Contrarietà

Dea di II Livello ad Albenga, Brunetto: “Impensabile distruggere il Santa Corona per riaprire il PS ingauno. No ai campanilismi”

"Gli ospedali sono patrimonio di tutti, non solo dei cittadini che risiedono nella città in cui questi si trovano"

santa corona - ospedale albenga

Albenga/Pietra Ligure. “Le polemiche e i campanilismi non servono. Serve invece un lavoro di condivisione per garantire ai cittadini il migliore servizio sanitario possibile. E per raggiungere questo obiettivo non si può certo pensare di andare a distruggere l’ospedale presente in un’altra città. Ricordiamoci che gli ospedali si trovano sì nel territorio di un comune, ma servono un territorio ben più ampio di un singolo comune. Gli ospedali sono patrimonio di tutti, non solo dei cittadini che risiedono nella città in cui questi si trovano”. Così Brunello Brunetto, consigliere regionale della Lega e presidente della commissione salute e sicurezza sociale risponde alla provocatoria proposta dei consiglieri comunali di Forza Italia e della Lega di Albenga di trasferire il Dea di II Livello dal Santa Corona al Santa Maria di Misericordia.

Secondo gli esponenti di centrodestra “raddoppiare l’ospedale di Albenga costa 1/3 rispetto all’investimento necessario per la riqualificazione del nosocomio pietrese. E visto che stiamo parlando di soldi pubblici, procedere al raddoppio del Santa Maria di Misericordia non sarebbe solo la scelta più sensata per le motivazioni evidenziate, ma rappresenterebbe anche un modo per ottimizzare al meglio le risorse disponibili. Occorre quindi trasferire il pronto soccorso con annesso DEA di secondo livello ad Albenga, ubicazione indubbiamente più baricentrica rispetto anche al territorio imperiese, e mantenere presso il Santa Corona l’Unità Spinale e altri reparti che possono essere complementari alla struttura ospedaliera ingauna”.

Una proposta che ha scatenato reazioni da più parti. Compresa, oggi, quella di Brunetto, già primario di anestesia e rianimazione degli ospedali di Savona e Cairo Montenotte e direttore del dipartimento di emergenza urgenza della Asl2 Savonese.

Secondo Brunetto “non è possibile trasferire una struttura del genere da un ospedale ad un altro senza avere sconvolgimenti. Santa Corona è sempre stato una struttura a valenza sia medica che chirurgica che riabilitativa, che nel corso degli anni si è progressivamente strutturata diventando Trauma Center e sede di Dea di II Livello. L’ospedale di Pietra è Trauma Center in virtù del fatto che è sede di Dea di II Livello e dispone di specialità e professionisti con esperienze tali da rendere le sue prestazioni efficaci. Lo status di Dea di II Livello è stato attribuito al Santa Corona dalla Regione Liguria durante la riorganizzazione della rete ospedaliera savonese e questo in virtù di una serie di adempimenti normativi e, come detto, alla presenza di ben precise specialità che lo connotano come tale”.

Alla luce di questa complessità, per Brunetto “traslocare da una struttura ad un’altra non risolve affatto un problema ma, anzi, ne crea un altro. La maggior tutela dei pazienti del comprensorio ingauno non può passare attraverso la rivendicazione di qualcosa che è altrove. Bisogna ragionare in termini di comprensorio, non di semplice territorio comunale. Il Dea di II Livello del Santa Corona è funzionale al Dea di I Livello di Savona e funzionale agli ospedali di Albenga e Cairo in virtù di una organizzazione aziendale e protocolli operativi che prevedono che un paziente finisca in un ospedale o in un altro a seconda della patologia da cui è interessato”.

“La rivendicazione del pronto soccorso non rimane fine a se stessa. Come ampiamente noto, il pronto soccorso non è un’etichetta che può essere attribuita ad un reparto con semplicità. Un paziente che si reca o viene trasportato al pronto soccorso necessita di tutta una serie di strutture di diagnosi e cura che sono parte integrante della definizione stessa di pronto soccorso: la presenza di queste strutture garantisce che, salvo patologie molto particolari, il paziente possa essere gestito in quello stesso ospedale sede di pronto soccorso. E’ evidente che la provincia di Savona, che ha 280 mila abitanti, non può avere quattro ospedali con quattro pronto soccorso e, di conseguenza, quattro rianimazioni, quattro radiologie ultra-attrezzate, quattro chirurgie in grado di operare in regime d’urgenza. E’ del tutto evidente che, non essendo possibile realizzare un unico ospedale della provincia di Savona, il volerne mantenere quattro determini dei compromessi”.

Insomma, perché un ospedale possa avere un pronto soccorso, deve prima avere tutta una serie di altri reparti “di supporto” e personale in grado di mantenerli operativi. Quindi l’eventuale spostamento del Dea da Albenga a Pietra richiede la creazione di reparti gemelli (od il loro trasferimento da un ospedale all’altro). Sottolinea Brunetto: “E’ evidente che non si possono duplicare tutte queste strutture: ciò richiederebbe non solo investimenti ma soprattutto risorse umane in numero adeguato. Per due ospedali, è bene ricordarlo, che distano circa 12 chilometri l’uno dall’altro. Alla luce di questa situazione, è difficile comprendere come si possa chiedere di raddoppiare l’ospedale di Albenga che con i suoi 220 posti letto è in grado a garantire i bisogni di ricovero del comprensorio”.

Al di là dell’aspetto relativo all’ammontare degli investimenti e alla legittimità o meno di avere due pronto soccorso ad una dozzina di chilometri l’uno dall’altro, Brunetto sottolinea un altro aspetto, altrettanto importante: “In questo momento c’è un gravissimo problema di carenza di risorse umane, sia mediche che infermieristiche. Non solo in Asl2 e non solo in Liguria. Quindi resta davvero difficile capire come si possa conciliare l’ipotesi di trasloco con una situazione del genere, per la quale, tra l’altro, non sono in vista correttivi a livello nazionale. Se anche magicamente domattina, come molti invocano, liberalizzassimo gli accessi a medicina abolendo il numero chiuso, avremmo verosimilmente un’università non più adeguata ad accogliere grossi flussi di studenti e, anche nel caso, avremmo i primi benefici tra undici anni, cioè dopo che i primi studenti avranno completato il ciclo di studi composto da sei di laurea e cinque di specializzazione”.

C’è poi “il problema della lamentata difficoltà del pronto soccorso del Santa Corona ad assorbire tutti i flussi. Oltre alle carenze numeriche di cui abbiamo parlato, giova ricordare che quest’anno sono andate inevase un cospicuo numero di borse per la scuola di specialità di medicina d’urgenza. Appare chiaro che i giovani neolaureati sono sempre meno propensi a specializzarsi in medicina d’urgenza e quindi ad andare a lavorare in pronto soccorso, forse per l’estrema delicatezza del lavoro a fronte di una evidente scarsità di soddisfazione”.

“Pur comprendendo il desiderio di ogni persona di avere un policlinico sotto casa, questa aspettativa non può certo essere soddisfatta – prosegue Brunetto – Questa è la linea della maggioranza che governa la Regione Liguria ma è una linea di buonsenso, una linea che deriva da studi internazionali sull’argomento. Stupisce pertanto il fatto che amministratori locali di partiti che sono in maggioranza in Regione facciano dei passi in avanti in evidente contraddizione con questa linea. Dobbiamo fare i conti con un concatenamento di elementi di diversa natura. Le polemiche e i campanilismi non servono. Serve invece un lavoro di condivisione per concretizzare tutte le nostre potenzialità e garantire ai cittadini il migliore servizio sanitario possibile. Questo senza andare a distruggere l’ospedale che si trova in un altro comune”.

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