Polemica

Guerra, Anpi: “No ad escalation militare”. Toti: “Per l’Ucraina usare le armi è dovere civile e morale”

Critiche dell'associazione partigiani alle parole di Toti, che ha poi replicato: "Nostra Liberazione ottenuta sul campo di battaglia"

Guerra in ucraina

Liguria. “Nessuna equidistanza, nessuna scusante: solo, come ha detto anche Papa Francesco, il no ad un’escalation militare e, invece, la richiesta di premere perché Europa, l’Onu, la diplomazia facciano ogni cosa per evitare l’innescarsi di un conflitto mondiale che potrebbe comportare anche il rischio nucleare”.

Così l’Anpi ligure sulla guerra tra Russia e Ucraina, con l’associazione che si era scagliata contro il governatore Giovanni Toti, favorevole alla fornitura di armi ai combattenti ucraini: “Caro presidente Toti, anzitutto non c’è alcuna retorica nel celebrare la Liberazione. Anpi (e tutte e tutti coloro che si riconoscono nei valori costituzionali) ricordano ogni 25 aprile la fine di un regime liberticida e violento che portò gli italiani in guerra. Essere accanto alla popolazione ucraina, come siamo e saremo anche promuovendo e sollecitando la solidarietà degli italiani, riconoscendo il diritto alla difesa degli aggrediti e condannando l’invasione russa, è una certezza ripetuta più volte in questi giorni del congresso nazionale Anpi”.

“Il resto, i sospetti, le accuse, sono solo una vergognosa strumentalizzazione da una parte politica che, invece, nella Russia sovranista e nazionalista di Putin ha avuto amicizie e sostegni” conclude l’Anpi.

“Con buona pace di chi ritiene di rappresentare i partigiani e i valori della Resistenza, la storia è una e una sola: di fronte alla prevaricazione, alla negazione dei diritti, alle invasioni, c’è un momento in cui il ricorso alle armi non solo è legittimo, ma doveroso. Cosa avrebbe sostenuto Anpi nei giorni precedenti al 25 aprile del 1945? Avrebbe forse sostenuto che gli americani facevano male a fornire armi ai nostri combattenti per la libertà? Avrebbe forse chiesto ai partigiani di non scendere dalle montagne, di non combattere?”.

Così il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti, in risposta alle parole di Anpi Liguria.

“Non credo sarebbe stato quello il messaggio, come nessuno allora avrebbe mai pensato che era meglio lasciare le città nelle mani degli occupanti nazisti anziché combattere per la libertà. Combattere! È chiara la parola? Perché ci sono valori e situazioni per le quali combattere è non solo lecito ma doveroso. Lo ripetiamo ogni 25 aprile, quando deponiamo corone di alloro per celebrare chi è morto combattendo, non chi riteneva che, anziché battersi, era meglio cedere all’invasore”, aggiunge Toti.

“Qualcuno sostiene oggi – prosegue – che non vi siano più valori per i quali è giusto combattere? E se ancora esistono, una invasione non è motivo sufficiente per battersi con le armi? Io credo solo che vi sia una ipocrisia di fondo in chi non ha il coraggio di ammettere che le democrazie occidentali, guidate dagli Stati Uniti, furono allora e sono oggi dalla parte giusta della storia”.

“E per favore – conclude – lasciamo in pace Papa Francesco, che fa il suo dovere. La chiesa rappresenta un magistero morale. Il Vangelo predica di offrire l’altra guancia. Ma tutti sanno che, se avessimo offerto l’altra guancia nel 1945, oggi l’Europa non sarebbe un continente libero. Vogliamo smetterla con l’ipocrisia e dire che vi sono momenti e luoghi in cui usare le armi non è solo legittimo, è un dovere civile e morale? L’Ucraina è uno dei quei luoghi. Oggi è uno di quei momenti”.

Ma a sostegno dell’Anpi l’intervento di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea: “Toti guida in Liguria la coalizione degli amici e dei camerati di Putin, quelli che considerano il 25 aprile un giorno di lutto divisivo. Poteva esternare il suo anti-putinismo quando Berlusconi si vantava del lettone del Cremlino e Salvini, Pillon e Giorgia Meloni tessevano le lodi del leader russo”.

“Toti non ha titoli per dare lezioni all’ANPI e dovrebbe chiedere scusa all’associazione dei partigiani, che nell’ultimo congresso ha ribadito un messaggio di saggezza e di pace, in profonda sintonia, tra l’altro, con quello di Papa Francesco. Dire no all’invio di armi e all’aumento delle spese militari è scelta di pace, unica coerente con la Costituzione” conclude il Prc ligure.

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