questa mattina, nella sede di Banca Carige, a margine della firma dell’accordo di collaborazione con Gianluca Guaitani, Chief Commercial Officer di Carige, ha tracciato un quadro della situazione economica del savonese ai microfoni di IVG.it e Genova24.it.

“Fino a fine 2021, il tessuto produttivo savonese ha viaggiato alla stessa velocità del resto del Paese, non ha perso delle posizioni, anzi. Avendo in pancia degli investimenti di natura strutturale. La crescita che ha avuto il tessuto produttivo savonese non è stata soltanto di rimbalzo, ma strutturale”, ha esordito Berlangieri. 

Ma dalle poche note positive, si passa subito a quelle negative, complice un inizio anno a dir poco complicato: “Poi è iniziato il 2022, non certo bene: prima la crisi legata al costo e al reperimento delle materie prime, poi la crisi energetica con aumento dei costi di gas e petrolio, gasolio e elettricità. Tutto questo ulteriormente acuito da questa maledetta guerra tra Russia e Ucraina”, ha dichiarato Berlangieri.

Diverse le preoccupazioni, a partire da quelle legate al presente e al futuro a breve termine delle imprese: “Siamo in una fase di calo del livello produttivo e siamo preoccupati per l’aspetto delle imprese, come il nostro polo vetrario, che rischiano di andare sotto la marginalità: nonostante ottime commesse, c’è il pericolo di dover sospendere la produzione, con un danno incredibile”, ha proseguito.

Difficile anche la situazione legata ai trasporti: “Siamo preoccupati anche sul fronte dei trasporto per il costo del gasolio insostenibile per la loro marginalità. E qui c’è anche un elemento di ulteriore difficoltà dovuta alla crisi infrastrutturale. che rispetto al resto dell’Italia da noi aumenta ulteriormente i costi. E un fermo del settore trasporto pensate a cosa potrebbe comportare soprattutto in termini di mancati approvvigionamenti sia per le industrie che per i consumatori”. 

Una concatenazione di elementi negativi che ovviamente si ripercuote pesantemente anche sul turismo: “Siamo preoccupati anche per il turismo, il movimento di medio-lungo raggio è spaventato in questa fase e rimaniamo quindi confinati alle aree di prossimità (Francia, Svizzera, Paesi Bassi). C’è un problema anche sui turisti italiani, che hanno grande disponibilità a venire da noi, ma il caro benzina e l’inflazione, con sensibile aumento dei costi per le famiglie, hanno una ripercussione immediata su questo settore”. 

“Noi stiamo facendo un’operazione per far capire alle forze politiche che questa è la crisi delle crisi. Dopo il covid, la crisi energetica che rischia di compromettere la fase di crescita 2021. Si rischia il blocco della produzione industriale, cadendo in una fase di recessione”, ha affermato ancora Berlangieri. 

Alcune possibili soluzioni: “La politica deve intervenire sull’energia, dopo anni e anni di politica inadeguata in questo settore: si pensava fosse sufficiente prendere gas e petrolio fuori dall’Italia, ma ci siamo resi conto che senza autonomia di gestione i rischi sono notevoli. Alcuni spunti: il gas naturale liquefatto potrebbe sostituire quello trasportato dai gasdotti; va potenziata la Tap; vanno eliminate tutte le accise, soprattutto quelle anacronistiche come quelle dovute alle guerra in Etiopia ed Eritrea”, ha concluso.

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